Avvocati, la pensione d’invalidità è compatibile con altri redditi?
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28 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Avvocati, la pensione d’invalidità è compatibile con altri redditi?

Pensione d’invalidità Cassa forense: per il trattamento sono previsti limiti di cumulo con altri redditi?

 

L’avvocato invalido che continua l’esercizio della professione ha comunque diritto alla pensione d’invalidità, pur percependo un altro reddito: è tenuto, però, a comunicare i propri redditi ogni 3 anni alla Cassa Forense, in quanto il reddito professionale prodotto può costituire un elemento sul quale valutare la capacità all’esercizio della professione. È quanto si evince non solo dal Regolamento delle prestazioni previdenziali, ma anche dalla legge di Riforma del sistema previdenziale forense [1].

La Cassa, difatti, deve accertare ogni tre anni la persistenza dell’invalidità in capo all’iscritto e, tenuto conto anche dell’esercizio professionale eventualmente svolto, conferma o revoca la concessione della pensione. Sono esclusi dagli accertamenti soltanto coloro le cui pensioni siano state dichiarate non revisionabili.

 

 

Pensione d’invalidità avvocati: a chi spetta?

La pensione d’invalidità spetta all’avvocato la cui capacità all’esercizio della professione è ridotta a meno di un terzo. È necessario, però, che possieda anche i seguenti requisiti:

  • iscrizione alla cassa continuativa da prima del compimento del 40°anno d’età;
  • presenza di almeno 5 anni di effettiva iscrizione e contribuzione.

 

 

Pensione d’invalidità avvocati: come si calcola?

Il calcolo della pensione d’invalidità comprende la sola quota base del trattamento, mentre la quota modulare viene liquidata al compimento dell’età per il trattamento di vecchiaia o al momento della cancellazione da tutti gli albi [2].

La quota base è calcolata con un metodo simile al sistema retributivo utilizzato dall’Inps. In pratica, viene considerata la media dei redditi professionali (entro la soglia massima pensionabile), escluso l’ultimo (i redditi sono rivalutati per l’indice Foi dell’Istat), moltiplicata per il coefficiente 1,40% e per il numero di anni di contribuzione alla Cassa.

Come avviene per la pensione d’inabilità, gli anni a cui è commisurata la pensione sono poi aumentati di 10, sino a un massimo  totale di:

  • 37 anni al 31 dicembre 2016;
  • 38 anni sino al 31 dicembre 2018;
  • 39 anni sino al 31 dicembre 2020;
  • 40 anni dal 1° gennaio 2021.

La pensione così calcolata è poi ridotta del 30%.

Ad esempio, se l’avvocato Tizio ha un reddito medio pensionabile rivalutato pari a 20.000 euro e 30 anni di contributi, si deve eseguire la seguente operazione:

20.000x 37 (non 40, perché 37 è la soglia massima entro il 31 dicembre 2016)x 1,40%x 70%.

Tizio avrà dunque, in teoria, una pensione d’invalidità annua pari a 7.252 euro: in realtà, però, la sua pensione sarà maggiore, perché deve essere integrata al 70% del trattamento minimo.

 

 

Invalidità avvocati: integrazione al trattamento minimo

L’integrazione della pensione al trattamento minimo può essere disposta solo se il reddito complessivo dell’iscritto e del coniuge (non legalmente ed effettivamente separato) non supera 3 volte il trattamento minimo stesso presso la Cassa forense (pari a 10.160 euro nell’anno 2010 e adeguato annualmente). Sono computati anche i seguenti redditi:

  • la pensione d’invalidità percepita dalla Cassa;
  • i redditi soggetti a tassazione separata;
  • i redditi soggetti a ritenuta alla fonte.

Non è invece compreso il reddito dell’abitazione principale e il Tfr o le indennità assimilate.

Per il superamento del triplo del trattamento minimo si computa la media dei redditi degli ultimi 3 anni. La domanda d’integrazione al minimo va ripetuta ogni 3 anni.

 


[1] Art. 5, L. 576/1980.

[2] Art. 10 Co. 3, Regolamento per le prestazioni previdenziali.

 


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