Buoni postali fruttiferi: il rimborso spetta in base al titolo
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28 Set 2016
 
L'autore
Maria Elena Casarano
 


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Buoni postali fruttiferi: il rimborso spetta in base al titolo

Bpf: il buono sottoscritto dopo un decreto che ne varia i tassi di interesse deve essere rimborsato in base alle condizioni apposte sul titolo.

 

Le Poste italiane devono rimborsare il valore dei Buoni postali fruttiferi sulla base delle condizioni di rendimento apposte sul titolo; e ciò anche se un precedente decreto ministeriale ne regola i tassi di interesse.

È questa la sintesi di una recente decisione dell’Arbitro bancario finanziario di Napoli [1] che ha accolto la domanda dell’ennesimo risparmiatore che, al momento della riscossione del proprio buono, si è visto negare dagli uffici postali l’atteso rendimento.

Per meglio comprendere la pronuncia dell’Abf è necessario fare un passo indietro.

 

 

Bpf: il rimborso può avvenire in base a condizioni diverse da quelle stampate sul titolo?

Spesso gli uffici postali dispongono di buoni stampati in data precedente alla entrata in vigore di un decreto ministeriale che ne varia le condizioni di rimborso. In tali casi, al risparmiatore che sottoscrive il buono (in data successiva alla emissione del decreto) dovrebbe essere consegnato il titolo con l’apposizione di un timbro (nella parte anteriore e posteriore) che gli rende note le variazioni sugli interessi spettanti. Di tanto abbiamo parlato nell’articolo: Buoni postali fruttiferi: possono cambiare gli interessi?

Questo, purtroppo (per negligenza o dimenticanza degli uffici preposti) non sempre avviene. Ed è proprio questo uno dei tanti casi decisi dall’Abf il quale, richiamandosi a una nota pronuncia della Suprema Corte a sezioni unite [2], ha chiarito che, nel caso di contrasto tra le condizioni contrattuali relative allo stesso buono, «deve primeggiare il principio della prevalenza delle indicazioni contenute sul titolo».

Secondo il Collegio partenopeo occorre che sul buono siano sempre riportate quelle informazioni necessarie a consentire al risparmiatore di valutare in modo adeguato i «profili di rischio e rendimento dell’operazione». Sarebbe, infatti, fuorviante per il possessore del buono se si «ammettesse che le condizioni alle quali l’amministrazione postale si obbliga possano essere invece, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore all’atto stesso della sottoscrizione».

 

 

Rimborso di Bpf: un esempio di contrasto tra Poste e risparmiatore

La vicenda decisa dell’Arbitro bancario riguarda la domanda di una donna riguardante il rimborso di un buono che, in base alla stampa su di esso apposta, prevedeva la corresponsione del «doppio del capitale investito dopo 9 anni e 6 mesi e il triplo dopo 14 anni dalla sottoscrizione». Presentatasi agli uffici postali dopo 14 anni, la risparmiatrice apprendeva che il rimborso del titolo, anziché alle condizioni dichiarate nella parte retrostante, sarebbe avvenuto in base a condizioni che le riconoscevano un interesse lordo pari al 35% dell’importo nominale inizialmente sottoscritto.

Le Poste si difendevano sostenendo che il buono recava il timbro apposto dall’Ufficio di emissione e non invece quello relativo alla effettiva serie di appartenenza, il cui rendimento era regolato da un Decreto del Ministero del Tesoro anteriore alla sua emissione e che esse avevano esposto nei propri uffici un avviso sulle condizioni, consegnando poi alla cliente, all’atto della sottoscrizione, la descrizione dettagliata delle caratteristiche del buono. In altre parole, ad avviso delle Poste, la risparmiatrice era comunque stata informata delle diverse condizioni del titolo attraverso la consegna del foglio informativo.

 

In sintesi, il punto della questione, come in molti casi avviene, riguarda il contrasto di vedute tra risparmiatore e Poste, in quanto il primo ritiene di aver diritto alle condizioni di rendimento nominale apposte sul titolo, mentre le altre affermano che le condizioni contrattuali applicabili (e rese pubbliche negli uffici postali tramite affissione in bacheca o consegna di fogli informativi) siano quelle relative ad una serie diversa; condizioni che, di fatto, comporterebbero una condizione peggiorativa per il risparmiatore.

 

 

Rimborso del buono postale fruttifero: a quali condizioni?

Dinanzi a tale contrasto, l’Abf non solo ha accolto la domanda della risparmiatrice per la mancanza di una prova da parte delle Poste di aver effettivamente informato la cliente delle modifiche alle condizioni di rimborso, ma ha ribadito un principio da tenere a mente tutte le volte in cui si possieda dei buoni che riportino condizioni di rendimento contrastanti con la disciplina ministeriale della specifica emissione. E cioè: se il decreto che dovrebbe regolare (modificandoli) i tassi di rimborso risultanti dal buono è entrato in vigore prima della sua emissione e tali variazioni non sono state rese note al risparmiatore al momento della sottoscrizione del titolo (tramite l’apposizione di un nuovo timbro sul buono), il buono sottoscritto deve essere rimborsato secondo le condizioni da esso risultanti.


[1] Abf, Collegio di Napoli, decisione n. 3662/2016 del 21.04.2016.

[2] La Cass., Sez. Un., con sent. n. 13979/07 ha affermato che «nella disciplina dei buoni postali fruttiferi il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti; ne deriva che il contrasto tra le condizioni, in riferimento al saggio degli interessi, apposte sul titolo e quelle stabilite dal d.m. che ne disponeva l’emissione deve essere risolto dando la prevalenza alle prime, essendo contrario alla funzione stessa dei buoni postali– destinati ad essere emessi in serie per rispondere a richieste di un numero indeterminato di sottoscrittori– che le condizioni alle quali l’amministrazione postale si obbliga possano essere, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore all’atto della sottoscrizione del buono».

 


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