Come mandare via di casa il convivente
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4 Ott 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Come mandare via di casa il convivente

Chi vuole cacciare via dal proprio appartamento il convivente è tenuto a dare un preavviso. Vale la regola del more uxorio, altrimenti l’altro può rimanere.

 

“Fuori dai piedi, grazie”. Non è così semplice. Per mandare via di casa il convivente non basta una litigata più furiosa del solito, fargli (o farle) trovare le valige sulla porta o cambiare la serratura. Certo, c’è il vantaggio di non dover percorrere la trafila di un divorzio. Ma non è che dicendo “fuori dai piedi, grazie” si risolve la questione. Allora, come mandare via di casa il convivente? Così come farebbe un datore di lavoro con un dipendente: dandogli un preavviso. Congruo. Ma non dall’oggi al domani. Nemmeno se l’appartamento è intestato a chi vuole restarci da solo. Vediamo perché.

 

L’ordinamento italiano prevede una tutela per la convivenza nota come more uxorio, dal latino “secondo il costume matrimoniale”. Gli antichi romani avevano già previsto tutto, insomma. Questo vuol dire che quando c’è una convivenza fissa, basata sulla reciproca assistenza materiale e morale (normalmente tutte le convivenze iniziano con questo scopo), il convivente “cacciato” ha il diritto di disporre della casa, mentre quello “cacciante”, cioè quello che vorrebbe mandare via il convivente, ha l’obbligo di dare un preavviso congruo affinché l’ormai “ex” (almeno da un punto di vista affettivo), trovi un altro posto in cui sistemarsi.

 

Sarebbe troppo facile dire “fuori dai piedi, grazie” per mandare via il convivente. Prima di pronunciare quella frase, infatti, bisogna tenere conto che chi ha vissuto in quella casa more uxorio (vedi sopra) si trova in una situazione di detenzione qualificata, cioè è paragonabile a chi risulta intestatario della casa. Questo vuol dire che, dovessero volare i piatti e l’affittuario dell’appartamento dicesse al convivente “fuori dai piedi, grazie” con violenza o minacce (per dire, lo centra con un piatto e lo avverte che sta per prendere l’insalatiera), il suo bersaglio potrebbe esercitare l’azione di spoglio per rientrare nell’immobile. Pur sapendo che il loro rapporto rischia di trasformarsi da more uxorio in morte uxorio: certe insalatiere sono davvero pesanti.

Chiaro che questa regola non vale per chi vive in quella casa solo per qualche giorno alla settimana o al mese (il fidanzato che si ferma il week end o che viene a trovare la ragazza durante le ferie).

 

 

Come mandare via il convivente: cosa dice la legge

La Cassazione si è pronunciata su come mandare via il convivente. O, almeno, a quali condizioni lo si può mandare via. La Suprema Corte ha stabilito che «la convivenza more uxorio determina, sulla casa di abitazione ove si svolge e si attua il programma di vita in comune, un poter e di fatto, basato su un interesse proprio ben diverso da quello derivante da ragioni di mera ospitalità. Conseguentemente, l’estromissione violenta o clandestina del convivente dall’unità abitativa, compiuta dal partner, giustifica il ricorso alla tutela possessoria, consentendogli di esperire l’azione di spoglio nei confronti dell’altro quand’anche il primo non vanti un diritto di proprietà sull’immobile che, durante la convivenza, sia stato nella disponibilità di entrambi» [1]. Lo volete in parole più semplici? Le abbiamo già dette: “Fuori dai piedi, grazie” non basta.


[1] Cass. sent. 7214/2013.

 

Autore immagine: Pixabay

 


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