Bollette del telefono: attenzione agli sconti promozionali
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28 Set 2016
 
 

Bollette del telefono: attenzione agli sconti promozionali

I contratti telefonici con sconti ed offerte promozionali, spesso hanno durata minima prestabilita che, se non viene rispettata, può generare sgradite sorprese.

 

La legge italiana prevede che i clienti delle varie compagnie telefoniche possano liberamente disdire e interrompere il proprio contratto telefonico in ogni momento e senza penali o costi aggiuntivi [1]. Questo vale tanto per il telefono fisso, quanto per i cellulari. In realtà, nonostante ciò, le compagnie telefoniche da sempre cercano, spesso con successo, di aggirare questo divieto per continuare ad imporre agli utenti il pagamento di penali o altri costi. Nei confronti di questi tentativi l’utente può comunque riuscire ad ottenere tutela innanzi ai Comitati regionali per le comunicazioni oppure in sede legale. Ci sono però altre situazioni per le quali l’utente che non presti la dovuta attenzione, non ha alcuna possibilità di sfuggire al pagamento. Si tratta dei contratti di abbonamento telefonico a durata vincolata e con offerte promozionali.

 

Come funzionano le offerte promozionali

C’è una particolare situazione a cui l’utente deve stare estremamente attento, per evitare di trovarsi innanzi a spiacevoli sorprese: si tratta delle offerte promozionali che le compagnie periodicamente propongono alla clientela e che molte volte riguardano proprio i contratti di abbonamento per i telefoni cellulari o fissi.

Questi contratti prevedono, dietro pagamento di un canone fisso, addebitato mensilmente in bolletta, la possibilità di fare un numero illimitato di telefonate o di navigare in internet a proprio piacimento. L’offerta promozionale, il più delle volte, altro non è che uno sconto sull’importo del canone fisso che il cliente dovrebbe pagare se non beneficiasse della promozione.

La particolarità sta nel fatto che il cliente beneficia di questo sconto solo ed esclusivamente perché s’impegna a non cambiare operatore per un periodo di tempo prestabilito (ad esempio per un anno).

 

 

Cosa accade in caso di recesso anticipato

Se però il cliente, magari perché attratto da un’altra offerta, decide di cambiare operatore in tale caso egli sarà tenuto a restituire, in unica soluzione tutti gli sconti sul canone mensile, di cui ha beneficiato fino a quel momento. Ciò avverrà mediante addebito in un’unica bolletta di un importo pari alla somma di tutti gli sconti sul canone mensile applicati. In alcuni casi questo importo potrebbe anche essere decisamente elevato, soprattutto se il contratto prevede un vincolo pluriennale e se il cliente decide di recedere a dopo che sia trascorso più di un anno.

 

 

La decisione del Consiglio di Stato

Secondo quanto stabilito dal Consiglio di Stato [2] le compagnie telefoniche hanno pieno diritto di recuperare lo sconto concesso al cliente che receda dal contratto senza rispettarne il vincolo di durata predefinito. Questo perché il diritto allo sconto di cui il cliente beneficia è collegato in maniera indissolubile alla durata vincolata del rapporto, sicché se il cliente non tiene fede all’impegno assunto, la compagnia telefonica può addebitargli tutti gli sconti sul canone, di cui egli ha beneficiato fino a quel momento [3]. Essa, perciò, emetterà un’ultima bolletta in cui risulterà l’addebito di queste somme, indicate con le voci più varie, ad esempio come «costi di recesso anticipato» oppure con altre voci.


In pratica

È opportuno, a questo punto, fare un esempio. Prendiamo il caso di un contratto di abbonamento telefonico con durata di 12 mesi, che preveda un canone fisso pari ad € 50,00 al mese e con uno sconto promozionale di € 10,00. Il cliente, quindi, pagherà solo € 40,00 al mese. Se però egli decide di recedere prima dei 12 mesi, ad esempio quando siano già trascorsi 8 mesi, la compagnia gli chiede di restituirgli tutti gli sconti di cui ha beneficiato in questo periodo e cioè € 80,00 (€ 10,00 per otto mesi).

Il consiglio pratico, a questo punto, è sicuramente di informarsi prima di sottoscrivere un contratto con offerta promozionale delle effettive condizioni e soprattutto dell’eventuale presenza di uno sconto collegato ad un vincolo di durata minimo del contratto. Nel caso in cui s’intenda, invece, recedere da un contratto già stipulato, prima della sua naturale scadenza, allora sarebbe opportuno recuperare le precedenti bollette e verificare attentamente  quale sia l’effettivo ammontare degli sconti di cui si ha beneficiato fino a quel momento, prima di passare ad altro operatore. Solo dopo aver compreso  ciò valutare cosa sia più conveniente fare.

[1] L’articolo 1 della legge numero 40 del 2007 (il cosiddetto Decreto Bersani) prevede che gli utenti dei servizi di telefonia, di comunicazione elettronica e televisivi, che dopo aver stipulato un contratto con una qualsiasi compagnia, decidano di recedere (cioè di porre fine al contratto), non sono tenuti a pagare nessun costo, a meno che la stessa compagnia non dimostri di aver sostenuto effettivamente quei costi. Ogni articolo del contratto che stabilisca diversamente sarà considerato nullo.

[2] Nella sentenza numero 1442 del 2010 del Consiglio di Stato viene espressamente chiarito che il diritto allo sconto è subordinato al mancato esercizio del diritto di recesso per un determinato arco temporale ed il cliente, sottoscrivendo il contratto, espressamente accetta questo vincolo.

[3] Vi sono numerosi casi in cui i Comitati regionali per le comunicazioni hanno rigettato le richieste di annullamento delle bollette avanzate dai clienti, proprio perché questo addebito costituirebbe una sorta di riallineamento rispetto alle condizioni normali economiche, che altrimenti penalizzarebbe le compagnie telefoniche, dal punto di vista commerciale (ad esempio si veda la delibera numero 33 del 22/07/2015 del Corecom Lombardia).

 

Autore immagine Pixabay

 


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