Pensione anticipata Ape, tutti i tagli sull’assegno
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29 Set 2016
 
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Noemi Secci
 


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Pensione anticipata Ape, tutti i tagli sull’assegno

Anticipo pensionistico: definite le penalizzazioni sulla pensione per i lavoratori che si collocano a riposo prima del tempo.

 

Tagli massimi del 6% dell’assegno per ogni anno di anticipo della pensione, ma possibilità di farsi finanziare dall’azienda o sostenere dallo Stato, se si appartiene a determinate categorie: è quanto reso noto dal Governo, che ieri ha presentato le principali novità in materia previdenziale, tra le quali, appunto, l’Ape, cioè l’anticipo pensionistico.

 

 

Ape: chi ne ha diritto

L’Ape consentirà a tutti i lavoratori, pubblici e del settore privato, dipendenti e autonomi, di pensionarsi a 63 anni di età, quindi con un massimo di 3 anni e 7 mesi di anticipo rispetto al requisito previsto per l’ordinaria pensione di vecchiaia. È stato stimato che nel 2017 potranno accedere all’Ape i nati tra il 1951 ed il 1953, mentre nel 2018 i nati tra il 1952 ed il 1955.

L’anticipo, però, avrà un prezzo: non sarà finanziato, difatti, dallo Stato (tranne che per alcune categorie di soggetti), ma da una banca convenzionata con l’Inps, che erogherà un prestito finalizzato a percepire il trattamento prima del tempo. Il prestito dovrà essere restituito in 20 anni, dunque saranno applicate delle rate sulla pensione che determineranno delle penalizzazioni. In base a quanto annunciato, il finanziamento avrà un tasso annuo nominale di circa il 3%, ma nei costi dovrà essere compresa anche l’assicurazione contro il rischio di premorienza del pensionato.

Il trattamento non potrà essere superiore al 95% della futura pensione, ma chi lo desidera potrà farsi anticipare una percentuale minore, in modo da subire decurtazioni sulla pensione più basse.

 

 

Ape: a quanto ammontano le penalizzazioni sulla pensione

A proposito delle penalizzazioni sulla pensione, queste varieranno in funzione:

  • della categoria a cui appartiene il lavoratore (avente diritto all’Ape gratuita, ai contributi aziendali o alla Rita);
  • dell’importo dell’Ape richiesto (massimo, pari al 95%, oppure ridotto, ad esempio il 40%);
  • degli anni di anticipo.

Prendendo in considerazione un quadro con diritto a una pensione lorda di circa 2.600 euro, non beneficiario di particolari agevolazioni, richiedente un’Ape pari al 95% del futuro trattamento, la penalizzazione ammonterebbe:

  • al 5,2% della pensione, nel caso in cui l’anticipo ammonti a un anno;
  • all’11,20%, in caso di anticipo di 2 anni;
  • al 17,50%, per un anticipo di 3 anni;
  • al 21,60%, per l’anticipo massimo di 3 anni e 7 mesi.

L’anticipo massimo a 63 anni di età, dunque, ha un costo piuttosto salato, non troppo lontano, anche se meno oneroso, dal ricalcolo contributivo dell’assegno: va detto, però, che l’opzione contributiva che permette di anticipare il requisito di età, ad oggi, è valida soltanto per le donne (aventi maturato il requisito di 57 anni e 3 mesi di età, se dipendenti, o di 58 anni e 3 mesi di età, se autonome, entro il 31 dicembre 2015; probabilmente vi saranno delle proroghe), ma permette di ottenere la pensione molto prima dell’Ape.

Le penalizzazioni causate dall’Ape, comunque, diminuiscono notevolmente se l’importo del trattamento anticipato è ridotto.

Ad esempio, considerando il caso di un lavoratore, avente ugualmente diritto a una futura pensione di circa 2.600 euro, che richieda un’Ape pari al 55% della futura pensione, avremmo le seguenti penalizzazioni:

  • 2,7% annuo, nel caso di un anno di anticipo nell’uscita dal lavoro;
  • 6% annuo, nel caso di 2 anni di anticipo;
  • 9,50% annuo, nel caso di 3 anni di anticipo;
  • 11,80% annuo, per l’anticipo massimo di 3 anni e 7 mesi.

Con l’Ape ridotta, dunque, l’impatto delle rate è dimezzato.

 

 

Ape aziendale

Riduce significativamente l’impatto delle rate anche la presenza di un contributo aziendale a copertura del prestito, destinato agli esuberi. Questo contributo, che, in base a quanto annunciato, sarà finanziato dall’aliquota attualmente destinata alla mobilità dello 0,30% (più una probabile aliquota aggiuntiva dello 0,10%), potrebbe arrivare a coprire il 40% del prestito, facendo oscillare le penalizzazioni da un minimo poco superiore al 3%, per l’anticipo di 1 anno, a un massimo del 10%, nell’ipotesi di anticipo pari a 3 anni e 7 mesi. Questi valori si riferiscono a una pensione lorda pari a 2000 euro e ad un’Ape pari al 95% della futura pensione.

Un risultato molto simile si avrebbe anche con la Rita, la rendita integrativa anticipata: in questo caso, sarebbe il fondo di previdenza complementare a l quale aderisce il lavoratore a coprire una parte del finanziamento, diminuendo le penalizzazioni. Va da sé che la Rita sarà accessibile soltanto a chi aderisce alla previdenza integrativa.

 

 

Ape social

Come accennato, per certe categorie di lavoratori l’Ape non comporterà alcuna penalizzazione sulla pensione. I beneficiari dell’Ape a costo zero, il cui prestito sarà coperto da un bonus fiscale dello Stato, saranno:

  • i disoccupati di lungo corso che non percepiscono ammortizzatori sociali;
  • i lavoratori in possesso di invalidità (non è stata ancora definita la percentuale utile);
  • i lavoratori che assistono un familiare disabile grave, dunque i beneficiari della Legge 104;
  • gli addetti a mansioni ad alto rischio infortunio;
  • gli addetti a mansioni particolarmente faticose e pesanti.

Per gli addetti a mansioni usuranti, comunque, è attualmente allo studio una normativa che consentirà di anticipare di 12-18 mesi i requisiti attualmente previsti (l’accesso alla pensione, per questi lavoratori, segue regole diverse da quelle generali e si basa sulle vecchie quote, somma di età e pensione).


 


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