Precariato a scuola: per la Consulta è illegale
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27 Set 2016
 
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Carlos Arija Garcia
 


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Precariato a scuola: per la Consulta è illegale

Per la Corte Costituzionale, il Governo ha agito in modo illegittimo sulle assunzioni. I docenti dei 36 mesi possono chiedere un risarcimento.

 

La Corte Costituzionale alza la paletta sul precariato a scuola. Per la Consulta, la normativa che disciplina le supplenze del personale docente e del personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) è costituzionalmente illegittima nella parte in cui autorizza il rinnovo illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato senza motivi plausibili [1]. La Corte ritiene questo passaggio sul precariato a scuola contrario non solo alla Costituzione ma anche alla normativa comunitaria. Verrebbe da chiedersi: perché? Verrebbe da rispondersi: perché così i precari restano tali. A vita.

La Consulta spiega che, con la legge sulla “buona scuola[2], c’è stato un tentativo di rimediare con il piano straordinario di assunzioni agli abusi commessi in passato. Piano che, invece, non è stato previsto per il personale Ata. Gli ausiliari, quindi, hanno diritto, secondo la Corte, al risarcimento del danno. In pratica: per i giudici il Governo dovrebbe assumere a regola d’arte il personale Ata su tutti i posti vacanti e disponibili, così come ha fatto con i docenti. Almeno quello.

 

 

Precariato a scuola: i docenti con 36 mesi

Tentativi di rimediare, dunque. Ma non soluzioni concrete. Come quelle dei precari della scuola che hanno lavorato per 36 mesi. Quella soglia che, almeno nel settore privato, costringerebbe il datore di lavoro o ad assumerli o a mandarli a casa e sostituirli con altri docenti che ricominciano il conteggio da capo. Logica quest’ultima, peraltro, spesso usata nel settore privato. Secondo il Governo, però, i docenti che hanno prestato servizio per tre anni con contratti a tempo determinato non hanno diritto all’assunzione per due motivi: non hanno vinto un concorso e, in alcuni casi, non hanno nemmeno l’abilitazione per parteciparvi. E quindi?

E quindi, secondo i sindacati, i docenti che non hanno vinto un concorso saranno costretti a subire almeno altri 6-7 anni di precariato, con l’incubo dei 36 mesi sul posto vacante. A meno che i giudici non li inseriscano nella GaE, la graduatoria ad esaurimento.

Che cosa replica il Governo? Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, ha confermato che il computo dei 36 mesi di supplenze introdotto dalla legge sulla “buona scuola” è partito il 1 settembre 2016 per rispettare le direttive europee sull’abuso del precariato. Ma ha anche escluso che ci sia una soluzione per chi aspira ad un posto senza i tre anni di esperienza se prima non è stata trovata una soluzione per chi ha acquisito il diritto di ruolo. Sì, ma dopo i 36 mesi di contratti a termine non continuativi, i docenti che fine faranno? Quando potranno togliersi l’etichetta di “precari”?

Lo spiega, ancora una volta, il sindacato. Chi non ha vinto un concorso dovrà aspettare il triennio di vigenza delle graduatorie costituite a settembre 2016 e per alcune classi di concorso fino all’anno successivo, per colpa dei ritardi di espletamento delle procedure.

 

Dunque, prima di poter accedere ad un nuovo concorso, dovranno concludersi le procedure di quello ancora in corso. Si arriva, dunque, al 2019 – 2020.

 

Nel caso in cui venga espletato, a quel punto, il nuovo concorso in tempi regolari, non tutti i vincitori potranno essere assunti nel primo anno di vigenza delle graduatorie, ma ci saranno docenti che dovranno attendere entro il triennio. Se i conti tornano, saranno passati in totale 6-7 anni.

 

Resta, comunque, la decisione della Corte Costituzionale. Che dichiara illegittimo il modo di agire del Governo sull’abuso delle supplenze e sui rinnovi dei contratti. Ma che esclude nuove assunzioni, se non quelle di chi era in graduatoria. Gli altri dovranno, per ora, accontentarsi di chiedere un risarcimento, garantito dalla legge grazie ad un fondo ad hoc e confermato dalla Cassazione [3]. La Suprema Corte ha disposto che 200.000 precari del pubblico impiego potranno ottenere, con ricorso al giudice, un risarcimento fino a 12 mensilità.


[1] Art. 4, cc. 1 e 11, legge 124/99.

[2] Legge 107/15.

[3] Sent. Cass. 5072/2016.

 


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