L’affitto va pagato anche se l’appartamento è in condizioni precarie
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28 Set 2016
 
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Redazione
 


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L’affitto va pagato anche se l’appartamento è in condizioni precarie

Sì alla cessazione o alla riduzione del pagamento dell’affitto solo se l’immobile risulta invivibile. Umidità, infiltrazioni e crepe sui muri non bastano.

 

L’inquilino deve pagare il canone di affitto anche se l’appartamento presenta dei problemi che, comunque, non ne compromettono completamente l’utilizzo, come ad esempio delle macchie di umidità, delle infiltrazioni di acqua con conseguente muffa sulla pareti o dei vizi strutturali che abbiano comportato crepe sulla vernice. Solo nel caso in cui le condizioni dell’appartamento siano tali da comprometterne integralmente l’utilizzo, costringendo l’inquilino ad andare a vivere altrove, allora il canone di affitto non deve essere più versato. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Dunque, il conduttore (ossia l’inquilino) non può né interrompere il pagamento del fitto, né ridurne l’ammontare dei relativi canoni appellandosi al fatto che l’immobile presenta dei vizi, anche se detti difetti dipendono dalla mancata manutenzione del padrone di casa. Se quest’ultimo, infatti, si è totalmente disinteressato di provvedere alle riparazioni, tutt’al più l’inquilino può citarlo davanti al giudice affinché venga determinata la misura del risarcimento e la riduzione del compenso mensile.

 

La sospensione totale o parziale dell’adempimento è ammissibile solo a fronte di una totale assenza della controprestazione da parte del locatore che abbia lasciato al conduttore un appartamento invivibile. È chiaro, dunque, che se quest’ultimo continua ad abitarvi non fa che dimostrare il contrario, ossia l’idoneità dell’appartamento ad essere vissuto.

 

Insomma, l’inquilino non ha un potere di autotutela. Come chiarito da un’interpretazione ormai costante in giurisprudenza, il conduttore non può rifiutare il pagamento dei canoni di locazione, né tantomeno ridurne l’ammontare, nel caso in cui si verifichi una riduzione delle possibilità di godimento del bene locato, anche laddove tale evento sia riconducibile al fatto del locatore. La sospensione totale o parziale dell’adempimento può derivare solo al termine di una causa contro il padrone di casa.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 13 maggio – 27 settembre 2016, n. 18987
Presidente Chiarini – Relatore Di Marzio

Svolgimento del processo

Il tribunale di Campobasso, accogliendo la domanda di P.A. dichiarò, risolto per inadempimento il contratto di locazione intercorso tra lo stesso, quale conduttore, e M.G., quale locatrice. Condannò inoltre quest’ultima al risarcimento dei danni.
Adita dalla locatrice, la corte di Campobasso riformò la sentenza appellata: non ravvisando i presupposti della risoluzione per inadempimento, pur ritenuta dal tribunale.
P.A. ha presentato ricorso per cassazione affidato a due motivi.
M.G. ha presentato controricorso.

Motivi della decisione

1. Afferma parte ricorrente che l’immobile locato sarebbe stato compromesso da gravi vizi strutturali, così che ai sensi dell’art. 1578 cod. civ. per come interpretato dalla costante giurisprudenza di questa corte, avrebbero dovuto desumersi le condizioni di inutilizzo totale o comunque di godimento gravemente ridotto dell’immobile tali da giustificare, ai sensi dell’art. 1460 cod. civ., la mancata corresponsione dei canoni da parte del conduttore che, per conseguenza, non avrebbe dovuto essere considerato moroso.
La doglianza è

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