Stalking telefonico: quando scatta
Lo sai che?
29 Set 2016
 
L'autore
Sabina Coppola
 


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Stalking telefonico: quando scatta

Le telefonate continue e petulanti, se giustificate non sono reato.

 

Chiami continuamente la tua ex moglie per cercare di parlare con tua figlia e lei ti minaccia di denunciarti per stalking? Non preoccuparti, il tuo comportamento non è reato. È quanto ha affermato la Cassazione in una recente sentenza nella quale ha chiarito che se l’insistenza (consistita nelle continue telefonate) è giustificata da un motivo valido e serio non è reato [1]. Ma andiamo con ordine.

 

 

In cosa consiste il reato di stalking telefonico?

Quello impropriamente chiamato “stalking telefonico” in realtà è il reato di «molestia o disturbo alle persone».

Lo compie chiunque [2]:

  • dia fastidio o disturbi qualcuno in luogo pubblico, aperto al pubblico, o telefonicamente;
  • sia petulante, pressante, ripetitivo ed insistente ed abbia la volontà precisa di interferire (senza motivo) nell’altrui sfera di libertà creando profondo turbamento.

La pena prevista è quella dell’arresto (da quindici giorni a sei mesi) o dell’ammenda (fino ad € 516,00).

 

 

Cosa si intende per molestie (o disturbi)?

Sono molestie tutti gli atti o i comportamenti di un soggetto che provocano nel suo destinatario una sensazione di disagio, irritazione o, addirittura, di tormento interiore e variano in relazione al sentire comune.

 

 

Quando la molestia è reato?

Non tutti i comportamenti insidiosi, pressanti o irritanti sono di per sé una molestia punibile penalmente.

Non commette il delitto di stalking un padre che non vede la figlia e per parlarle, o per sapere se sta bene, è costretto a chiamare milioni di volte sul telefono cellulare della ex moglie (perché lei non risponde mai).

Se, infatti, le numerose telefonate (o gli sms) hanno una giustificazione seria, la petulanza è considerata solo come lo strumento attraverso il quale farsi riconoscere un proprio diritto.

In altre parole, se le telefonate non avvengono con la finalità di interferire, sgradevolmente, nella sfera privata di qualcuno, violandone la quiete e la libertà, non c’è reato (a prescindere da come quell’insistenza sia avvertita dal destinatario).

 

 

Cosa accade se non ricevo nessuna querela?

Il reato di molestie non tutela la tranquillità personale, ma la tranquilla pubblica che si ritiene turbata da chi viola la quiete privata: per tale ragione il pubblico ministero, venuto a conoscenza delle molestie, procederà anche senza alcuna querela.

Ciò significa che, in caso di molestie telefoniche, anche se la persona offesa decidesse di non sporgere la querela, o volesse ritirarla successivamente, ciò non basterebbe ad evitare il processo.


In pratica

Se telefoni in maniera petulante ed ossessiva ad una persona creandole disturbo, stai attento, perché se non hai una valida ragione potrai essere denunciato per molestie e subire un processo penale.

La sentenza

Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza 6 luglio – 16 settembre 2016, n. 38675

Presidente Tomassi – Relatore Novik

 

Rilevato in fatto

 

  • Con sentenza emessa il 26 febbraio 2015, il Tribunale di Messina condannava G.C. alla pena di euro 300 di ammenda ed al risarcimento dei danni in favore della parte civile, liquidate in euro 500 oltre spese, per il reato di cui agli artt. 81 e 660 cod. pen., \”perché, in esecuzione del medesimo disegno criminoso ed anche in tempi diversi, per petulanza o altro biasimevole motivo, utilizzando le utenze telefoniche n. 338-4062601 a lei intestata e 389-2752168 intestata a D.M. G., telefonando ripetutamente sull\’utenza cellulare n. 339-1712758, in uso a R. P., recava molestia o disturbo a quest\’ultima\”; reato commesso in M. M. il 3/8/2011.
  • In particolare, in base alle dichiarazioni della persona offesa, riscontrate dai tabulati telefonici e dalle dichiarazioni testimoniali, il tribunale riteneva provato che l\’imputata aveva telefonato più volte alla parte offesa con il proprio cellulare e, verificata l\’impossibilità di contattarla, aveva utilizzato il cellulare del D.M.. Come è spiegato in altra parte della sentenza relativa alla madre dell\’imputata, parimenti condannata per fatti analoghi e non impugnante, le telefonate si
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    [1] Cass., sent. n. 38675 del 16.09.2016.

    [2] Art. 660 cod. pen..

     


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