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Lo sai che? Pubblicato il 28 settembre 2016

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Lo sai che? Mediazione fallita: quando adire il giudice?

> Lo sai che? Pubblicato il 28 settembre 2016

Mediazione: cos’è, come funziona e quando è obbligatoria. Se fallisce, quando è possibile fare causa.

La legge italiana prevede l’esistenza di un procedimento stragiudiziale (cioè che non si svolge nelle aule di un Tribunale) in grado di risolvere le controversie in via amichevole ed ufficiale e senza ricorrere alla giustizia ordinaria [1]. Tale procedimento è la mediazione. Essa, in alcuni casi è persino obbligatoria e pertanto, dove previsto, il cittadino deve per forza affrontarla prima d’iniziare una causa.

Come si fa una mediazione?

Si deve preparare e depositare un istanza presso un organismo di conciliazione (ce ne sono tantissimi sull’intero territorio nazionale), avente sede nel luogo in cui ha la competenza territoriale, il giudice che sarebbe investito della causa ordinaria. Questa istanza contiene, tra l’altro, i termini della questione, i motivi per cui si chiede e si tenta una conciliazione, le richieste della parte istante.

La predetta domanda sarà, quindi comunicata alla o alle controparti. Sarà, poi fissato un incontro tra le parti, per tentare la mediazione. Del predetto incontro o di quelli successivi e necessari, sarà redatto apposito verbale (eventualmente negativo, in caso di mancato accordo). Dal deposito dell’istanza alla conclusione del procedimento, non devono trascorrere più di tre mesi.

È obbligatoria l’assistenza di un avvocato nell’intero procedimento. Il costo della mediazione parte da un minimo di € 48,80 a salire, cui va aggiunto l’onorario del vostro legale.

Quando è obbligatoria la mediazione?

La legge [2] stabilisce che la mediazione è obbligatoria nei seguenti casi:

controversie in materia di condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari.

Nelle ipotesi anzi dette, quindi, non è possibile iniziare una causa, senza aver prima tentato la mediazione. Tecnicamente si dice che questa è una condizione di procedibilità.

Una volta fallita la mediazione, quando si può fare causa?

Praticamente subito dopo. Non appena si è in possesso del verbale negativo di mediazione (cosa che di regola avviene poco dopo la conclusione dell’incontro, se non contestualmente allo stesso) è possibile citare in giudizio la controparte ed avviare il contenzioso dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria.

In particolare, a proposito della prescrizione, è bene sapere che la mediazione interrompe il decorso della stessa, pertanto, al deposito del verbale negativo decorrerà nuovamente il termine prescrizionale, entro il quale, quindi si potrà far partire la causa.

Identica conclusione si ravvisa in presenza di un termine di decadenza. Esso, dove previsto, impone al cittadino, bisognoso di giustizia, di agire tempestivamente entro un certo termine. In mancanza, egli non potrà più ricorrere al magistrato ordinario. Ebbene se si tratta di una materia per la quale la legge impone obbligatoriamente la mediazione, la decadenza è impedita cioè interrotta.

In altre parole, la legge, quando è proposta la mediazione, impedisce che la decadenza possa maturare sino al termine del procedimento predetto [3]. Appena sarà stato depositato il verbale negativo dell’avvenuta mediazione, la decadenza, secondo il termine previsto dalla legge, comincerà a maturare nuovamente ed inesorabilmente.

In particolare, la predetta problematica è sorta frequentemente, di fronte alle impugnazioni dei verbali d’assemblea condominiale. In questi casi, infatti, la legge impone di agire entro trenta giorni dalla riunione, per i presenti, ed entro trenta giorni dalla comunicazione, per gli assenti. Ebbene, nel predetto termine si deve depositare l’istanza di mediazione e comunicarla alla controparte/condominio, per rispettare il termine di decadenza ed impedirne ed interromperne il decorso. A questo punto, conclusasi la mediazione e depositato il verbale negativo, nei trenta giorni successivi, pena la decadenza, l’istante potrà e dovrà far partire la famosa e ormai benedetta impugnazione del verbale di assemblea condominiale. Tale conclusione, che trova ovvio conforto nella norma di riferimento, è stata ribadita da una recente giurisprudenza.

note

[1] Dl 28/2010.

[2] Art. 5, co. 1bis Dl 28/2010.

[3] Art. 5, co. 6 Dl 28/2010.

[4] Trib. di Monza, sent. n. 65/2016.

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