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Lo sai che? Pubblicato il 29 settembre 2016

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Lo sai che? Equitalia, se commette errori risarcisce i danni morali

> Lo sai che? Pubblicato il 29 settembre 2016

Quando Equitalia sbaglia nell’esercizio dei suoi poteri di riscossione, come un’iscrizione di ipoteca errata, deve risarcire il danno biologico.

Equitalia non la fa franca chiedendo soltanto «scusa»: tutte le volte in cui sbaglia nell’esercizio dei suoi poteri di riscossione deve anche risarcire i danni morali al contribuente. Come nel caso, ad esempio, in cui iscriva un’ipoteca per un valore di gran lunga superiore al proprio credito [1] o quando dimentichi di inviare al debitore la comunicazione preventiva. È quanto chiarito dal Tribunale di Teramo in una recente sentenza [2].

La pronuncia in commento si inserisce in quel filone interpretativo che non lascia sconti a Equitalia: anche l’agente della riscossione, come qualsiasi altro creditore, deve risarcire il danno biologico (e non solo quello economico o – per dirla con le parole degli avvocati – il danno patrimoniale) al contribuente se viola le norme sull’esecuzione forzata. E ciò vale sia che il contribuente sia una società che un cittadino privato.

Ricordiamo che, come già ha osservato la Cassazione [3], tutte le volte in cui Equitalia decide di iscrivere un’ipoteca su un immobile del debitore deve rispettare due imprescindibili limiti:

  • il credito di Equitalia deve essere superiore a 20mila euro; non sono possibili ipoteche per crediti inferiori. Con la conseguenza che, se il contribuente paga solo una parte del debito facendo scendere il proprio debito al di sotto di tale soglia, l’ipoteca inizialmente iscritta deve essere cancellata (per esempio: Mario ha un debito di 35mila euro; Equitalia iscrive ipoteca su un suo terreno; Mario paga 16mila euro; Equitalia deve cancellare l’ipoteca);
  • l’iscrizione di ipoteca deve essere preceduta da una comunicazione preventiva che va notificata al debitore in modo formale (raccomandata a.r. o con messo notificatore) e con cui gli si concede almeno 30 giorni (prima dei quali l’ipoteca non può iscriversi) per presentare osservazioni, controdeduzioni, difese o, eventualmente pagare oppure, in ultimo, chiedere la rateazione del debito (misura che, una volta concessa, evita l’ipoteca). L’omesso invio della comunicazione preventiva determina – prosegue la sentenza – la nullità dell’ipoteca per violazione del diritto del contribuente a partecipare al procedimento, e tale nullità «travolge altresì le successive annotazioni di riduzione della somma».

Ricordiamo che, una volta iscritta l’ipoteca, Equitalia non può procedere a pignoramento se il proprio credito risulta inferiore a 120mila euro. Inoltre, se l’immobile su cui è stata iscritta l’ipoteca è anche l’unico di proprietà del debitore, è accatastato a civile abitazione, non è di lusso e vi è fissata la residenza del debitore medesimo, non si può avviare l’esecuzione forzata e la vendita all’asta: resta cioè l’ipoteca come una misura di coercizione (più psicologica che non, per chi non ha intenzione di vendere la casa).

Il danno patrimoniale e morale

In generale, per ottenere il risarcimento del danno patrimoniale dal creditore che abbia violato le norme sull’esecuzione forzata, il debitore deve dimostrare di aver subito uno specifico danno. Ma secondo la sentenza in commento tale prova può anche basarsi su indizi e su massime di esperienza comune. È infatti noto che, almeno per quanto riguarda le società, un’iscrizione di ipoteca di importo elevato «indurrebbe qualsiasi istituto creditizio a non considerare più solvibile il debitore iscritto» e quindi a revocargli affidamenti e a non concedergli altro credito. Nel caso di specie il contribuente – una Srl – aveva provato che, dopo l’iscrizione dell’ipoteca, le banche avevano interrotto la concessione di mutui.

Per quanto invece riguarda il danno morale, esso può anche consistere in un pregiudizio all’immagine e all’identità. Oppure anche in sofferenze fisiche. Come appunto nel caso in oggetto, in cui il debitore aveva sviluppato « una malattia medicalmente accertabile» e che gli aveva provocato un’invalidità temporanea di 180 giorni e postumi invalidanti permanenti nella misura del 4%, liquidati in 10mila euro.

note

[1] La legge consente al creditore di iscrivere ipoteca per un valore pari al credito aumentato della metà: ad esempio, con una cartella di 20mila euro, l’ipoteca può essere di 30mila euro, ossia 20mila + ½ di 20mila.

[2] Trib. Teramo sent. del 01.08.2016.

[3] Cass. ord. n. 2879/2016.

Sentenza n. 997/2016 pubbl. il 01/08/2016 RG n. 1192/2012 Repert. n. 1655/2016 del 01/08/2016

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI TERAMO SEZIONE CIVILE

in persona del dr. Paolo Andrea Vassallo ha emesso la seguente

SENTENZA

nella causa civile di primo grado iscritta al n. 1192 del R.G.A.C.C. dell’anno 2012, trattenuta in decisione nell’udienza del 12.1.2016 e vertente

TRA
ZUCCARINI ANTONIO (CF: ZCCNTN59H13B515P), nato a Campli (Te) il 13.06.1959 e residente in Teramo, alla Via Rozzi, 16, elettivamente domiciliato in Teramo, Loc. S. Nicolò a Tordino alla Via Palombieri, 17, presso e nello studio dell’Avv. Eva Guardiani (CF:GRDVEA71R44C352X) (fax. 0861.588273 – eva.guardiani@pec-avvocatiteramo.it) che lo rappresenta e difende, unitamente e disgiuntamente all’Avv. Ambra Fabri (CF: FBRMBR82P49L103O) (fabri.ambra@pec-avvocatiteramo.it), giusta procura a margine dell’atto di citazione e all’avv. Giuseppe Falace, C.F. FLC GPP49C12L103W, con studio a Teramo, in via C. Battisti nc. 66 (avvgiuseppefalace@tiscalinet.it-, pec@avvgiuseppefalace.it 0861-

285467), giusta procura a margine della memoria ex art. 85 c.p.c..

– ATTORE –

E
EQUITALIA CENTRO SPA, C.F. P.I. 03078981200 (già Equitalia Pragma Spa),

in persona dell’amministratore delegato e/o legale rappresentante P.T., con sede a 50132 Firenze, Viale Giacomo Matteotti nc. 16, in persona del legale rappresentante sig. Antonio Piras e per esso il procuratore speciale sig. Renato Scognamiglio, assistito e difeso, giusta mandato a margine della comparsa di costituzione e risposta, dagli avv. ti Maurizio Cimetti C.F. CMTMRZ59E16L781D e dall’avv. Giuseppe Parente C.F. PRNGPP64E30F839O del Foro di Verona e con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Antonella Pagnottella a 64100 Teramo, in via Cavacchioli nc. – CONVENUTA –

CONCLUSIONI
All’udienza del 12.1.2016 le parti hanno concluso come da verbale in atti.

MOTIVI DELLA DECISIONE
Con atto di citazione notificato il 25 maggio 2012, il Sig. Zuccarini Antonio,

conveniva in giudizio, dinnanzi al Tribunale di Teramo, l’Equitalia Centro S.p.a., per ivi sentire accogliere le seguenti trascritte conclusioni: “1. accertare e dichiarare la condotta negligente posta in essere dall’Equitalia Pragma S.p.a. (oggi Equitalia Centro S.p.a.), in persona del legale rappresentante pro tempore, nella fattispecie descritta in atto; 2. per i fatti di cui sopra, condannare l’Equitalia Pragma S.p.a (oggi Equitalia Centro S.p.a.) al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dal Sig. Zuccarini Antonio quantificati in complessivi €3.500.000,00 (euro tremilionicinquecentomila/00) o nella diversa misura maggiore o minore che risulterà da giudizio o che il Giudice adito riterrà equa e giusta, in ogni caso oltre interessi e rivalutazione monetaria dalla data dell’evento all’effettivo saldo; 3. con vittoria di spese, le competenze e gli onorari di lite.”

A sostegno della domanda, l’attore esponeva che in data 30.03.2011 l’Equitalia Pragma S.p.a. di Teramo (oggi Equitalia Centro S.p.a.) iscriveva ipoteca legale (numero 968) su immobili di proprietà del Sig. Zuccarini Antonio per un importo totale di €8.964.925,96. Il Sig. Zuccarini lamentava in primis di non aver ricevuto alcuna comunicazione di iscrizione ipotecaria, ma di essere venuto a conoscenza della propria posizione esclusivamente attraverso delle sollecitazioni da parte delle Banche di cui era cliente.

Esponeva che la detta ipoteca era stata comunicata anche alla banca dati Cerved, con conseguente pubblicità interbancaria e visto l’elevatissimo importo indicato, gli istituti di credito si erano immediatamente attivati per chiedere il rientro delle posizioni di credito concesse all’odierno attore.

L’attore evidenziava di non essere affatto debitore nei confronti di Equitalia degli importi imputati e di aver chiesto, pertanto, chiarimenti all’Agente della Riscossione. Narrava dunque che solo con missiva del 09.05.2011 prot. 22482, l’Equitalia comunicava all’attore: “In relazione all’ipoteca legale iscritta alla formalità n. 968 di Euro €8.964.925,96 per un debito di Euro 4.342.462,88, quest’Agente della Riscossione comunica che la stessa, per mero errore di omonimia, ha riguardato cartelle di pagamento di altro contribuente”.

Aggiungeva inoltre: che nelle more del procedimento le Banche fiduciarie del Sig. Zuccarini avevano sollecitato chiarimenti e soprattutto intimato di saldare immediatamente i mutui contratti personalmente dall’attore, nonché dalle società in cui era socio; che erano stati intrapresi tavoli di trattativa con le numerose Banche interessate (Banca Tercas – Banca Carim – Banca Marche – Monte Paschi di Siena) per spiegare l’incresciosa situazione generata dall’Equitalia; che l’Agente della Riscossione aveva poi ridotto l’iscrizione ipotecaria ad €249.243,08, in quanto aveva ritenuto sussistenti delle posizioni creditorie nei confronti dell’attore, ma non aveva mai dato formale comunicazione di tale variazione, nonché delle partite su cui aveva fondato la ricostruzione; che i solleciti di chiarimento non erano cessati, in quanto l’intestazione dell’ipoteca legale risultava comunque indicante l’importo di €8.964.925,96; che nelle note dell’iscrizione di ipoteca era ancora indicato il nominativo di una società e di una partita Iva in alcun modo attribuibili al Sig. Zuccarini.

L’attore evidenziava che tale situazione comportava danni patrimoniali e non patrimoniali, sia con riguardo alla reputazione commerciale del Sig. Zuccarini, sia per la perdita di prestigiosi affari, nonché per l’esclusione da quasi tutte le imprese partecipate, con conseguenti stati depressivi.

Si costituiva in giudizio l’Equitalia Centro S.p.a., in data 9 ottobre 2012, chiedendo il rigetto delle domande formulate dall’attore. Ammetteva l’errore in cui era incorsa in merito al quantum dell’iscrizione ma ne sosteneva comunque la legittimità per il minor importo evidenziando di aver proceduto ad una mera riduzione di beni e di somme dell’originaria iscrizione. Contestava anche la domanda risarcitoria escludendo la sussistenza di danni in capo all’attore.

L’attore con la prima memoria, depositata il 6.12.2012, faceva rilevare l’assoluta genericità e indeterminatezza delle contestazioni espresse da parte convenuta che, nella propria comparsa di costituzione e risposta, si limitava ad affermare che “ha provveduto in meno di cinque giorni a restringere l’ipoteca ad alcuni beni ed a ridurla per gli altri”. Sosteneva che l’intera vicenda violava tutte le norme del codice civile in materia di ipoteca ed in particolare gli artt. 2841 e 2874, nonché l’art. 12, comma 3, DPR 602/73. Sottolineava come la convenuta non avesse provveduto alla cancellazione dell’ipoteca, come riportato nel provvedimento n. 126/2011 del 05.04.2012 a firma del Funzionario delegato Anna Di Francesco, bensì aveva effettuato, una mera restrizione ipotecaria.

Con la prima memoria ex art. 183, comma 6, c.p.c. l’attore provvedeva quindi ad integrare la domanda originale con espressa richiesta volta a rendere nulla e di nessun effetto l’iscritta ipoteca, chiedendo “Voglia l’Ill.mo Giudice adito: 1. accertare e dichiarare la condotta negligente posta in essere dall’Equitalia Pragma S.p.a. (oggi Equitalia Centro S.p.a.), in persona del legale rappresentante pro tempore, nonché la nullità dell’iscrizione ipoteca-ria n. 968 del 30.03.2011 e dichiarane, dunque, la cancellazione; 2. per i fatti di cui sopra, condannare l’Equitalia Pragma S.p.a (oggi Equitalia Centro S.p.a.) al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti dal Sig. Zuccarini Antonio quantificati in complessivi €3.500.000,00 (euro tremilionicinquecentomila/00) o nella diversa misura maggiore o minore che risulterà da giudizio o che il Giudice adito riterrà equa e giusta, in ogni caso oltre interessi e rivalutazione monetaria dalla data dell’evento all’effettivo saldo; 3. con vittoria di spese, le competenze e gli onorari di lite”.

Le domande attoree sono tutte fondate.

Principiando dalla domanda di accertamento della illegittimità e nullità dell’iscrizione ipotecaria, va osservato che i fatti storici che hanno dato origine alla presente controversia sono pacifici ed, in ogni caso, risultanti dai documenti agli atti del presente giudizio.

Risulta infatti: che in data 30.03.2011 l’Equitalia Pragma S.p.a. di Teramo ha iscritto ipoteca legale (numero 968) su immobili di proprietà del Sig. Zuccarini Antonio per un importo totale di €8.964.925,96 (ottomilioninovecentosessan- taquattromilanovecentoventicinque/96); che nessuna comunicazione di iscrizione di ipoteca è stata inviata all’attore; che, dopo che l’attore ebbe contezza dell’iscrizione ed a seguito di richiesta di chiarimenti, con missiva del 09.05.2011 prot. 22482, l’Equitalia ha comunicato all’attore: “In relazione all’ipoteca legale iscritta alla formalità n. 968 di Euro €8.964.925,96 per un debito di Euro 4.342.462,88, quest’Agente della Riscossione comunica che la stessa, per mero errore di omonimia, ha riguardato cartelle di pagamento di altro contribuente” (cfr. doc. 2 fasc. att.).

Risulta inoltre che l’Equitalia non ha provveduto alla cancellazione dell’ipoteca, bensì ha effettuato, una mera restrizione ipotecaria.

Orbene nell’atto di citazione, l’attore ha fatto rilevare che l’iscrizione ipotecaria operata dall’Equitalia era illegittima in quanto l’importo indicato non era attribuibile allo stesso e non vi era stata alcuna comunicazione preventiva dell’iscrizione come richiesto dal combinato disposto degli artt. 19 lett. e-bis) e 21 del DLgs 546/92, nonché dall’art. 6 dello Statuto del contribuente.

L’iscrizione ipotecaria è manifestamente nulla e ciò a prescindere dall’erroneità della persona del creditore (cfr. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 4793 del 02/04/2001), dell’importo iscritto e dell’inesistenza dei debiti per cui fu originariamente iscritti.

Come infatti di recente ribadito dalla Corte di Cassazione con Ordinanza del 12 febbraio 2016, n. 2879, conformemente all’intervento delle Sezioni Unite (cfr. Cass. Sez. U, Sentenza n. 19667 del 18/09/2014) è vero, che “l’iscrizione ipotecaria prevista dall’art. 77 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 non costituisce atto dell’espropriazione forzata, ma va riferita ad una procedura alternativa all’esecuzione forzata vera e propria, sicché può essere effettuata anche senza la necessità di procedere alla notifica dell’intimazione di cui all’art. 50, secondo comma, del d.P.R. n. 602 cit., la quale è prescritta per l’ipotesi in cui l’espropriazione forzata non sia iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento” (Cass. sez. unite 19667/2014); va, tuttavia, rilevato che, come evidenziato da questa Corte a sez. unite nella su citata sentenza, “in tema di riscossione coattiva delle imposte, l’Amministrazione finanziaria prima di iscrivere l’ipoteca su beni immobili ai sensi dell’art. 77 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 602 (nella formulazione vigente “ratione temporis”, e quindi anche nel regime antecedente l’entrata in vigore dell’obbligo di comunicazione preventiva dell’iscrizione di ipoteca ex art. 77, comma 2 bis dpr 602/73, introdotto con d.l. 70 del 2011), deve comunicare al contribuente che procederà alla suddetta iscrizione, concedendo al medesimo un termine – che può essere determinato, in coerenza con analoghe previsioni normative (da ultimo, quello previsto dall’art. 77, comma 2 bis, del medesimo d.P.R., come introdotto dal d.l. 14 maggio 2011, n. 70, conv. con modif. dalla legge 12 luglio 2011, n. 106), in trenta giorni – per presentare osservazioni od effettuare il pagamento, dovendosi ritenere che l’omessa attivazione di tale contraddittorio endoprocedimentale comporti la nullità dell’ iscrizione ipotecaria per violazione del diritto alla partecipazione al procedimento, garantito anche dagli artt. 41, 47 e 48 della Carta dei diritti fondamentali della Unione europea, fermo restando che, attesa la natura reale dell’ipoteca l’iscrizione mantiene la sua efficacia fino alla sua declaratoria giudiziale d’illegittimità”; come è stato poi precisato da questa Corte, la citata sentenza delle sezioni unite ha anche implicitamente riconosciuto che spetta al Giudice qualificare giuridicamente la tesi del contribuente, che può ritenersi abbia comunque dedotto la nullità dell’iscrizione di ipoteca a causa della mancata instaurazione del contradditorio; e non assume rilievo che sia stata invocata in concreto una norma non invocabile, dovendo d Giudice dar adeguata veste giuridica ai fatti, utilizzando la normativa che ad essi si attaglia (Cass. 6072/2015; conf. Cass. 4917/2015, secondo cui “la generale rilevanza del contradditorio procedimentale … non consente di accogliere il motivo di ricorso, calibrato sull’omissione dell’intimazione del dpr 602/73, art. 50”).

Nel caso di specie è pacifica l’assenza anche di tale comunicazione (mai dedotta in corso di causa), sicché, in applicazione dei su esposti principi, attesa l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria per omessa attivazione del necessario contraddittorio endoprocedimentale la stessa deve essere dichiarata nulla.

È di tutta evidenza che tale nullità ab origine dell’iscrizione travolge altresì le successive annotazioni di riduzione della somma e di restrizione dei beni.

Venendo alla domanda risarcitoria, emerge dunque che Equitalia S.p.a. ha, in effetti, posto in essere un’iscrizione ipotecaria illegittima non solo con riferimento alla omessa comunicazione al debitore ma anche per l’abnorme indicazione della somma di € 8.964.925,96 relativa ad un debito di € 4.342.462,88, per mero errore di omonimia, riguardante cartelle di pagamento di altro contribuente.

Il fatto stesso che Equitalia non abbia rispettato le condizioni di legge implica una sua colpa, sub specie di scarsa diligenza, nell’esercizio dei poteri e facoltà accordatele dall’ordinamento giuridico.

Provata la condotta dannosa sotto il profilo oggettivo e soggettivo, rimane da dimostrare, ai fini dell’accertamento di un illecito aquiliano ex art. 2043 c.c., l’evento dannoso ed il nesso di causalità tra condotta ed evento.

Ebbene, sotto tali profili, l’attore ha chiesto il ristoro dei danni alla propria persona ed al proprio patrimonio.

Sotto, tale ultimo aspetto, ha lamentato che le proprietà immobiliari gravate da ipoteca del Sig. Zuccarini, imprenditore edile e svolge come attività primaria la costruzione e conseguente vendita di immobili, sono state ventotto con conseguente incommerciabilità dei beni e che “la segnalazione presso la banca dati Cerved, effettuata dall’Agente della riscossione, ha creato un generale decadimento della posizione commerciale del Sig. Zuccarini, il quale avendo un giro di affari annuo elevatissimo”. Ha specificato nell’atto introduttivo che “l’attore non ha potuto concludere numerosi affari commerciali, in quanto non godendo più dell’appoggio delle banche non ha avuto la possibilità di contrarre i mutui per effettuare degli acquisti indispensabili per il prosieguo delle attività commerciali che esercita. Non meno rilevante è la diffidenza che i soci dell’attore hanno assunto nei suoi confronti”. Ha poi evidenziato che l’iscrizione ipotecaria aveva spinto molteplici istituiti creditizi a chiedere il rientro dalle esposizioni debitorie.

L’istruttoria espletata ha dato ampia prova della sussistenza di un danno subito dall’attore riconducibile eziologicamente all’illegittima iscrizione ipotecaria.

Già sotto il profilo delle massime comuni di esperienza e dell’id quod plerumque accidit, può tranquillamente sostenersi che una iscrizione ipotecaria fiscale per un importo così elevato (€ 8.964.925,96), comunicata presso la banca dati Cerved, indurrebbe qualsiasi istituito creditizio a non considerare più solvibile il debitore iscritto per la diminuzione delle garanzie, a revocare affidamenti ed in genere a non concedere più credito al debitore.

Tale fatto di natura ipotetica e presuntiva è stato poi confermato dalla documentazione depositata dall’attore nonché dalle dichiarazioni testimoniali assunte nel presente processo, della cui genuinità non vi è ragione di dubitare.

È infatti risulta provato per tabulas che moltissime banche hanno sollecitato ed intimato al Sig. Zuccarini e alle società da lui gestite di saldare immediatamente le proprie posizioni debitorie (cfr. doc. 3 fasc. att. in particolare la missiva Tercas del 12/4/2011 in cui si chiedono spiegazioni in merito all’iscrizione per cui è causa).

Il teste Bruno Ciutti, all’udienza del 12.06.2013 dopo aver confermato che la società Edilizia Tris gestisce a Roseto degli Abruzzi un villaggio turistico con valore patrimoniale complessivo di circa venti milioni di euro e che il fatturato dell’Edilizia Tris ammonta a circa tre milioni di euro all’anno ha dichiarato essere vero che nel mese di settembre/ottobre 2011 che i soci della Edilizia Tris ebbero a chiedere chiesto al Sig. Zuccarini di cedere le proprie quote sociali, pari al 39% precisando che “dopo l’iscrizione ipotecaria fu negato un finanziamento alla Edilizia tris per via della presenza del sig. Zuccarini nella compagine sociale; le cessione delle quote fu dovuta proprio alla necessità di mantenere buoni i rapporti con le banche; una banca ci chiese altresì le dimissioni del sig. Zuccarini dal cda, poi avvenute; confermo che il problema che le banche ci rappresentavano era costituito proprio dalla iscrizione ipotecaria di circa 8 milioni di euro di Equitalia e non da altre iscrizioni”.

Il teste Giovanni Lucidi pur non confermando che le banche non concessero credito alla Diamond Group, di cui Zuccarini era socio. a causa dell’iscrizione ipotecaria del sig. Zuccarini ha tuttavia riferito che “prima del 2011 il sig. Zuccarini non aveva mai cagionato esposizioni debitorie rilevanti”.

Il teste Famiglietti Rosa Beatriz interrogata sul cap. 27) della seconda memoria ex art. 183, comma 6, c.p.c., ha risposto (“Vero che la Sig.ra Rosa Famiglietti, socia al 40% della F.T.Z., che gestisce il bar Grand’Italia a Teramo, con locali sia in Piazza Martiri, sia in Via Badia, ha chiesto al Sig. Zuccarini di cedere le proprie quote sociali, pari al restante 60%”) ha risposto: “è vera al circostanza con limitato riferimento al negozio di via Badia; ho chiesto ciò in quanto dal 2011 ogni volta che chiedo accesso al credito alle banca ciò mi viene negato riferendomi che uno dei componenti dei soci ha poca credibilità; mi è capitato con molte banche; prima del 2011 ciò non mi era mai accaduto; preciso che la società è sempre stata esposta con le banche per i crediti ricevuti ma non è stata mai morosa nei pagamenti”. Ha poi confermato che la sua richiesta di cessione delle quote, al fine di non pregiudicare l’attività dei bar, fu dettata dalla difficoltà riscontrata dal 2012 di accesso al credito, laddove le Banche riscontravano nella compagine sociale il Sig. Zuccarini Antonio che risultava dalla Banche dati indebitato per otto milioni di euro precisando che la cessione di quote “non è mai stata effettuata per inerzia delle parti, per il passare del tempo e perché ho difficoltà nella gestione del locale”.

Il teste Ruggero Balducci, socio della Diamond Group, ha confermato che da settembre 2011 il Sig. Zuccarini fu sollecitato, dagli altri soci, ad abbandonare la compagine sociale della Diamond Group, a seguito dei numerosi dinieghi di mutuo da parte degli Enti creditizi e che gli Enti creditizi interruppero la concessione dei mutui nell’anno 2011, laddove riscontravano la presenza nella compagine sociale della Diamond Group del Sig. Zuccarini Antonio, perché risultava un’ipoteca a suo carico per otto milioni di euro, precisando che “noi avevamo una esposizione presso la Tercas ed avevamo chiesto una ristrutturazione del debito e della società attraverso delle scissioni che poi abbiamo effettuato; nella fattispecie la banca ci fece capire di non avevamo accesso al credito ed alla ristrutturazione in quanto, come disse il direttore Generale in un incontro e posi successivamente anche altri responsabili, la posizione dello Zuccarini non consentiva accesso al finanziamento; ci dissero che era “pesante” su alcune posizione e che ve ne era una particolarmente pesante, non ricordo se fosse quella dell’Equitalia ma credo non fosse una banca; ci dissero che la sua posizione era “cotta” e ci invitarono a tenerlo fuori dalla compagine societaria per avere accesso al credito, cosa poi avvenuta” e che “vi era la posizione riguardante una ipoteca grande che non permetteva alcuna sistemazione, come ci dicevano le banche; Zuccarini aveva altre esposizioni ma non ci riguardavano perché erano facilmente risolvibili; ricordo che il problema era costituito dalla ipoteca di cui ho già riferito”. Il teste ha inoltre confermato che, a seguito dei dinieghi delle Banche per la concessione di mutui, i soci decidevano di frazionare in cinque lotti il terreno di proprietà della Diamond Group e di gestire separatamente gli immobili da costruire sull’area e che poiché era necessario frazionare anche il mutuo contratto con la Banca Tercas “in quel periodo invece fummo costretti ad accettare tassi ben maggiori per il finanziamento”.

Il teste Luigi Dolce ha dichiarato che “i soci della GTL chiesero a Zuccarini di cedere le sue quote del 49% … nella primavera del 2011” precisando, che “la GTL ebbe dei problemi di accesso al credito bancario in quanto vi era Zuccarini nella compagine sociale” e che “ciò avvenne a partire da un certo periodo ed in particolare dalla primavera del 2011” mentre “poco prima avevamo preso un mutuo da 1.600.000,00 presso la Banca delle Marche. Prima di questo periodo non si erano mai verificati questi problemi. Zuccarini era nella compagine sociale dal 2006”.

Il teste Vincenti Ennio, notaio, ha dichiarato che “antecedentemente al 2011 vi è stata l’occasione di un’operazione di acquisto di un immobile (l’ex sede della Banca Popolare di Teramo) da parte di una società costituita al 50% dal sig. Zuccarini ed al 50% dai miei familiari ed in quella occasione la società di cui lo Zuccarini faceva parte contrasse in mutuo ipotecario di iniziali 3.200.000 euro circa successivamente elevato a 4.500.000 euro circa” ed ha confermato che nei mesi di luglio / agosto 2011, insieme con il Sig. Zuccarini, doveva procedere all’acquisto di un immobile sito in Teramo, alla Via Capuani (edificio ex Banca Popolare dell’Adriatico) e che per il detto immobile le parti contraenti avevano concordato un prezzo di vendita di un milione e ottocentomila euro. Il teste ha poi riferito che a seguito dell’iscrizione di ipoteca di circa otto milioni di euro, gli Istituti di credito non concedettero alcun mutuo al Sig. Antonio Zuccarini, sicché egli dovette procedere all’acquisto personalmente a marzo 2012. Il teste ha poi confermato di aver [precisando che l’acquisto fu effettuato da una società composta da suoi familiari] locato una parte dell’immobile stipulando un contratto di canone mensile di €8.500,00 con il “Tigre Gabrielli”. Ha altresì confermato che nei mesi di giugno / luglio 2012, il Notaio Vincenti e gli altri soci della Tomaga S.r.l., chiesero al Sig. Zuccarini di cedere le proprie quote, pari al 50%, in quanto l’esposizione bancaria dello stesso ostacolava lo svolgimento dei rapporti commerciali, che il Sig. Zuccarini ha cedette le quote della Tomaga S.r.l., che ha un valore patrimoniale di circa nove milioni e mezzo di euro e che la Tomaga S.r.l. ha un fatturato annuo di circa trecento- cinquanta mila euro, maturati con le locazioni degli immobili.

Ciò posto, con riferimento al danno strettamente patrimoniale, benché risulti provato che le società partecipate dall’attore nel periodo successivo all’iscrizione ipotecaria hanno domandato e ottenuto la cessione delle quote sociali (Edilizia Tris partecipazione pari al 39%, GTL partecipazione del 49%, Tomaga S.r.l. partecipata al 50) non può farsi ricorso neanche al criterio equitativo di liquidazione del lucro cessante, avendo l’attore omesso persino di depositare i bilanci delle suddette società e non essendo in alcun modo possibile neanche ipotizzare l’entità degli utili perduti.

È invece risultato provato che per effetto delle difficoltà economiche e di accesso al credito in cui incorse lo Zuccarini successivamente all’iscrizione ipotecaria, egli dovette rinunziare all’acquisto dell’immobile sito in Teramo, alla Via Capuani (ex sede della Banca Popolare dell’Adriatico) comprato da una società partecipata dai familiari del Notaio Vincenti per un milioneottocentomila euro, oggi locato per € 8.500,00 al mese al Tigre Gabrielli, per l’utilizzo del solo piano terra (Cfr. testimonianza Notaio Vincenti udienza 12.06.2013).

Per tale mancato guadagno può allora utilizzarsi il tipico criterio di liquidazione equitativo per la perdita della quota dei canoni dell’immobile “perduto” pari al valore attuale di una rendita seennale (durata di una contratto di locazione commerciale) al tasso medio nel periodo di riferimento, pari all’1%, e dunque ad € 630.987,54 cui va detratta la quota del 25% pari alle imposte ed oneri sulla rendita immobiliare e sulla proprietà non acquistata pervenendo all’importo di € 473.240,65. Spettando all’attore la quota del 50% (la quota della proprietà non acquistata) la soma liquidabile per il mancato guadagno ammonta ad € 236.620,32.

Non sono liquidabili altri danni a titolo di danno patrimoniale da lucro cessante. Non è infatti provata la perdita del 4% del tasso di interesse applicato dalla Banca Tercas né l’esborso di “oltre €70.000,00” per la procedura di divisione societaria non essendo stato documentato nulla al riguardo ed avendo l’unico teste, sentito in merito, reso delle dichiarazioni generiche (cfr. teste Balducci, udienza 6.11.2013 “quando noi avevamo una posizione normale avevamo tassi normali, in quel periodo invece fummo costretti ad accettare tassi ben maggiori per il finanziamento” e “questi sono i costi per una operazione del genere”).

Tale domanda, come detto. risulta tuttavia articolata anche in riferimento al più ampio profilo del danno alla immagine personale dell’attore, id est del c.d. danno alla reputazione: e rispetto a tale profilo deve ritenersi condivisibile l’orientamento già riferito secondo il quale l’accertamento di una lesione della onorabilità della persona (vale a dire di una posizione soggettiva di per sé tutelata dall’ordinamento in quanto correlata alla stessa identità di ciascun individuo) determina in re ipsa anche l’accertamento di un danno risarcibile, da liquidarsi equitativamente e indipendentemente dalla prova di un concreto nocumento agli interessi commerciali patrimoniali del soggetto leso (cfr. espressamente in tal senso, per il caso del danno da indebito protesto, Cass. 5.11.1998 n. 11103, in Corriere Giuridico 1999, 999, nonché le norme di cui agli artt. 9 e 29 della legge 31.12.1975 n. 675 recante “tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali”, per le quali, in caso di violazione dell’obbligo di trattare i dati personali “in modo lecito e secondo correttezza”, si configura la risarcibilità dei “danni non patrimoniali” subiti dal soggetto cui i dati trattati si riferivano).

Questo Giudicante non ignora certamente l’indirizzo giurisprudenziale, da

ultimo ribadito dalla Corte di Cassazione, per cui in tema di risarcimento del danno da protesto illegittimo di assegno bancario, la semplice, illegittimità del protesto, pur costituendo un indizio in ordine all’esistenza di un danno alla reputazione, non è, di per sé sufficiente per la liquidazione del danno, essendo necessarie la gravità della lesione e la non futilità del danno, da provarsi anche mediante presunzioni semplici, fermo restando, tuttavia, l’onere del danneggiato di allegare gli elementi di fatto dai quali possa desumersi l’esistenza e l’entità del pregiudizio (cfr. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 2226 del 16/02/2012).

Tuttavia deve evidenziarsi come, nella fattispecie, la Suprema Corte ha ritenuto infondata la domanda di risarcimento evidenziando come il ricorrente, in quanto soggetto pluriprotestato, avesse l’onere di provare che il protesto in oggetto, benché illegittimamente levato, aveva leso la sua reputazione professionale, procurandogli un danno sul piano dell’affidabilità commerciale e dell’immagine sociale ulteriore rispetto alla già maturata compromissione di tali valori conseguente ai precedenti plurimi protesti.

Il diritto vivente appare pertanto assestatosi, in tema di danno all’immagine, nel senso che, premesso che lo stesso deve ritenersi comunque rilevante perché il bene interesse tutelato (l’immagine) è considerato tale dal legislatore costituzionale, la risarcibilità dei pregiudizio lamentato può ritenersi presumibile, in astratto, in caso di illegittima segnalazione o protesto. Incombe viceversa un onere probatorio maggiormente gravoso in capo al danneggiato, allorquando la presunzione semplice in parola sia sovvertita da un contrario dato presuntivo (come in quella fattispecie il fatto che il soggetto era un pluriprotestato) che induca a ritenere che l’immagine del danneggiato non sia stata ulteriormente pregiudicata dal fatto dannoso dedotto. In questo caso dovrà essere il danneggiato a provare in concreto, mediante circostanze specifiche la compromissione del suo diritto personale ed il suo nesso con la condotta illecita.

Tornando pertanto alla fattispecie in esame, deve allora ritenersi non solo altamente presumibile ma addirittura provato che Zuccarini prima dell’evento per cui è causa godeva di ottima reputazione commerciale e finanziaria come risulta anche dai documenti agli atti (visure camerali delle società partecipate, contratti di mutuo attestanti l’importante accesso al credito accordato dalle Banche).

L’istruttoria ha poi confermato il repentino mutamento dei rapporti degli istituti bancari a danno del Sig. Zuccarini, proprio nel periodo successivo all’illegittima iscrizione ipotecaria effettuata dall’Equitalia, alcuni testi avendo riferito proprio dell’allarme degli istituti bancari cagionato dalla iscrizione ipotecaria per oltre otto milioni di euro. Invero la segnalazione presso la banca dati Cerved, effettuata dall’Agente della riscossione, ha certamente creato un generale decadimento della posizione commerciale del Sig. Zuccarini, il quale avendo un giro di affari annuo elevatissimo, come dimostrano le visure camerali in atti, inevitabilmente ha risentito della errata comunicazione dell’iscrizione di ipoteca sui propri beni, soprattutto se si considera l’elevatissimo importo debitorio erroneamente attribuito al Sig. Zuccarini.

È dunque certamente provato che l’attore abbia subito un danno alla propria immagine personale ed identità, consistente nel vedersi rappresentato ufficialmente nel Cerved un soggetto diverso (debitore dell’Equitalia con iscrizione di oltre otto milioni di euro) da ciò che realmente era e doveva ritenersi con le conseguenze ulteriori di vedersi rifiutati in più occasioni, per effetto dell’iscrizione subita, vari accessi al credito bancario nonché la prosecuzione di numerose partecipazioni sociali in relazione alle quali l’esposizione debitoria aggravata dalla illegittima iscrizione ipotecaria impose la cessione e l’uscita dello Zuccarini dalla compagine (Edilizia Tris partecipazione pari al 39%, GTL partecipazione del 49%, Tomaga S.r.l. partecipata al 50). Tale danno, a giudizio del Tribunale, può ritenersi di rilevanza e gravità da meritare tutela risarcitoria (Cass. Civ., Sez. Un., 11 novembre 2008, n. 26972).

Passando alla liquidazione di tale voce di danno, la stessa può quindi essere operata equitativamente nella misura di € 100.000,00 in moneta attuale e con inclusione in tale somma di quanto dovuto medio tempore per interessi: tale importo appare infatti adeguato al ristoro della lesione tenuto conto, per un verso, del disagio derivante dai rifiuti delle banche e dalle richieste dei soci di dismettere le partecipazioni sociali, dell’importo elevato dell’iscrizione ipotecaria nonché del cospicuo giro di affari di cui l’imprenditore godeva e, per altro verso, della circostanza che lo Zuccarini appariva già in difficoltà economica, sebbene non pregiudicato nei confronti de ceto creditizio (alcuni testi hanno riferito che era moroso con gli istituti bancari) nonché del fatto che, sebbene l’iscrizione illegittima abbia avuto prolungati strascichi, il danneggiante ha tentato di rimediare alle conseguenze del fatto illecito riducendo, sebbene sul presupposto di un’iscrizione nulla, l’iscrizione ipotecaria in tempi ragionevoli.

Oltre a tale danno, spetta altresì a Zuccarini, un danno biologico avendo dato prova l’attore che le sofferenze patite si sono sviluppate in una malattia medicalmente accertabile e dunque una lesione della sua integrità psicofisica.

Il consulente tecnico d’ufficio, nominato nel corso del giudizio, nella perizia depositata ha evidenziato che “Sulla base delle considerazioni medico-legali, alla luce di quanto valutato in relazione alle osservazioni della parti, è possibile rispondere ai quesiti posti dal Signor Giudice confermando quanto in elaborato inviato alle parti, ad ogni buon conto di seguito riportato: 1. (quesito n.o 1: quali siano state le conseguenze lesive del sinistro per il quale è causa) le conseguenze lesive del sinistro per il quale è causa sono costituita da TRAUMA PSICHICO REATTIVO con residuato DISTURBO DELL’ADATTAMENTO CON STATO ANSIOSO-DEPRESSIVO REATTIVO DI MODESTA ENTITA’; 2. (quesito n.o 2: se tali lesioni abbiano causato un periodo di invalidi-tà, di che percentuale e di quale durata) le lesioni hanno cagiona-to un peggioramento temporaneo delle condizioni generali del soggetto rispetto a quelle preesistenti realizzando un periodo di MAGGIORE INVALIDITA’ TEMPORANEA valutabile in complessivi giorni 30 (trenta) di PARZIALE al 50% e 150 (centocinquanta) di MINIMA al 25%; 3. (quesito n.o 3: se tali lesioni abbiano causato postumi permanenti che costituiscano un danno biologico, tali cioè da incidere sulla complessiva validità psicofisica della vittima; in caso affermativo quantifichi in termini percentuali tali postumi) dalle lesioni riferite riportate alla data deposta in anamnesi, sono residuati postumi invalidanti a carattere permanente valutabili percentualmente nella misura del QUATTRO per cento secondo le tabelle medi-co-legali citate nelle considerazioni medico-legali IN TERMINI DI MAGGIOR DANNO O DANNO DIFFERENZIALE”.

La consulenza, supportata da adeguati test psicodiagnostici, viene condivisa in toto da questo giudicante per l’adeguatezza dell’iter logico che la caratterizza e la coerenza delle conclusioni.

Ciò premesso si ritiene di fare applicazione delle nuove tabelle per la

liquidazione del danno non patrimoniale adottate dall’Osservatorio per la giustizia civile del Tribunale di Milano.

La scelta di procedere alla liquidazione equitativa del danno non patrimoniale da lesione dell’integrità psico-fisica facendo ricorso alle predette tabelle appare, oramai, una scelta quasi necessitata alla luce di quanto affermato dalla Suprema Corte nella sentenza n. 12408/2011.

Nella suddetta pronuncia, infatti, la Corte, dopo aver premesso di ritenere che, nella perdurante mancanza di riferimenti normativi per le invalidità dal 10 al 100% e considerato che il legislatore ha comunque già espresso, quanto meno per le lesioni da sinistri stradali, la chiara opzione per una tabella unica da applicare su tutto il territorio nazionale, sia suo specifico compito, al fine di garantire l’uniforme interpretazione del diritto (che contempla anche l’art. 1226 c.c. relativo alla valutazione equitativa del danno), fornire ai giudici di merito l’indicazione di un unico valore medio di riferimento da porre a base del risarcimento del danno alla persona, quale che sia la latitudine in cui si radica la controversia, ha precisato di ritenere inopportuno contrapporre una propria scelta a quella già effettuata dai giudici di merito di ben sessanta tribunali, che, al di là delle diversità delle condizioni economiche e sociali dei diversi contesti territoriali, hanno posto a base del calcolo medio i valori di riferimento per la liquidazione del danno alla persona adottati dal Tribunale di Milano, dei quali è dunque già nei fatti riconosciuta una sorta di vocazione nazionale.

Muovendo da tali premesse, i giudici di legittimità hanno dunque affermato che i predetti valori costituiranno d’ora innanzi, per la giurisprudenza della Corte, il valore da ritenersi “equo”, e cioè quello in grado di garantire la parità di trattamento e da applicare in tutti i casi in cui la fattispecie concreta non presenti circostanze idonee ad alimentarne o ridurne l’entità.

Occorre inoltre evidenziare che le predette tabelle prevedono la liquidazione congiunta del danno non patrimoniale conseguente a “lesione permanente dell’integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico legale”, nei suoi risvolti anatomo-funzionali e relazionali medi, e del danno non patrimoniale conseguente alle medesime lesioni in termini di “dolore”, “sofferenza soggettiva”, in via di presunzione in riferimento ad un dato tipo di lesione, vale a dire la liquidazione congiunta dei pregiudizi in passato liquidati a titolo di c.d. danno biologico “standard”, c.d. personalizzazione – per particolari condizioni soggettive – del danno biologico e c.d. danno morale.

In particolare, per consentire la predetta liquidazione congiunta delle diverse voci di danno non patrimoniale derivante da lesione permanente dell’integrità psico- fisica della persona, le citate tabelle individuano il nuovo valore del c.d. “punto” partendo dal valore “punto”, rivalutato, delle tabelle precedenti (relativo alla sola componente di danno non patrimoniale anatomo-funzionale, c.d. danno biologico permanente), aumentato, in riferimento all’inserimento nel valore di liquidazione “medio” previsto per quella determinata percentuale di invalidità permanente, anche della componente di danno non patrimoniale relativa alla “sofferenza soggettiva”, di una percentuale ponderata, e prevedono inoltre percentuali massime di aumento da utilizzarsi in via di c.d. personalizzazione, laddove il caso concreto presenti peculiarità che vengano allegate e provate (anche in via presuntiva) dal danneggiato. Esse appaiono dunque conformi ai principi di diritto espressi dalle Sezioni Unite della Suprema Corte nella nota sentenza 26972/2008.

Venendo, dunque, alla quantificazione della somma spettante allo Zuccarini a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale subito, sub specie di danno biologico, in assenza di fattori di personalizzazione allegati da parte attrice, tenuto conto del fatto che all’epoca in cui si verificò il fatto lesivo per cui è causa egli aveva l’età di 51 anni, ne deriva che all’attore va riconosciuta, sulla scorta delle predette tabelle, la somma di € 5.203,00 a titolo di danno biologico per lesione dell’integrità psico-fisica, ed € 5.040,00 per l’invalidità temporanea tenuto conto della natura e del grado di lesioni riportate.

Sui suddetti importi attuali devalutati alla data del fatto devono essere riconosciuti gli interessi sempre secondo i criteri della Suprema Corte (Cass. Sez. Un. 17.2.1995 n.1712 sul calcolo di interessi per debiti di valore) e pertanto il credito risarcitorio spettante all’attore è pari ad € 11.032,86.

In totale i danni risarcibili in favore dell’attore ammontano ad € 347.653,18. Sul complessivo ammontare del credito risarcitorio così come determinato decorrono interessi in misura legale dalla pubblicazione della sentenza al saldo.

La convenuta, va condannata, perciò, a risarcire i danni come sopra liquidati

in favore della parte attrice.
Per quanto concerne il regime delle spese processuali e di consulenza, le

stesse seguono la soccombenza e sono liquidate come segue secondo il Decreto 10 marzo 2014, n. 55 pubblicato in GU n.77 del 2-4-2014 ed entrato in vigore il giorno successivo il cui art. 28 prevede “Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano alle liquidazioni successive alla sua entrata in vigore”

Competenza: Giudizi di cognizione innanzi al tribunale Valore della Causa: Da € 260.001 a € 520.000

Fase

Fase di studio della controversia Fase introduttiva del giudizio Fase istruttoria e/o di trattazione Fase decisionale

Compenso tabellare ex Art. 4, comma 5: P.Q.M.

Compenso

€ 3.375,00

€ 2.227,00 € 19.830,00 € 5.870,00 € 31.302,00

il Tribunale definitivamente pronunciando, ogni diversa domanda ed eccezione respinta, così provvede:

A)  DICHIARA la nullità dell’ipoteca dichiara la nullità dell’ipoteca iscritta da Equitalia Pragma S.p.a. (oggi Equitalia Centro S.p.a.) in data 30.03.2011, registro particolare n. 968/registro generale n. 4953, sugli immobili di proprietà Zuccarini Antonio (CF: ZCCNTN59H13B515P), nato a Campli (Te) il 13.06.1959 ordinandone la cancellazione al conservatore ivi comprese le successive annotazioni;

B)  CONDANNA Equitalia Centro S.p.a. al pagamento in favore di Zuccarini Antonio, a titolo di risarcimento dei danni subiti, della somma di € 347.653,18, oltre interessi in misura legale dalla pubblicazione della sentenza al saldo;

C)  CONDANNA Equitalia Centro S.p.a. alla rifusione delle spese di lite in favore di Zuccarini Antonio che liquida in € 1.612,41 per spese ed € 31.302,00 per compensi, oltre rimborso forfettario ex art. 2 Decreto 10 marzo 2014, n. 55, Iva e Cpa come per legge

Paolo A. Vassallo

Sentenza n. 997/2016 pubbl. il 01/08/2016 RG n. 1192/2012 Repert. n. 1655/2016 del 01/08/2016

D) PONE le spese di consulenza tecnica d’ufficio liquidate in atti definitivamente a carico di Equitalia Centro S.p.a..

Teramo lì 26.7.2016

Il Giudice
dr. Paolo Andrea Vassallo

(firma digitale)

Paolo A. Vassallo

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