Conto del condominio scoperto: responsabilità dei proprietari
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26 Set 2016
 
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Conto del condominio scoperto: responsabilità dei proprietari

Se il conto corrente del condominio, aperto dall’amministratore e obbligatorio per legge, è in rosso, i creditori possono pignorare i conti dei singoli condomini.

 

Se il conto corrente del tuo condominio è in rosso e non ci sono fondi, perché magari anche nel tuo palazzo vivono i consueti morosi, hai poco da stare tranquillo: non tanto perché l’amministratore potrebbe chiedere a te, come agli altri proprietari in regola nei pagamenti un fondo cassa per supplire agli ammanchi di bilancio, ma piuttosto perché, se qualcuno dei creditori dovesse decidere di eseguire un pignoramento, potrebbe arrivare facilmente anche al tuo conto e bloccarti lo stipendio, la pensione o i risparmi. Possibile? Sì, nonostante l’ingresso delle nuove norme sul condominio che impongono l’obbligo, per l’amministratore, di comunicare ai creditori insoddisfatti i nomi dei condomini non in regola coi pagamenti affinché l’esecuzione forzata si svolga prima contro questi ultimi. Ma procediamo con ordine.

 

La recente riforma obbliga l’amministratore ad aprire un conto corrente per ciascun condominio da questi gestito, con divieto di farvi transitare soldi personali o di altri condomìni. La norma, ovviamente, non impone però che il saldo di tale conto sia attivo. Dunque, il conto corrente potrebbe ben essere in rosso, con un deposito insufficiente a pagare i creditori. In tali casi, il creditore insoddisfatto, come primo atto a tutela delle proprie ragioni, verificherà se, sul conto condominiale, vi sono soldi da pignorare. In caso contrario, la riforma consente al creditore di chiedere, all’amministratore di condominio, i nomi dei condomini non in regola con le spese mensili al fine di agire, innanzitutto, contro di loro, pignorando i relativi beni. E qui sta l’inghippo: se il moroso è tale, è perché, molto spesso, il condominio non è riuscito a recuperare i propri crediti “con le buone” o con le “cattive”. In altri termini, e per dirla in parole povere, il moroso è quasi sempre nullatenente. Egli non ha beni da aggredire, a parte ovviamente l’appartamento nel quale vive (che, in quanto condòmino, deve essere per forza a lui intestato, seppure anche solo in parte). Ma l’esecuzione forzata di un immobile si rivela spesso difficoltosa (si pensi agli appartamenti in vecchi edifici, collocati in luoghi non appetibili dal punto di vista del mercato immobiliare), sproporzionata (costi e i tempi del pignoramento immobiliare sono elevati e mal sin conciliano con crediti di piccola entità) e aleatoria (non sempre gli immobili si vendono alle aste e, quand’anche ciò avvenga, di norma c’è un precedente creditore privilegiato, come la banca o Equialia, che ha già iscritto un’ipoteca di primo grado sullo stesso bene). A questo punto, il creditore insoddisfatto – che prima non ha trovati soldi nel conto del condominio e poi non ha potuto pignorare alcunché al moroso – può finalmente agire contro tutti gli altri condomini, pignorando i relativi beni in proporzione alle quote millesimali. Se le conseguenze di ciò non ti sono ancora chiare, possiamo esprimere il tutto, più semplicemente, con questa frase: se il tuo condominio non paga i creditori, questi ti possono pignorare i risparmi sul conto corrente o il quinto di stipendio o pensione.

 

Difficile, quindi, dormire su sette cuscini quando in un condominio ci sono alcuni condomini che non pagano le rispettive quote.

 

Resta tuttavia fermo il dovere dell’amministratore di informare periodicamente l’assemblea sulla situazione contabile del condominio. Inoltre, il singolo condomino può sempre chiedere, all’amministratore medesimo, l’estratto conto e copia della situazione contabile dell’ente di gestione, senza obbligo di specificare la ragione per la quale intende prenderne visione o estrarne copia (sempre che l’esercizio di tale potere non intralci l’attività amministrativa e non sia contrario ai principi di correttezza e i relativi costi siano assunti dai condomini richiedenti).

La banca, nel rispetto della normativa vigente, è tenuta a non rivelare a terzi estranei le notizie riservate inerenti ai rapporti con la clientela.


Autore immagine: Pixabay.com

 


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