Accordo Governo-sindacati: cosa cambia sulle pensioni
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28 Set 2016
 
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Carlos Arija Garcia
 


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Accordo Governo-sindacati: cosa cambia sulle pensioni

Quattordicesima per i più poveri, anticipi sperimentali, no tax area, agevolazioni per i precoci, ricongiunzione gratuita. Ecco le novità sulle pensioni.

 

 

Sei miliardi in tre anni, Ape sperimentale per due anni, quattordicesima e no tax area per i titolari delle pensioni più basse e per i lavoratori precoci in difficoltà dopo 41 anni di contributi. Ecco i punti principali del nuovo accordo tra Governo e sindacati sulle pensioni. Si tratta di un primo passo verso una riforma che deve essere ancora perfezionata. Ma, a sentire gli umori delle parti, è un passo importante che dà delle indicazioni concrete su cosa ci aspetta quando e se decideremo di smettere di lavorare. Vediamole nel dettaglio.

 

 

Cosa cambia per le pensioni più basse

In arrivo la quattordicesima mensilità per un altro milione e passa di pensionati. L’assegno supplementare fino a 500 euro verrà versato a chi prende fino a 1.000 euro lordi al mese (non più fino a 750 euro). Chi già percepisce la quattordicesima avrà un ritocco di circa il 20%. La ricongiunzione dei contributi versati ad enti diversi diventerà gratuita. Le pensioni calcolate con il sistema retributivo non saranno toccate (parola di Matteo Renzi). Per tutti i pensionati arriva la parificazione della no tax area alla soglia stabilita per il lavoro dipendente (8.125 euro) con detrazione d’imposta riconosciuta fino a 55 mila euro.

 

 

Cosa cambia con l’Ape

L’accordo tra Governo e sindacati sulle pensioni parla anche di Ape, l’anticipo pensionistico in via sperimentale per due anni. Permette a chi compie 63 anni, quindi a chi è distante meno di 3 anni e 7 mesi dall’età di vecchiaia, di lasciare il lavoro in anticipo grazie ad un prestito. I lavoratori più disagiati potranno beneficiare dell’Ape “sociale” senza subire tagli sul futuro assegno. Tutti gli altri, invece, dovranno sostenere un costo.

Il prestito potrebbe essere pagato con tagli fino al 25% sull’importo della pensione dei successivi 20 anni. Sarà necessario, però, stabilire un reddito massimo al di sotto del quale l’anticipo non avrà costi a carico del lavoratore. Finora si era parlato di un tetto delle pensioni di 1.500 euro lordi, ma i sindacati chiedono di più. Non mancheranno delle misure per chi deve lasciare un’azienda in crisi con oneri a carico delle imprese.

 

 

Pensioni: cosa cambia per i lavoratori usuranti e precoci

Premessa: l’accordo tra Governo e sindacati sulle pensioni definisce il lavoratore precoce chi ha versato 12 mesi di contributi prima di avere compiuto i 19 anni. Questi lavoratori potrebbero andare in pensione prima dei 62 anni senza penalizzazioni sul trattamento pensionistico. Potrebbero anche smettere di lavorare con 41 anni di contributi i disoccupati senza ammortizzatori sociali, gli addetti alle attività gravose ed i disabili. Infine, i lavoratori che hanno svolto mansioni usuranti per almeno 7 anni degli ultimi 10 di lavoro potranno andare in pensione un anno o un anno e mezzo prima rispetto alla normativa attuale.

 

 

Riforma delle pensioni: c’è anche Rita

Nell’accordo tra Governo e sindacati sulle pensioni c’è anche Rita. Rita è la rendita integrativa temporanea anticipata. Ne può usufruire il lavoratore che ha maturato un montante in un fondo integrativo, al quale deve attingere prima di arrivare all’età della pensione per poter campare. Grazie a Rita potrà farlo con un’agevolazione fiscale, una tassazione inferiore a quella prevista oggi per gli anticipi e pari a quella relativa alla pensione complementare erogata a rendita.

 

 

Riforma delle pensioni: il lavoro continua

Naturalmente, con l’accordo tra Governo e sindacati sulle pensioni la storia non è finita. Palazzo Chigi e rappresentanti dei lavoratori dovranno ancora perfezionare l’accordo su altri fronti, come quello della possibile riduzione del cuneo contributivo sul lavoro stabile grazie ad una pensione di garanzia legata agli anni di contributi e all’età di uscita. Alcune categorie, inoltre, potrebbero superare i vincoli dell’adeguamento alle speranze di vita.


Autore immagine: Pixabay

 


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Commenti
29 Set 2016 dr. Salvatore MANGO

SMETTIAMOLA DI GIOCARE CON LE PENSIONI POVERE. LA DECISIONE DI PORTARE I MINIMI DA 750 A MILLE €URO E’ QUALCOSA A FRONTE DEI MILIARDI CHE SI SPENDONO IN VIOLAZIONE DELL’ART. 11 DELLA COSTITUZIONE. – PERO’ QUESTI MILLE €URO CHE SIANO EFFETTIVAMENTE TALI,OSSIA, CHE SIANO NETTI, NETTI, NETTI ! ALTRIMENTI RI-DIVENTANO 750 ! – CHIARO ?! – GRAZIE – CORDIALITA’ – dr. Salvatore MANGO – 3293218910 –

 
29 Set 2016 Silvano Pietta

Ho 60 e sono disoccupato da 3 anni circa.
Quando vado in pensione?
20 versamenti INPS e 15 anni di ENASARCO.
Saluti.

 
29 Set 2016 Giancarlo GIGLIOTTI

POTRESTE FARE, PER CORTESIA, L’ELENCO DEI LAVORI USURANTI. IN PARTICOLARE LAVORARE NELLA SCUOLA DELL’INFANZIA E’ LAVORO USAURANTE? GRAZIE

 
29 Set 2016 agnese cortese

MIO MARITO HA 64 ANNI è 29 ANNI DI CONTRIBUTI,,LA SUA PENSIONE SARA’DI 900 EURO NETTI CIRCA, PUO’ ANDARE IN PENSIONE ANTICIPATA SENZA PENALIZZAZIONI E COSTI E POTRA’ AVERE LA QUATTORDICESIMA?…CONSIDERANDO CHE IO SONO DISOCCUPATA..?”

 
1 Ott 2016 teodoro carlomagno

la ricongiunzione a titolo gratuito che effetto avra?
varrà solo nel diritto ( ovvero per fare raggiungere l’eta pensionabile) o anche nella misura ( e cioe quegli anni ricongiunti gratuitamente saranno conteggiati anche contributivamente?
Grazie