Permessi Legge 104 per il convivente
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25 Set 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Permessi Legge 104 per il convivente

Permessi Legge 104 spettanti al convivente non coniugato: come fare domanda all’Inps e al datore di lavoro, priorità tra i parenti che assistono il disabile.

 

I permessi Legge 104, ossia le assenze retribuite riconosciute al lavoratore che assiste un parente con handicap grave, possono essere ora concessi anche al convivente non sposato col disabile: lo ha stabilito la Corte Costituzionale con una nuova sentenza [1].

Secondo la Consulta, difatti, la Legge 104 [2], non prevedendo la concessione dei permessi retribuiti al convivente del disabile, viola la Costituzione per irragionevolezza [3] e viola il diritto alla salute psico-fisica del disabile grave sia come singolo che nella società [4].

 

 

Permessi Legge 104: grado di parentela

La Corte costituzionale, riconoscendo il ruolo del convivente nell’assistenza al portatore di handicap grave, lo equipara a quello del gruppo di soggetti che, in via prioritaria, possono fruire dei permessi, cioè coniuge, parenti e affini entro il secondo grado.

Difatti, i permessi Legge 104 spettano:

  • ai genitori;
  • al coniuge e ora anche al convivente more uxorio;
  • ai parenti e affini entro il 2° grado;
  • ai parenti e affini entro il 3° grado (solo in casi particolari).

I familiari entro il 3° grado hanno diritto ai permessi se il genitore o il coniuge (e ora il convivente) del disabile:

  • hanno compiuto i 65 anni;
  • sono invalidi a carattere permanente;
  • sono deceduti o mancanti (assenza naturale o giuridica).

 

 

Permessi legge 104: requisiti sanitari

Ricordiamo che, per fruire dei permessi retribuiti per l’assistenza del disabile, questi deve avere un handicap grave riconosciuto: deve dunque essere in possesso della certificazione medica rilasciata dall’apposita Commissione medica Asl.

Se il disabile è in attesa della pronuncia della Commissione Asl , possono essere effettuati degli accertamenti provvisori, da un medico specialista nella patologia denunciata: la certificazione provvisoria ha effetto fino all’accertamento definitivo da parte della Commissione Asl, ed è utile per fruire dei permessi.

La stessa Commissione Asl, previa richiesta motivata dell’interessato, può rilasciare un certificato provvisorio al termine della visita, che produce effetto fino all’emissione dell’accertamento definitivo

 

 

Permessi Legge 104: retribuzione

L’Inps riconosce un’indennità per le assenze per l’assistenza ai disabili: l’indennità, tuttavia, è anticipata dal datore di lavoro, e solo in seguito rimborsata dall’Inps, tramite conguaglio coi contributi e relativa esposizione del credito nella dichiarazione mensile Uniemens.

Il trattamento è pagato direttamente dall’Inps solo per i seguenti soggetti:

  • operai agricoli;
  • lavoratori stagionali;
  • lavoratori domestici;
  • lavoratori disoccupati;
  • lavoratori o sospesi dal lavoro che non usufruiscono del trattamento di CIGS;
  • in particolari ipotesi di mancata anticipazione da parte del datore di lavoro.

 

 

Permessi legge 104: domanda del convivente

Il convivente non coniugato, per ottenere i permessi retribuiti, deve seguire la stessa procedura prevista per gli altri familiari del disabile.

Nel dettaglio, deve inoltrare un’apposita domanda all’Inps, per la fruizione dei permessi, in quanto è l’Istituto a pagare l’indennità relativa.

La domanda può essere inviata:

  • tramite i Servizi online per il cittadino, all’interno del portale web dell’Ente (è necessario il codice Pin o l’identità unica digitale Spid);
  • chiamando il numero 803.164 (Contact Center Inps- Inail: è ugualmente necessario il codice Pin);
  • tramite un qualsiasi patronato.

Sicuramente, le domande che saranno inoltrate in questi giorni saranno sospese, in quanto l’Inps deve recepire la sentenza della Corte Costituzionale con una circolare, che al momento non è stata ancora emanata.

È comunque necessario inviare una domanda anche al datore di lavoro; il datore di lavoro non può sindacare sulla spettanza dei permessi, ma può domandare al dipendente una programmazione dei 3 giorni di permesso, se:

  • non è compromesso il diritto di assistenza del disabile;
  • le giornate di assenza sono individuabili;
  • i criteri di programmazione sono condivisi.

 

Resta ad ogni modo ferma la facoltà, in capo al dipendente, di modificare unilateralmente le giornate di permesso, in base alle concrete esigenze del disabile, che prevalgono sulle esigenze aziendali.

Ad ogni modo, il datore ha il dovere di verificare in concreto l’esistenza dei presupposti di legge per la concessione dei permessi: in questo caso, il presupposto è rappresentato, da un lato, dalla sentenza della corte Costituzionale (deve dunque essere verificata la convivenza col disabile) e, dal lato del disabile, dalla certificazione di handicap grave.

Sicuramente maggiori specifiche in merito saranno fornite dalla circolare dell’Inps di prossima emanazione.


[1] C. Cost, sent. n. 213/2016.

[2] Art. 33 L. 104/1992.

[3] Art. 3 Cost.

[4] Art.2 Cost; Art. 32 Cost.

 


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