Un buttafuori può usare violenza?
Lo sai che?
30 Set 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Un buttafuori può usare violenza?

In discoteca e nei locali notturni, gli addetti alla sicurezza hanno il compito di prevenire disordini di qualunque genere: fino a che punto possono spingersi?

 

Un buttafuori non può in alcun modo ricorrere alla violenza nell’esercizio delle sue mansioni, a meno che non lo faccia per legittima difesa. La legge preclude espressamente l’uso della forza, di armi e di qualsiasi strumento di coercizione fisica. In caso contrario, possibile una denuncia per percosse o lesioni personali.

Il mestiere di buttafuori: requisiti, formazione e funzioni

Per poter esercitare il mestiere di «addetto alla sicurezza e al controllo», occorre essere iscritti ad un albo presente presso ogni prefettura [1]. L’iscrizione è subordinata al possesso di determinati requisiti, come la maggiore età, l’idoneità psico-fisica, l’assenza di condanne penali, il diploma di scuola media, il superamento di un corso di formazione.

 

Quest’ultimo, in particolare, è finalizzato a istruire il futuro buttafuori su conoscenze:

  • giuridiche (nozioni di ordine e sicurezza pubblica),
  • tecniche (sicurezza sul lavoro, primo soccorso sanitario, prevenzione degli incendi),
  • psicologico-sociali (comunicazione verbale, consapevolezza del ruolo, autocontrollo, concentrazione) [2].

Si tratta di nozioni essenziali al fine delle mansioni che si andranno a svolgere.

 

Per quanto riguarda le funzioni, l’addetto alla sicurezza è adibito a:

  • operare tutte le verifiche preliminari del caso (controlla che le vie di fuga siano libere, che all’interno del locale non ci siano sostanze illecite o pericolose per la sicurezza e l’incolumità delle persone);
  • presiedere l’accesso del pubblico, controllando visivamente le persone al fine di evitare l’ingresso di soggetti che possano creare disordini nel locale;
  • verificare che la manifestazione si verifichi senza disturbi e col rispetto delle regole.

Buttafuori: è legittimo l’uso della forza?

Un buttafuori non può ricorrere alla forza nell’esercizio dei suoi compiti. Se lo fa, sarebbe esposto ad una denuncia per i reati di percosse o lesioni personali. La legge, infatti, afferma espressamente che agli addetti alla sicurezza non è consentita la violenza fisica [3]. I buttafuori non possono far uso di alcun mezzo di coercizione fisica, né tanto meno di armi o di altri oggetti atti ad offendere (e ciò anche in caso di legittimo possesso di un porto d’armi) [4].

 

Va quindi senz’altro escluso che il solo possesso della qualifica di buttafuori giustifichi il ricorso alla violenza al fine di espletare al meglio la prestazione lavorativa. Tuttavia, ben può accadere che un condotta violenta si renda indispensabile al fine di proteggere l’incolumità personale propria o altrui. In altri termini, per un buttafuori è possibile usare violenza solo in caso di legittima difesa. La legittima difesa configura, nel diritto penale, una causa di giustificazione [5]. Ciò significa che al soggetto che veda in pericolo la propria o altrui incolumità, è consentito reagire senza che la sua condotta venga considerata reato. Affinché questo accada, però, è necessario l’intervento di specifici fattori.

 

Innanzitutto, occorre il concretizzarsi del pericolo attuale di un’offesa ingiusta. In questo senso, l’azione difensiva deve configurarsi come indispensabile: non deve esistere, in altri termini, un’alternativa lecita alla condotta violenta. Altro requisito essenziale per la configurazione della legittima difesa è costituito dalla proporzionalità tra offesa e difesa stessa. La reazione del soggetto aggredito, cioè, non può essere eccessiva, ma deve essere quella sufficiente per reagire efficacemente all’offesa ricevuta. Ad esempio, non sussiste proporzionalità se una persona, rapinata da una ladro disarmato, gli spara cagionandone la morte.

 

Con riferimento al tema che ci occupa, è chiaro che i requisiti analizzati valgono anche per i buttafuori. Solamente nel caso in cui si presenti una situazione di concreto pericolo per la propria incolumità o per quella di altre persone presenti nel locale, sarà possibile reagire a scopo difensivo, a patto che la reazione sia proporzionata ed indispensabile rispetto all’offesa subita [6]. Al contrario, nel caso in cui non sussista nemmeno il pericolo per l’incolumità personale (si pensi ad un semplice strattone), il buttafuori non potrà invocare la legittima difesa come scusante per la sua reazione (ad esempio, un pugno).


[1] Art. 1, D.M. 6 ottobre 2009: si tratta dell’«elenco prefettizio del personale addetto dei servizi di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi».

[2] Art. 3, D.M. 6 ottobre 2009.

[3] Art. 5, lett. c), D.M. 6 ottobre 2009.

[4] Art. 6, D.M. 6 ottobre 2009 e art. 3, comma 7, L. n. 94/2009.

[5] Art. 52 cod. pen.

[6] Cass. sent. n. 18551/2011 dell’11.05.2011.

 

Autore immagine: Pixabay

 

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti