Smaltire un elettrodomestico: regole e sanzioni
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4 Ott 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


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Smaltire un elettrodomestico: regole e sanzioni

Cosa rischio se butto un elettrodomestico in una discarica? E cosa rischio se invece lo butto a margine di un cassonetto della spazzatura?

 

Spesso ci si chiede come fare a disfarsi di un elettrodomestico ormai giunto al termine del suo ciclo vitale. La legge vieta l’abbandono degli elettrodomestici in una discarica o nei pressi di un cassonetto, imponendo in tal senso specifici obblighi ai cittadini. È anche vietata la gestione abusiva del sistema di raccolta dei rifiuti. In caso di violazione, si rischia una pesante sanzione pecuniaria e, in specifici casi, anche l’arresto.

I Raee: cosa sono

I «Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche» sono rifiuti speciali consistenti in tutti quegli strumenti elettrici o elettronici di cui, per qualunque ragione, ci vuole disfare [1]. Il corretto smaltimento di tali rifiuti è importante per due ordini di motivi:

  • evitare l’inquinamento del suolo e delle acque (dovuto alla loro non biodegradabilità e alle sostanze tossiche spesso presenti) e, conseguentemente, scongiurare ripercussioni per la salute umana;
  • consentire il reimpiego delle loro componenti (plastica, rame, alluminio, piombo, acciaio e così via).

I Raee possono essere domestici o professionali (derivanti cioè da attività commerciali o industriali).

Raee: come vanno smaltiti

I Raee domestici sono considerati rifiuti urbani. È assolutamente vietato il loro abbandono. Inoltre, non possono essere gestiti come i normali rifiuti. Le regole da osservare per uno smaltimento legale sono le seguenti:

  • è possibile consegnare l’elettrodomestico al venditore, qualora se ne acquisti uno equivalente (sistema «uno contro uno») [2]. Il commerciante è obbligato a ritirare l’oggetto a titolo assolutamente gratuito (se quest’ultimo rifiuta di rilevare il Raee o lo fa a titolo oneroso è soggetto ad sanzione amministrativa pecuniaria da 150 a 400 euro) [3];
  • i distributori con superficie di vendita di almeno 400mq sono obbligati a ritirare gratuitamente i Raee di piccolissime dimensioni (sistema «uno contro zero»). Per i punti vendita più piccoli, invece, non c’è l’obbligo di ritiro ma una mera facoltà [4];
  • si può portare l’elettrodomestico nell’isola ecologica o nel centro di raccolta appositamente predisposto dall’amministrazione comunale;
  • in alternativa, occorre contattare il servizio comunale di raccolta che preleverà a domicilio e gratuitamente il rifiuto.

Le sanzioni: cosa si rischia in caso di abbandono di elettrodomestici

La legge vieta in maniera assoluta l’abbandono e il deposito incontrollato di rifiuti di qualsiasi genere (dunque, anche di elettrodomestici) [5]. Allo stesso modo, è proibita l’immissione degli stessi nelle acque superficiali e sotterranee. Chi non osserva tali divieti è obbligato a rimuovere i rifiuti abbandonati. In questo caso, il sindaco, con ordinanza, può disporre le operazioni necessarie e il termine entro cui procedere: se non si ottempera all’ordinanza, la pena è l’arresto fino ad un anno [6].

 

A parte ciò, il semplice abbandono o deposito di rifiuti (nonché l’immissione nelle acque) è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria da un minimo di 300 euro ad un massimo di 3.000 euro. Inoltre, se si tratta di rifiuti pericolosi, la pena è aumentata fino al doppio. Si consideri a questo proposito che anche alcuni elettrodomestici possono rientrare in tale categoria, per via delle sostanze altamente nocive in essi contenute (si pensi al gas presente nei frigoriferi, alle schiume isolanti nei condizionatori, al mercurio e ad altri elementi chimici). In caso di abbandono di elettrodomestici pericolosi, quindi, la sanzione pecuniaria sarà molto pesante: potrà raggiungere un massimo di 6.000 euro [7].

 

È importante sottolineare che con il termine «abbandono» la legge intende anche il semplice deposito nei pressi di un cassonetto. Il codice dell’ambiente, infatti, non prevede un regime diversificato in tal senso, né dispone una sanzione differente per chi lasci rifiuti a margine un cassonetto: ciò, infatti, equivale a tutti gli effetti ad abbandonare rifiuti per strada. Prima del 2010, la legge prevedeva una sanzione minore per l’abbandono di una piccola quantità di rifiuti (ad esempio, appunto, un singolo elettrodomestico lasciato vicino un cassonetto). Con la modifica legislativa [8], tuttavia, deve concludersi che anche tale circostanza rientri nel regime sanzionatorio generale: non è più concessa alcuna distinzione tra abbandono lieve e abbandono rilevante.

 

Oltre all’abbandono di rifiuti (punito, come visto, a livello amministrativo) la legge punisce chiunque, senza autorizzazione, si occupi della gestione dei rifiuti in tutte le sue fasi (raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione). Tutto ciò è considerato reato e, quindi, si incorrerà in una sanzione penale: arresto da tre mesi ad un anno e ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro (per i rifiuti pericolosi, ammenda dello stesso importo, ma arresto da sei mesi a due anni) [9]. La disposizione descritta è volta a scongiurare il pericolo di inquinamento e mancato riciclo dei rifiuti. L’autorizzazione amministrativa, in questo senso, è garanzia di corretto smaltimento. Ne deriva che una gestione abusiva si presume, per ciò solo, pericolosa.

 

La norma descritta punisce anche una condotta occasionale (ad esempio, un singolo episodio di trasporto di rifiuti senza autorizzazione) [10]. Inoltre, non è necessario che il colpevole si occupi formalmente di tali attività, essendo punibile anche l’esercizio in via di mero fatto [11].

 

In ogni caso, occorre sottolineare che il privato cittadino che trasporti un elettrodomestico al fine di abbandonarlo (anche in discarica), non sarà punibile per trasporto abusivo ma solo per abbandono di rifiuti: quindi, non commetterà reato, ma unicamente l’illecito amministrativo previsto al riguardo. La condotta di trasporto, infatti, va considerata preliminare rispetto all’azione principale (l’abbandono). Sarebbe paradossale, in tal senso, punire a livello penale un’azione meramente preparatoria e a livello amministrativo la condotta principale [12].


In pratica

Lo smaltimento degli elettrodomestici è soggetto a regole specifiche rispetto agli altri rifiuti. Chi abbandona un elettrodomestico (anche in discarica) commette un illecito amministrativo, che prevede una sanzione pecuniaria da 300 euro a 3000 euro. La pena può essere aumentata fino al doppio per i rifiuti considerati pericolosi. Alla stessa sanzione soggiace chiunque lasci un elettrodomestico nei pressi di un cassonetto.

[1] Art. 4, comma 1, lett. e), D.Lgs. n. 49/2014.

[2] Art. 11, comma 1, D.Lgs. n. 49/2014.

[3] Art. 38, comma 1, D.Lgs. n. 49/2014.

[4] Art. 11, comma 3, D.Lgs. n. 49/2014.

[5] Art. 192, D.Lgs. n. 152/2006.

[6] Art. 255, comma 3, D.Lgs. n. 152/2006.

[7] Art. 255, comma 1, D.Lgs. n. 152/2006.

[8] Art. 34, D.Lgs. n. 205/2010.

[9] Art. 256, D.Lgs. n. 152/2006.

[10] Cass. sent. n. 48015/2014 del 20/11/2014.

[11] Cass. sent. n. 47662/2014 del 19/11/2014.

[12] Cass. sent. n. 41352/2014 del 06/10/2014.

 


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