Contabilizzatori di calore: procedura e riparto
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26 Set 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Contabilizzatori di calore: procedura e riparto

I condomini ancora sprovvisti di questi impianti devono mettersi in regola entro il 31 dicembre. Ecco cosa si deve fare e come dividere consumi e spesa.

 

Resta ormai poco tempo per installare nei condomini dotati di impianto di riscaldamento centralizzato i contabilizzatori di calore. Entro il 31 dicembre, come stabilito dalla legge [1], occorre mettersi in regola con un dispositivo per la contabilizzazione diretta del calore e/o con un termoregolatore per la contabilizzazione indiretta.

Conviene, prima di tutto, ricordare la differenza tra questi due tipi di contabilizzazione. La contabilizzazione diretta, come abbiamo già spiegato in un altro articolo, viene calcolata attraverso dei sotto-contatori di calore che si trovano all’ingresso della derivazione dell’impianto termico di distribuzione verso ciascun appartamento. In pratica, nel punto in cui partono dall’impianto unico i tubi verso le singole unità immobiliari. Qui viene misurata l’energia termica volontariamente prelevata da ogni condomino. La contabilizzazione diretta viene applicata solo agli impianti a distribuzione a zona. Non è necessario installare delle valvole termostatiche, dato che ci sono già dei termostati che permettono di scegliere la quantità di calore che si desidera.

 

La contabilizzazione indiretta, invece, misura i consumi volontari di energia dei singoli condomini sulla base dell’uso di ripartitori o di altri strumenti installati. Qui, a differenza del caso precedente, è necessario installare una valvola termostatica su ogni radiatore. Viene usata su impianti a distribuzione verticale.

 

Se tecnicamente non è possibile dotarsi di questi impianti o se, più semplicemente, il costo non vale la candela perché non c’è una convenienza economica, è doveroso chiedere ad un tecnico abilitato una relazione asseverata per evitare sanzioni. Attenzione, comunque, a non fare dei conti troppo semplicistici: bisogna tenere in considerazione la durata garantita dell’impianto (minimo 10 anni per i ripartitori, 20 per le valvole termostatiche). Il calcolo, dunque, va fatto in questo arco di tempo.

 

 

Contabilizzatori: la procedura per l’installazione

Questa la procedura per installare un contabilizzatore di calore in un condominio. Il primo passo è quello della progettazione. Il tecnico che firmerà il progetto dovrà tenere conto di tutti ciò che serve per il nuovo criterio del riparto dei consumi che verrà attuato. Successivamente si passa allo studio di fattibilità e della convenienza economica a partire dalla contabilizzazione diretta (prioritaria per la legge) e, successivamente, di quella indiretta. Come accennato prima, se tecnicamente non è possibile realizzare l’impianto o economicamente non è conveniente, verrà scritta una relazione tecnica in proposito.

 

Se, invece, ci sono tutte le condizioni per l’installazione del contabilizzatore, i vicini del condominio decideranno se scegliere il riparto semplificato. In questo caso dovrà decidere la quota in base ai consumi (almeno 70%), il criterio di riparto della rimanenza ed acquisire l’asseverazione delle differenze superiori al 50% o di non applicabilità della norma tecnica in materia [2]. L’altra possibilità è che si scelga il riparto in conformità alla norma tecnica.

 

Compito dell’installatore sarà quello di mettere sul tavolo del condominio un’offerta basata sul progetto e sul sopralluogo ed occuparsi dell’ordine, dell’installazione e della dichiarazione di conformità, rapportandosi in tutti questi casi con il progettista o con il direttore dei lavori.

 

 

Contabilizzatore: il criterio di riparto

Abbiamo citato più volte il criterio di riparto dopo l’installazione di un contabilizzatore di calore. La legge consente all’assemblea di condominio di scegliere il criterio semplificato quando il tecnico ha verificato che ci siano queste due condizioni:

  • che non sia possibile l’applicazione della norma tecnica in materia, come succede nelle abitazioni poco utilizzate in cui non viene determinata la quota di consumo involontario;
  • che ci siano delle differenze di almeno il 50% tra il fabbisogno delle varie unità immobiliari.

In presenza di uno di questi due requisiti, almeno il 70% va ripartito sugli effettivi consumi volontari, cioè su quello che dice il contabilizzatore. La restante percentuale va ripartita a seconda di quello che ha deciso l’assemblea del condominio.

Questo criterio di riparto ha senso in presenza degli abituali impianti a colonne montanti e in edifici regolarmente abitati. Ha meno senso, invece, nei casi in cui la quota di consumi volontari scende al di sotto del 70%, ad esempio in un condominio i cui appartamenti vengono per lo più utilizzati durante le vacanze: in pochi pagherebbero i consumi involontari di tutti.


[1] Dlgs 141/2016.

[2] Uni 10200.

 


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