Equitalia, se commette errori risarcisce i danni morali
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29 Set 2016
 
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Equitalia, se commette errori risarcisce i danni morali

Quando Equitalia sbaglia nell’esercizio dei suoi poteri di riscossione, come un’iscrizione di ipoteca errata, deve risarcire il danno biologico.

 

Equitalia non la fa franca chiedendo soltanto «scusa»: tutte le volte in cui sbaglia nell’esercizio dei suoi poteri di riscossione deve anche risarcire i danni morali al contribuente. Come nel caso, ad esempio, in cui iscriva un’ipoteca per un valore di gran lunga superiore al proprio credito [1] o quando dimentichi di inviare al debitore la comunicazione preventiva. È quanto chiarito dal Tribunale di Teramo in una recente sentenza [2].

 

La pronuncia in commento si inserisce in quel filone interpretativo che non lascia sconti a Equitalia: anche l’agente della riscossione, come qualsiasi altro creditore, deve risarcire il danno biologico (e non solo quello economico o – per dirla con le parole degli avvocati – il danno patrimoniale) al contribuente se viola le norme sull’esecuzione forzata. E ciò vale sia che il contribuente sia una società che un cittadino privato.

 

Ricordiamo che, come già ha osservato la Cassazione [3], tutte le volte in cui Equitalia decide di iscrivere un’ipoteca su un immobile del debitore deve rispettare due imprescindibili limiti:

  • il credito di Equitalia deve essere superiore a 20mila euro; non sono possibili ipoteche per crediti inferiori. Con la conseguenza che, se il contribuente paga solo una parte del debito facendo scendere il proprio debito al di sotto di tale soglia, l’ipoteca inizialmente iscritta deve essere cancellata (per esempio: Mario ha un debito di 35mila euro; Equitalia iscrive ipoteca su un suo terreno; Mario paga 16mila euro; Equitalia deve cancellare l’ipoteca);
  • l’iscrizione di ipoteca deve essere preceduta da una comunicazione preventiva che va notificata al debitore in modo formale (raccomandata a.r. o con messo notificatore) e con cui gli si concede almeno 30 giorni (prima dei quali l’ipoteca non può iscriversi) per presentare osservazioni, controdeduzioni, difese o, eventualmente pagare oppure, in ultimo, chiedere la rateazione del debito (misura che, una volta concessa, evita l’ipoteca). L’omesso invio della comunicazione preventiva determina – prosegue la sentenza – la nullità dell’ipoteca per violazione del diritto del contribuente a partecipare al procedimento, e tale nullità «travolge altresì le successive annotazioni di riduzione della somma».

 

Ricordiamo che, una volta iscritta l’ipoteca, Equitalia non può procedere a pignoramento se il proprio credito risulta inferiore a 120mila euro. Inoltre, se l’immobile su cui è stata iscritta l’ipoteca è anche l’unico di proprietà del debitore, è accatastato a civile abitazione, non è di lusso e vi è fissata la residenza del debitore medesimo, non si può avviare l’esecuzione forzata e la vendita all’asta: resta cioè l’ipoteca come una misura di coercizione (più psicologica che non, per chi non ha intenzione di vendere la casa).

 

 

Il danno patrimoniale e morale

In generale, per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale dal creditore che abbia violato le norme sull’esecuzione forzata, il debitore deve dimostrare di aver subito uno specifico danno. Ma secondo la sentenza in commento tale prova può anche basarsi su indizi e su massime di esperienza comune. È infatti noto che, almeno per quanto riguarda le società, un’iscrizione di ipoteca di importo elevato «indurrebbe qualsiasi istituto creditizio a non considerare più solvibile il debitore iscritto» e quindi a revocargli affidamenti e a non concedergli altro credito. Nel caso di specie il contribuente – una Srl – aveva provato che, dopo l’iscrizione dell’ipoteca, le banche avevano interrotto la concessione di mutui.

 

Per quanto invece riguarda il danno morale, esso può anche consistere in un pregiudizio all’immagine e all’identità. Oppure anche in sofferenze fisiche. Come appunto nel caso in oggetto, in cui il debitore aveva sviluppato « una malattia medicalmente accertabile» e che gli aveva provocato un’invalidità temporanea di 180 giorni e postumi invalidanti permanenti nella misura del 4%, liquidati in 10mila euro.


La sentenza

Sentenza n. 997/2016 pubbl. il 01/08/2016 RG n. 1192/2012 Repert. n. 1655/2016 del 01/08/2016

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI TERAMO SEZIONE CIVILE

in persona del dr. Paolo Andrea Vassallo ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile di primo grado iscritta al n. 1192 del R.G.A.C.C. dell’anno 2012, trattenuta in decisione nell’udienza del 12.1.2016 e vertente

TRA
ZUCCARINI ANTONIO (CF: ZCCNTN59H13B515P), nato a Campli (Te) il 13.06.1959 e residente in Teramo, alla Via Rozzi, 16, elettivamente domiciliato in Teramo, Loc. S. Nicolò a Tordino alla Via Palombieri, 17, presso e nello studio dell’Avv. Eva Guardiani (CF:GRDVEA71R44C352X) (fax. 0861.588273 – eva.guardiani@pec-avvocatiteramo.it) che lo rappresenta e difende, unitamente e disgiuntamente all’Avv. Ambra Fabri (CF: FBRMBR82P49L103O) (fabri.ambra@pec-avvocatiteramo.it), giusta procura a margine dell’atto di citazione e all’avv. Giuseppe Falace, C.F. FLC GPP49C12L103W, con studio a Teramo, in via C. Battisti nc. 66 (avvgiuseppefalace@tiscalinet.it-, pec@avvgiuseppefalace.it 0861-

285467), giusta procura a margine della memoria ex art. 85 c.p.c..

– ATTORE –

E
EQUITALIA CENTRO SPA, C.F. P.I. 03078981200 (già Equitalia Pragma Spa),

in persona

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[1] La legge consente al creditore di iscrivere ipoteca per un valore pari al credito aumentato della metà: ad esempio, con una cartella di 20mila euro, l’ipoteca può essere di 30mila euro, ossia 20mila + ½ di 20mila.

[2] Trib. Teramo sent. del 01.08.2016.

[3] Cass. ord. n. 2879/2016.

 


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