Revoca della donazione alla moglie ingrata
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28 Set 2016
 
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Revoca della donazione alla moglie ingrata

Entro un anno dalla conoscenza dei fatti il coniuge può revocare la donazione per un comportamento colpevole del donatario come ad esempio il tradimento: l’infedeltà deve però essere oltraggiosa.

 

Chi riceve una donazione e poi si dimostra ingrato con il donante deve restituire il bene ricevuto. Ma a una condizione: che il donante lo chieda indietro entro massimo un anno dal giorno in cui ha avuto conoscenza del comportamento colpevole. È quanto chiarito dal tribunale di Padova in una recente sentenza [1].

 

 

Un regalo non è per sempre

Chi regala un bene (ad esempio una casa, un’auto, un diamante, un quadro o un altro oggetto di valore) non può ripensarci e revocare la donazione. Sono solo due i casi in cui la legge consente la revoca della donazione [2]:

  • sopravvenienza di figli: in particolare, può revocare la donazione chi non aveva o ignorava di avere figli o altri discendenti al tempo della donazione e poi ne ha avuto uno o lo ha riconosciuto [3];
  • ingratitudine.

 

 

Il comportamento ingrato del donatario

Analizziamo il secondo caso, quello della cosiddetta ingratitudine. Il comportamento del donatario può autorizzare il donante a revocare una donazione già effettuata. La legge [4] parla di ingratitudine riferendosi a uno di questi casi:

– se il donatario ha realizzato fatti o comportamenti che coincidono con i casi di indegnità a succedere [5];

– si è reso colpevole di ingiuria grave nei confronti del donante;

– ha provocato, in malafede (ossia volontariamente) un grave danno al patrimonio del donante;

– ha rifiutato indebitamente di corrispondergli gli alimenti.

 

 

Entro quanto tempo chiedere la revoca della donazione

La sentenza in commento chiarisce poi quali sono i termini per agire in causa e chiedere la revoca della donazione per ingratitudine del ricevente. Il donante ha massimo un anno di tempo dalla conoscenza dei fatti per chiedere la restituzione del bene donato e, in caso di rifiuto “con le buone”, proporre la causa in tribunale.

 

 

La vicenda

Un uomo aveva chiesto la revoca della donazione, in favore della moglie, di diversi immobili ed il risarcimento del danno avendo scoperto il tradimento di questa attraverso delle foto che la ritraevano in «intima compagnia».

 

 

Il tradimento si può considerare oltraggio?

Nel caso di specie, il tradimento del coniuge è stato ritenuto oltraggioso e, quindi, classificabile come «comportamento ingrato» per via delle modalità con cui era stato realizzato. Infatti, tutte le volte in cui la relazione extraconiugale viene «attuata senza ritegno», divenendo «oggetto di pettegolezzo divertito e di scherno», essendo nota a parenti e amici, allora si può configurare l’ingratitudine e si può richiedere la revoca della donazione.

 

Il termine di prescrizione di un anno per agire decorre, come detto, dalla scoperta del fatto. Quindi, nel caso di tradimento, non si considera la data in cui è iniziata la relazione extraconiugale, ma da quando il coniuge ne è venuto a conoscenza. In proposito il Tribunale ricorda che la domanda di revocazione per d’ingratitudine «deve essere proposta dal donante contro il donatario entro l’anno dal giorno in cui il donante sia venuto a conoscenza del fatto che consente la revocazione». E, secondo la giurisprudenza di Cassazione, «il termine di decadenza di un anno decorre da quando il donante è pienamente consapevole del compimento, da parte del donatario, dei fatti che legittimano la revoca [6]».

 


[1] 
Trib. Padova sent. n. 1717/2016 del 3.06.2016.

[2] Art. 800 cod. civ.

[3] Art. 803 cod. civ.

[4] Art. 801 cod. civ.

[5] È ritenuto indegno chi:

– ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o il convivente, o un discendente, o un ascendente della medesima;

– ha denunziato ingiustamente (conoscendone l’innocenza) una di tali persone per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni; in pratica la denuncia deve essere dichiarata calunniosa in giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale;

– essendo decaduto dalla potestà genitoriale nei confronti della persona della cui successione si tratta, non è stato reintegrato nella potestà alla data di apertura della successione della medesima;

– chi ha indotto con dolo o violenza la persona, della cui successione si tratta, a fare, revocare o mutare il testamento, o l’ha impedita (è anche il caso di chi usa mezzi fraudolenti per indurre il testatore a disporre dei beni in modo diverso da come avrebbe fatto);

– chi ha soppresso, celato o alterato il testamento (valido) dal quale la successione sarebbe stata regolata;

– chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso, a meno che chi risulta indegno non provi che il contenuto delle disposizioni corrispondeva alla volontà del defunto e che questi aveva consentito alla compilazione della scheda da parte di lui nell’eventualità che egli non fosse riuscito a farlo.

[6] Cass. sent. n. 3795/1995 e n. 1090/2007.

 


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