Tamponamento: pronto soccorso inutile per il risarcimento
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27 Set 2016
 
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Redazione
 


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Tamponamento: pronto soccorso inutile per il risarcimento

L’assicurazione può rifiutarsi di risarcire il danno se le conseguenze dell’incidente stradale non possono essere clinicamente accertate, ma sono solo lamentate dal conducente.

 

Per anni si è assistito alla forzatura dei sintomi post incidente stradale solo per ottenere facili risarcimenti dalle assicurazioni: tipico l’esempio dei furbetti che, non appena ricevuta una leggera botta sul parafanghi posteriore a seguito di un tamponamento, lamentavano inesistenti capogiri, conati di vomito e dolori di schiena solo per gonfiare l’entità dell’indennizzo (molto spesso, pur in assenza di qualsiasi danno all’auto). Così il pronto soccorso – senza indagini approfondite – rilasciava referti a volte esagerati e prognosi di svariati giorni. Complice anche la prudenza del medico che, per evitare responsabilità personali da mancata diagnosi, preferiva essere “largo di maniche”.

 

Da qualche anno, però, tutto questo non è più possibile e i sintomi successivi all’incidente che abbia portato lesioni minime (cosiddette micro lesioni), se non sono visibili o clinicamente accertabili (ad esempio con una indagine attraverso la risonanza magnetica o la tac) non possono essere risarciti dalle assicurazioni. Una normativa [1] che ha creato non pochi dissapori tra gli automobilisti, ma è servita anche ad evitare che le assicurazioni fossero costrette a risarcire chiunque dichiarasse di avere un mal di testa dopo essere stato tamponato. Circostanza a cui conseguiva l’incremento della classe di rischio di chi, invece, aveva tamponato.

 

Insomma, se prima si doveva credere alla parola del danneggiato, ora si deve credere alle indagini cliniche, alle macchine, ai raggi e ai sintomi che possano essere obiettivamente visibili. Peraltro in pochi sono disposti a subire i raggi se stanno mentendo (bugia che, peraltro, verrebbe facilmente smascherata).

Tali circostanze sono state ribadite dalla Cassazione con una recente sentenza che ha fatto il punto della riforma [2].

 

Oggi, dunque, il risarcimento del danno biologico può avvenire solo se esso è «suscettibile di accertamento medico-legale», secondo i criteri di valutazione del danno tipici della medicina legale, in quanto conducenti ad un’”obiettività” dell’accertamento stesso, che riguardi sia le lesioni che i relativi postumi.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 13 giugno – 26 settembre 2016, n. 18773
Presidente Chiarini – Relatore Vincenti

Ritenuto in fatto

1. – B.F. convenne in giudizio, dinanzi al Giudice di pace di Napoli, C.C. e la Milano Assicurazioni S.p.A. per sentirle condannare al risarcimento dei danni arrecati alla propria autovettura, nonché per le lesioni patite a seguito del sinistro stradale occorso in data (omissis) , da ascrivere a responsabilità del conducente dell’autovettura di proprietà della C. , assicurata presso la compagnia convenuta.
Con sentenza del giugno 2009, l’adito Giudice di pace, nella contumacia dei convenuti, dichiarava inammissibile la domanda attorea di risarcimento dei danni arrecati all’autovettura, stante la carenza di legittimazione processuale attiva dell’attrice, e rigettava nel merito la pretesa di ristoro dei pregiudizi derivanti dalle lesioni personali patite a seguito dell’incidente, difettando una “dimostrazione convincente dei suoi elementi giustificativi”.
2. – Avverso tale decisione proponeva impugnazione B.F. , che il Tribunale di Napoli, con sentenza resa pubblica il 12 dicembre 2012, accoglieva parzialmente e, in riforma della sentenza impugnata, dichiarava l’esclusiva responsabilità ex art. 2054, comma 3, cod.

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[1] Art. 32 dl n. 1/2012.

[2] cass. sent. n. 18773/16 del 26.09.2016.

 


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