Divorzio e divisione dei beni: quanto vale la casa familiare?
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26 Set 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Divorzio e divisione dei beni: quanto vale la casa familiare?

Il valore della casa familiare, da stimare ai fini della divisione dei beni dopo la separazione o il divorzio, non viene ridotto per effetto del diritto di abitazione del coniuge affidatario dei figli.

 

Con la separazione e/o il divorzio dei coniugi cessa il regime di comunione legale dei beni: ciò, da un lato, implica che i beni acquistati singolarmente dal coniuge restano di proprietà esclusiva dello stesso ma, rende necessaria, dall’altro, l’equa divisione (convenzionale o giudiziale) dei beni in comune (acquistati durante il matrimonio). La corretta divisione di tali beni, presuppone una stima volta a verificare l’effettivo valore attuale di mercato.

 

Il primo bene in comune che viene in rilievo è la casa familiare di cui entrambi i coniugi sono comproprietari. Nel calcolo del valore di tale immobile, si può porre la seguente questione: se la casa familiare era stata assegnata al coniuge affidatario dei figli, il valore di mercato deve essere ridotto in considerazione del diritto di abitazione?

 

La Cassazione [1] ha fornito di recente una risposta negativa, basata sulla natura del diritto di abitazione del coniuge affidatario e sugli interessi economici dei coniugi comproprietari.

 

Già in passato la Suprema Corte [2] ha sottolineato come il diritto di abitazione della casa familiare del coniuge affidatario dei figli venga meno nel momento in cui questi, in sede di scioglimento della comunione legale, chiede l’assegnazione in proprietà acquisendo così, attraverso detta assegnazione, anche la quota dell’altro coniuge. In tal caso, il diritto di abitazione (che è un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale) non può essere preso in considerazione, al fine di determinare il valore di mercato dell’immobile, per due motivi:

  • esso  è previsto dalla legge nell’esclusivo interesse dei figli e non nell’interesse del coniuge affidatario degli stessi;
  •  esso non ha più ragione di esistere una volta intervenuti lo scioglimento della comunione a seguito di separazione personale o di divorzio e l’assegnazione della casa familiare in proprietà esclusiva al coniuge affidatario dei figli.

 

Oggi la Cassazione ritiene di aderire a questo orientamento, anche perché se si dovesse effettuare la decurtazione dal valore dell’immobile in considerazione del diritto di abitazione, il coniuge non assegnatario verrebbe ingiustificatamente penalizzato con la corresponsione di una somma che non sarebbe rispondente alla metà dell’effettivo valore venale del bene. Ciò é comprovato dal fatto che se il coniuge assegnatario in via esclusiva volesse rivendere l’immobile a terzi, potrebbe ricavare l’intero prezzo di mercato, pari al valore venale del bene, senza alcuna diminuzione.

 

Di conseguenza, volendo guardare all’oggettivo valore di mercato del bene e all’esigenza di garantire ad entrambi i coniugi separati l’equa divisione dei beni, il fatto che uno dei due abbia abitato con il figlio la casa familiare assegnatagli in sede di separazione non può considerarsi diminutivo o comunque condizionante la valutazione economica della casa.

 


[1] Cass. sent. n. 17843 del 9.9.2016.

[2] Cass. sentt. n. 11630/2001 e 27128/2014.

 


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