Commissioni tributarie: ruolo e funzioni
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28 Ott 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Commissioni tributarie: ruolo e funzioni

Le Commissioni Tributarie sono degli organi giurisdizionali speciali che hanno competenza in materia di tasse. Vediamo di cosa si occupano e come sono composte.

 

 

Commissioni tributarie: cosa sono?

Le Commissioni Tributarie (Provinciali e Regionali) si occupano dei ricorsi di tutti i contribuenti che ritengono infondate le richieste dell’amministrazione finanziaria e di altri enti impositori: in altre parole, si tratta di organi giurisdizionali speciali la cui competenza si estende in materia di tributi (di tasse), di qualunque tipo. Dunque, se riteniamo di essere stati vittima di tasse ingiuste o di aver pagato al Fisco più del dovuto è a loro che occorre rivolgersi.

 

Commissioni tributarie: cosa fanno?

Il loro campo d’azione dipende dall’argomento del ricorso (oggetto) e dal luogo in cui operano (ambito territoriale).

Per quanto riguarda l’argomento, le Commissioni tributarie si occupano:

  • di tutti i tributi;
  • di catasto e di estimo: il primo è l’inventario di tutti i beni immobili, siano essi terreni o fabbricati, esistenti sul territorio dello Stato, appartenenti a soggetti privati e pubblici; il secondo è quello strumento che permette di calcolare la rendita di un immobile;
  • delle sovrimposte (si tratta di imposte che hanno come base imponibile di riferimento quella di altre imposte), delle addizionali (sono delle aliquote aggiuntive applicate a un’imposta), delle sanzioni amministrative irrogate da Uffici finanziari, degli interessi e ogni altro accessorio.

 

Per quanto riguarda, nel dettaglio, la loro competenza [1], le Commissioni Provinciali (che hanno sede in ciascun capoluogo di provincia: ad esempio, Lecce, Brescia, Catania, ecc…) si occupano, in primo grado, delle controversie tributarie proposte nei confronti delle Agenzie fiscali (come Agenzie delle Entrate, Agenzia delle Dogane, Agenzia del Demanio), degli Enti locali territoriali, degli Agenti della riscossione e di tutti gli altri enti impositori che hanno sede nella loro circoscrizione.

Le Commissioni Regionali (che hanno sede nei capoluoghi di regione: Bari, Milano, Palermo, ecc…) sono invece competenti, in secondo grado, per le impugnazioni contro le decisioni della commissione tributaria provinciale che hanno sede nella loro circoscrizione.

Nel Trentino-Alto Adige, al posto delle commissioni provinciali e della commissione regionale, vi sono una commissione tributaria di primo grado e una commissione tributaria di secondo grado in ciascuna delle province autonome di Trento e Bolzano.

 

 

Commissioni tributarie: come si compongono?

Ogni Commissione Tributaria si suddivide in più sezioni composte a loro volta da un presidente, un vice presidente e da non meno di 4 giudici.

All’interno della sezione, il collegio decide sempre con 3 giudici.

 

I componenti delle Commissioni Tributarie sono nominati con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, previa deliberazione del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria. La nomina avviene secondo l’ordine di collocazione in elenchi formati per ogni commissione tributaria, nei quali sono inseriti coloro che hanno i requisiti per ottenere l’incarico ed hanno comunicato la loro disponibilità; tale ordine di collocazione è stabilito in base ai titoli posseduti, accertati tramite concorso pubblico.

 

I presidenti delle commissioni tributarie e delle loro sezioni sono scelti tra i magistrati ordinari, amministrativi o militari, in servizio o a riposo.

I vicepresidenti vengono scelti tra gli stessi magistrati o tra i componenti non togati che hanno esercitato per almeno cinque anni (per le commissioni provinciali) o dieci anni (per le commissioni regionali) le funzioni di giudice tributario, se laureati in giurisprudenza o in economia e commercio.

Gli altri componenti vengono selezionati tra magistrati, funzionari civili dello stato in servizio o a riposo, ufficiali della Guardia di finanza a riposo, coloro che possiedono determinate abilitazioni professionali (notai, avvocati, dottori commercialisti, ecc…) e, limitatamente alle commissioni provinciali, tra coloro che hanno conseguito da almeno due anni la laurea in giurisprudenza o economia e commercio.

 

I loro incarichi cessano al compimento del 75º anno di età, ma non possono essere assegnati alla stessa sezione per più di cinque anni consecutivi.

 

Da precisare che la nomina non costituisce rapporto di pubblico impiego (si tratta, in altri termini, di giudici onorari), ma detti componenti percepiscono un compenso fisso mensile e un compenso aggiuntivo per ogni ricorso deciso.


[1] Art. 4, d. lgs. n. 546 del 31.12.1992.

 


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