Senza testamento a chi va la tua eredità?
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27 Set 2016
 
 

Senza testamento a chi va la tua eredità?

Per chi decede senza aver fatto testamento l’eredità è destinata dalla legge al coniuge, ai figli, ai parenti più stretti e infine allo Stato.

 

Nel caso in cui un soggetto muoia senza aver fatto testamento, è la legge a dettare i criteri in base ai quali l’eredità va ripartita. A tali criteri si fa complessivamente riferimento con la definizione di successione legittima.

 

I soggetti individuati dalla successione legittima vengono chiamati all’eredità secondo una vera e propria graduatoria, ovvero sono preferiti dalla legge a tutti gli altri possibili successori. Tale chiamata diventa definitiva solo con l’accettazione dell’eredità. Pertanto è sempre fatta salva la facoltà, anche per i successori legittimi, di rinunciare all’eredità.

Ebbene la legge destina il patrimonio ereditario al coniuge, ai figli, ai parenti più stretti e infine allo Stato, in modo che il parente più vicino escluda il più lontano.

 

La disciplina legale mira principalmente a favorire le persone che presumibilmente avevano con il defunto rapporti affettivi più stretti e alle quali dunque, verosimilmente, il defunto avrebbe lasciato i suoi beni se avesse fatto testamento.

 

I principi della successione legittima possono operare anche nel caso in cui il defunto abbia fatto testamento. Ciò avviene quando il testamento riguarda soltanto una parte del patrimonio ereditario, che per la restante parte verrà attribuito secondo i criteri legali.

 

Inoltre si applica la successione legittima anche nei casi in cui un testamento sia stato fatto, ma venga impugnato, dichiarato nullo o annullato.

Vediamo in concreto come viene ripartita l’eredità di chi è morto senza fare testamento.

 

 

Il coniuge

Il coniuge di chi è deceduto senza testamento eredita:

  • metà del patrimonio se concorre con un solo figlio (al quale spetta l’altra metà);
  • un terzo del patrimonio se concorre con due o più figli (i restanti due terzi si dividono in parti uguali tra i figli);
  • due terzi del patrimonio se concorre con ascendenti legittimi (genitori, nonni) o con fratelli e sorelle del defunto;
  • in mancanza dei soggetti sopra indicati, l’intero patrimonio ereditario.

 

Il coniuge separato ha gli stessi identici diritti del coniuge non separato, salva l’ipotesi in cui gli sia stata addebitata la separazione. In quest’ultimo caso può avere diritto solo a un assegno vitalizio (quantificato in base al patrimonio e agli eredi), se godeva degli alimenti al momento della morte del defunto.

 

Il coniuge divorziato non può invece vantare alcun diritto sui beni lasciati dall’ex marito o dalla ex moglie, salvi eccezionali casi in cui versi in stato di bisogno e possa ottenere per questo un assegno a carico dell’eredità.

 

 

I figli e i nipoti

Le regole della successione legittima oggi pongono sullo stesso piano, in caso di morte del genitore, i figli legittimi (nati durante il matrimonio), naturali (nati da genitori non sposati), riconosciuti o dichiarati giudizialmente, legittimati (nati da genitori che contraggono matrimonio dopo la nascita) e adottivi.

 

I figli ereditano in parti uguali e, se premorti al defunto o rinuncianti, al loro posto l’eredità viene assegnata agli altri discendenti diretti, ovvero ai nipoti.

 

I figli possono concorrere nella assegnazione dei beni relitti solo con il coniuge, secondo le quote sopra indicate. Infatti la loro presenza esclude dalla successione tutti gli altri parenti, compresi i genitori e i fratelli o le sorelle del defunto.

 

Una disciplina particolare è prevista a tutela dei concepiti, che vengono inclusi dalla legge tra i possibili successori.

 

Perché ciò avvenga però è necessario che il concepimento sia già avvenuto al momento della morte del defunto e che il concepito venga poi effettivamente in vita. Si presume già concepito il bambino che nasca entro trecento giorni dalla morte del defunto, ma è fatta salva la possibilità di prova contraria.

 

 

I genitori, i nonni, i fratelli e le sorelle

Gli ascendenti e i fratelli o le sorelle succedono soltanto se il defunto non ha lasciato figli.

 

Ereditano i genitori in parti uguali o l’unico di essi ancora in vita.

 

In caso di assenza o rinuncia dei genitori ereditano i nonni, per metà dal lato paterno e per l’altra metà dal lato materno.

 

Se oltre ai genitori ci sono fratelli e sorelle, questi ultimi concorrono con i genitori del defunto, ma metà del patrimonio è senz’altro riservata ai genitori o all’unico genitore superstite. La metà residua si ripartisce tra i fratelli e le sorelle in parti uguali.

 

Se mancano i fratelli o le sorelle (o rinunciano), prendono i loro posto i rispettivi figli.

 

Ai fratelli e alle sorelle unilaterali (che hanno in comune con il defunto solo uno dei genitori) spetta metà della quota normalmente riservata ai fratelli e le sorelle.

 

 

Gli altri parenti entro il sesto grado

Se mancano coniuge, discendenti, ascendenti, fratelli o sorelle, il patrimonio viene attribuito agli altri parenti fino al sesto grado, secondo il principio per cui il più vicino esclude il più lontano, mentre quelli di pari grado ereditano in parti uguali.

 

 

Lo Stato

Nel caso in cui il defunto non abbia coniuge, né parenti entro il sesto grado, il patrimonio diventa automaticamente dello Stato, che non può rinunciare.

 

In questo modo si preserva l’ordine pubblico, cioè possibili conflitti per impadronirsi dei beni, e si garantisce la gestione del patrimonio rimasto senza titolare.

 

 

Il convivente

Il convivente non è contemplato dalla legge tra i possibili successori del defunto.

 

Pertanto, in mancanza di testamento e a prescindere dalla durata e intensità del rapporto con il defunto, al convivente non viene attribuito alcun bene del patrimonio ereditario.


 


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