Pesce congelato, risarcimento senza rispetto della catena del freddo
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27 Set 2016
 
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Redazione
 


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Pesce congelato, risarcimento senza rispetto della catena del freddo

Risarcimento per chi acquista al supermercato o mangia al ristorante del pesce mal congelato perché non è stata rispettata la catena del freddo.

 

Se hai avuto mal di pancia o, addirittura, una intossicazione alimentare dopo aver mangiato del pesce congelato è perché, molto probabilmente, il processo di congelamento non è stato rispettato dal venditore o dal distributore: la cosiddetta catena del freddo, che impone di non scongelare e ricongelare lo stesso alimento, va rispettata con estremo scrupolo per evitare problemi gastroenterici. Lo sa bene la legge tanto che prevede un apposito reato a carico del venditore o del ristoratore.

 

In particolare, secondo la Cassazione [1] commette illecito penale (punibile con una semplice contravvenzione) chi vende sulla pubblica via prodotti ittici non sottoposti ad adeguato trattamento di refrigerazione (a causa dell’interruzione della “catena del freddo”) ed esposti senza protezione agli agenti atmosferici e alle polveri [2].

 

La giurisprudenza è costante nel ritenere sussistente il reato tutte le volte in cui viene venduto pesce prima scongelato e poi ricongelato. Tuttavia, poiché non è sempre facile stabilire se è stata rispettata la catena del freddo, bisogna prima procedere con un rigoroso accertamento delle situazioni che danno causa all’esistenza del pericolo per la salute pubblica. Il che richiede una perizia sul prodotto. Così come di una perizia dovrà dotarsi anche il soggetto danneggiato che voglia agire per ottenere il risarcimento del danno: un esperto del settore medico gastroenterico dovrà certificare che l’intossicazione alimentare è stata determinata proprio dal pesce mal conservato e non da altri fattori. Insomma, un compito non sempre difficile e, a volte, anche costoso. Difatti, oltre a dover pagare il perito di parte, c’è poi l’avvocato e le spese vive della causa contro il ristoratore o il venditore.

Chi poi non vuol procedere in giudizio per ottenere il risarcimento, ma comunque intende punire il commerciante in malafede potrà limitarsi a denunciare l’accaduto all’Asl o ai Nas, i quali procederanno alle successive indagini.

 

In ogni caso, secondo la Cassazione [3], per avviare il procedimento penale contro il ristoratore o il venditore di pesce congelato non correttamente non è necessario che qualcuno abbia mangiato l’alimento, ma basta la semplice messa in vendita. Già ciò consente alle autorità di agire. Il reato, infatti, resta integrato solo dalla condotta di detenere per il commercio sostanze alimentari «in cattivo stato di conservazione», senza necessità che intervenga a perfezionarla anche un «danno alla salute del consumatore»; e ciò, perché l’effettiva lesione della salute del consumatore non è evento richiesto per il perfezionamento del reato.

Sempre secondo la Suprema Corte [4],nel caso in cui il pesce sia trasportato con veicolo munito di impianto di refrigerazione il vettore, per non essere responsabile deve dimostrare di avere adottato tutte le misure idonee per evitare il deterioramento della merce trasportata e quindi che durante l’intero tragitto non si era interrotta la catena del freddo.


[1] Cass. sent. n. 3711/2014. Conformi e difformi: Cass. S.U. sent. n. 443/2001, n. 439/2011, n. 29987/2011, n. 35828/2004.

[2] Art. 5, lett. b), l. n. 283 del 1962.

[3] Cass. sent. n. 35828/2004.

[4] Cass. sent. n. 14680/2003. Cfr. anche C. App. Palermo sent. n. 3667/2014: La fattispecie contravvenzionale di cui agli artt. 5, lett. b) e 6, comma 4, L. n. 283 del 1962, in materia di conservazione di prodotti alimentari, deve ritenersi integrata anche in ipotesi di congelamento non appropriato dei suddetti prodotti. Il cattivo stato di conservazione di cui alla citata norma, invero, deve intendersi riferibile non solo alle caratteristiche intrinseche del prodotto alimentare, ma anche alle modalità estrinseche con cui si realizza, ovvero quando la congelazione o surgelazione degli alimenti sia avvenuta con modalità tali da non garantire la corretta conservazione del prodotto. In tal senso, nel caso concreto possono condividersi le conclusioni cui è pervenuto il primo giudice, secondo cui il cattivo stato di conservazione dei prodotti alimentari deve ritenersi sussistente anche nei casi di interruzione della cosiddetta catena del freddo, nello specifico resa evidente dalla formazione di cristalli di ghiaccio sulle pareti interne dei congelatori e negli stessi sacchetti contenenti i prodotti alimentari. Ne consegue la conferma della gravata pronuncia sul punto.

 


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