Assenze per malattia: regole per i dipendenti pubblici
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25 Ott 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Assenze per malattia: regole per i dipendenti pubblici

Le assenze per malattia dei dipendenti pubblici sono soggette a una disciplina particolare: quali sono le regole per chi si ammala? In che orari deve rendersi reperibile?

 

Il tema della malattia dei dipendenti pubblici per il prossimo anno è oggetto di una disciplina apposita [1] che prevede non solo fasce orarie precise in cui il lavoratore deve rendersi reperibile per eventuali visite fiscali, ma anche casi particolari in cui è giustificata l’esclusione di tale reperibilità. Vediamo nel dettaglio cosa prevede la legge.

 

 

Malattia dipendenti pubblici: lo stipendio ne risente?

Nel caso in cui un dipendente pubblico si metta in malattia, la decurtazione dello stipendio dipende dalla durata dell’assenza causata dall’evento morboso:

  • nei primi 9 mesi di assenza per malattia, lo stipendio viene percepito mensilmente per intero, comprese le indennità pensionabili con esclusione di ogni altro compenso accessorio;
  • nei successivi 3 mesi (dal 10° al 12°), si percepisce il 90% della retribuzione fissa mensile;
  • negli ultimi 6 mesi (dal 13° al 18°), lo stipendio si dimezza, in quanto si percepisce il 50% della retribuzione fissa mensile.

Se le patologie per cui ci si assenta sono gravi, perché richiedono terapie salvavita come l’emodialisi, la chemioterapia, il trattamento per l’infezione da Hiv-Aids, sono esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital, così come i giorni di assenza dovuti alle citate terapie: naturalmente, il tutto deve essere certificato dall’Azienda sanitaria locale o da una struttura convenzionata. In tali giornate il dipendente ha, quindi, diritto in ogni caso all’intera retribuzione.

 

La decurtazione dello stipendio per il pubblico impiego è prevista anche per i primi 10 giorni di malattia [2]: si percepisce solo il trattamento economico fondamentale e si esclude qualsiasi indennità o emolumento e trattamenti economici accessori. Questa è la regola che non si applica, però, nell’ipotesi in cui l’assenza per malattia sia stata causata da infortunio sul lavoro, malattia professionale, ricovero ospedaliero, day-hospital, patologie gravi che richiedano terapie salvavita. Allo scattare dell’11°giorno si applicano le disposizioni previste dai Ccnl per le assenze per malattia.

 

Malattia dipendenti pubblici: come comunicarla?

I dipendenti pubblici che si assentano per malattia sono obbligati ad avvertire tempestivamente dell’assenza, entro le ore 8.30 o entro l’inizio del turno di lavoro, il responsabile della struttura presso cui prestano servizio, in modo tale che questo possa essere riorganizzato senza arrecare disagi all’utenza. Non basta un avvertimento puro e semplice: occorre specificare l’indirizzo presso cui il dipendente è degente, se diverso da quello del domicilio, e la durata presunta dell’assenza non appena ne viene a conoscenza. A questo punto, è la struttura a comunicare tale circostanza entro le ore 9.00 all’Ufficio gestione del rapporto di lavoro del personale, per consentire l’eventuale accertamento medico-fiscale.

 

La malattia, indipendentemente dalla sua durata (anche se dura un solo giorno), va documentata, mediante certificato medico, inviato per via telematica direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria pubblica che lo rilascia all’Inps: è, poi, compito di quest’ultimo inoltrarlo immediatamente all’amministrazione di appartenenza del lavoratore. L’invio telematico sostituisce la lettera raccomandata che, in passato, il lavoratore doveva inviare alla propria amministrazione entro i cinque giorni lavorativi successivi all’inizio della malattia.

Se il dipendente intende riprendere servizio prima della scadenza indicata sul certificato medico, potrà chiedere al dottore di attivare la procedura prevista per la rettifica del certificato telematico: in pratica, si indicherà una nuova prognosi che andrà a sostituire o limitare la precedente.

 

 

Malattia dipendenti pubblici: in quali orari avviene la visita fiscale?

Per il 2017, le fasce orarie delle visite fiscali per i dipendenti pubblici vanno dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00, con obbligo di reperibilità anche nei giorni non lavorativi e festivi.

L’obbligo di visita fiscale non sussiste per i dipendenti assenti a causa di patologie gravi che richiedono terapie salvavita, di infortuni sul lavoro, di malattia professionale, di situazione di invalidità riconosciuta. Sono, inoltre, esclusi i dipendenti nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato.

 

 

Malattia dipendenti pubblici: è possibile prolungarla?

Se il dipendente pubblico intende prolungare il periodo di malattia, deve prestare molta attenzione: egli, infatti, ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di 18 mesi nell’arco dell’ultimo triennio, chiedendone ulteriori 18 non retribuiti in presenza di malattie particolarmente gravi. In quest’ultimo caso, l’Amministrazione, prima di concederli, può voler accertare le condizioni di salute del dipendente sottoponendolo a visita medico-collegiale al fine di verificare l’idoneità a svolgere l’attività lavorativa.

Non è tutto: si è detto che il dipendente può conservare il posto per 18 mesi nell’ultimo triennio. Per arrivare a 18, si sommano alle assenze dovute all’ultimo episodio morboso quelle per malattia verificatesi nel triennio precedente, con esclusione delle:

  • assenze del dipendente, effettuate per terapie temporaneamente e/o parzialmente invalidanti, compresi i giorni di ricovero ospedaliero o day-hospital. Le assenze in questione devono essere dovute a una grave patologia, comprovata da un certificato medico rilasciato dalla competente struttura sanitaria pubblica, attestante sia la gravità della patologia che il carattere invalidante delle necessarie terapie;
  • assenze per infortunio sul lavoro.

 

 

Malattia dipendenti pubblici: come funziona il certificato medico?

Si è anticipato che, attualmente, il dipendente malato che intende assentarsi deve provvedere all’inoltro telematico del certificato medico, anche per un solo giorno di malattia. L’attestazione medica telematica copre l’intera giornata lavorativa.

 

Se l’assenza per malattia supera i 10 giorni e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare, questa deve essere giustificata esclusivamente mediante certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Tale regola non si applica solo nel caso di assenze per prestazioni sanitarie, terapie, accertamenti diagnostici, in occasione dei quali la certificazione può essere rilasciata dalla struttura pubblica o privata presso cui è avvenuta la prestazione; stesso discorso anche nel caso di assenze oltre la seconda.

 

Le comodità del certificato medico telematico sono fuori discussione: attraverso il canale telematico, tutti i dipendenti pubblici e privati possono consultare in qualsiasi momento i propri attestati/certificati direttamente sul sito dell’Inps attraverso i canali web attivati e certificati dall’Ente, potendo, inoltre, richiedere in ogni momento all’istituto di previdenza l’invio automatico dei certificati alla propria casella di posta elettronica certificata.

 

 

Malattia dipendenti pubblici: cosa fare se…

Esaminiamo ora delle ipotesi particolari.

  • Assenza dal domicilio: se il dipendente pubblico si assenta per malattia è tenuto sin dal primo giorno dalla dichiarazione dello stato di malattia a rendersi reperibile nelle fasce orarie dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 al fine di permettere le visite fiscali. Se, infatti, l’assenza non risulta giustificata, decade dal diritto a qualsiasi trattamento economico per l’intero periodo sino a 10 giorni di retribuzione e nella misura della metà per l’ulteriore periodo, esclusi quelli di ricovero ospedaliero o già accertati da precedente visita di controllo [4]. Doveroso ricordare che l’inosservanza delle disposizioni previste in caso di assenza può comportare l’apertura di un procedimento disciplinare che si può concludere con la sospensione o con il licenziamento [5]. Licenziato anche il dipendente che giustifichi l’assenza mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia, comportamento – questo – che ha anche rilevanza penale: tale atto è punito con la sanzione della reclusione da uno a cinque anni e la multa da euro 400,00 a 1.600,00. Non solo: il dipendente è obbligato anche a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione, oltre al danno all’immagine subito dall’amministrazione.
  • Malattia durante le ferie: nel caso in cui la malattia del dipendente intervenga subito dopo il periodo di ferie, tale stato deve essere documentato mediante certificazione medica che dovrà essere tempestivamente inoltrata all’amministrazione insieme alla comunicazione del domicilio eletto nel periodo della malattia.
  • Visite fiscali all’estero: il dipendente, se si ammala all’estero, deve accertarsi (anche mediante semplice telefonata) che il datore di lavoro sia venuto a conoscenza dello stato di malattia e dell’indirizzo dove eventualmente disporre l’effettuazione della visita fiscale.
  • Visita fiscale in albergo: il domicilio del dipendente può coincidere non con una abitazione ma con un albergo, il cui indirizzo dovrà essere comunicato al datore di lavoro.
  • Cambio indirizzo senza comunicazione: in tal caso, l’assenza dal domicilio durante la visita fiscale di controllo è considerata ingiustificata.
  • Assenza dal domicilio per cure: è giustificata l’assenza del dipendente dal proprio domicilio durante le fasce di reperibilità per sottoporsi a trattamenti fisioterapici solo nel caso in cui il dipendente fornisca la prova dell’impossibilità, se non a prezzo di gravi sacrifici, di effettuare tali cure utilizzando orari diversi.
  • Assenza dal domicilio per visita medica: deve considerarsi giustificata l’assenza dal domicilio durante le fasce di reperibilità dovuta alla necessità di recarsi dal proprio medico curante per l’insorgere di patologie improvvise o per accertamenti urgenti.

 

 

Malattia dipendenti pubblici: che succede in caso di infortunio sul lavoro?

Ci si è spesso chiesti se l’infortunio sul lavoro sia soggetto alla visita fiscale. Sul punto è intervenuta la Corte di Cassazione, specificando che, che in caso di malattia dovuta ad infortunio sul lavoro, il dipendente pubblico non ha l’obbligo di rispettare le fasce orarie di reperibilità, previste dalle sole malattie ordinarie. Occhio al campanello, però: assicurarsi sempre che sia funzionante. Se il campanello è guasto, infatti, e il dipendente non apre per la visita di controllo fiscale, la mancata risposta del lavoratore è considerata assenza [7].


[1] Art. 55, d. lgs. n. 165 del 30.03.2001.

[2] Art. 71, d. l. n. 112 del 25.06.2008, che ha ridefinito il trattamento economico spettante in caso di assenza per malattia stabilendo che «nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio».

[3] Art. 55 septies, d. lgs. n. 165 del 30.03.2001.

[4] Art. 5, d. l. n. 463 del 12.09.1983, convertito in l. n. 638 dell’11.11.1983.

[5] Come previsto dall’art. 44, co. 3, lett. p) e dall’art. 46, co. 2, lett. a), C.C.N.L. del 16.10.2008.

[6] Art. 55 quater, d. lgs. n. 165 del 30.03.2001.

[7] TAR Lombardia, sent. n. 1946 del 17.11.1997.

 


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