Controllo dei cellulari dei dipendenti senza accordo coi sindacati
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26 Set 2016
 
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Redazione
 


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Controllo dei cellulari dei dipendenti senza accordo coi sindacati

Smartphone e Gps: l’azienda può metterli sotto controllo anche senza la previa comunicazione ai sindacati.

 

Le aziende possono mettere sotto controllo, senza bisogno di accordo coi sindacati, gli strumenti aziendali in uso ai dipendenti come cellulari, pc, tablet e gps montati sulle auto di servizio. Lo stesso vale per i controlli in cuffia nei call center, per gli smartphone, nonché per le macchinette che servono per timbrare il cartellino (cosiddetti badge). È questa una delle più importanti modifiche allo Statuto dei Lavoratori [1] introdotta dal recente Job Act.

 

La previa intesa coi sindacati, invece, continua a essere obbligatoria per l’installazione delle telecamere sul posto di lavoro: videosorveglianza che, comunque, può essere utilizzata solo per tutelare la produzione e l’integrità del patrimonio aziendale, ma mai per controllare il rendimento dei dipendenti e lo svolgimento delle loro mansioni.

 

È quanto precisa la Direzione interregionale del lavoro di Milano con una recente circolare [2]. La grande novità è proprio questa: non c’è più bisogno né di un accordo sindacale né di una autorizzazione amministrativa da parte della direzione territoriale del lavoro per mettere sotto controllo gli strumenti di lavoro e quelli di registrazione di accessi e presenze.

 

Ma cosa si intende per “strumento di lavoro”? Si tratta di tutti quegli strumenti che servono a svolgere la prestazione lavorativa; ad esempio un Gps installato su un’auto o un automezzo consegnato a un lavoratore nel settore dell’autotrasporto è uno strumento di lavoro e, quindi, la geolocalizzazione del dipendente è ben possibile senza che vi sia la consultazione preventiva coi sindacati.

 

La semplificazione (niente accordo sindacale o autorizzazione ministeriale) vale anche nei call-center per i cosiddetti «controlli in cuffia» con cuffie e microfono assistiti da software che rilevano il grado di stress del lavoratore.

Ed ancora, si potrebbe continuare con i sistemi di controllo della navigazione su internet dei dipendenti dai pc aziendali, dai tablet e sul tracciamento delle telefonate avvenute con lo smartphone aziendale consegnato ai venditori e dotato di app di mappe utile per gli spostamenti.

In tutti questi casi non c’è obbligo di accordo sindacale o di autorizzazione amministrativa.

 

Il lavoratore, però, deve essere a conoscenza di tali controlli sugli strumenti di lavoro a lui consegnati: controlli che, quindi, non possono mai avvenire a sua insaputa. In sostanza, a fronte del mancato accordo con i sindacati fa da contraltare una maggiore tutela della privacy. Secondo il parere in commento, infatti, al lavoratore bisogna dare adeguata informazione sulle modalità di uso degli strumenti e sulle modalità dei controlli e bisogna rispettare i principi del codice della privacy (principi di pertinenza, proporzionalità, correttezza, necessità, ecc.).

 

Il datore di lavoro può quindi individuare preventivamente la lista dei siti considerati correlati alla prestazione lavorativa e adottare filtri per il blocco dell’accesso a determinati siti o del download di alcuni file.


[1] Art. 4 Statuto dei Lavoratori.

[2] D.I.L. nota prot. 5689 del 10.05.2016.

 


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