Eredità e donazioni ai figli: controllo del Fisco
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29 Set 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Eredità e donazioni ai figli: controllo del Fisco

Redditometro legittimo se il patrimonio ereditato resta solo temporaneamente nella disponibilità del contribuente perché donato ai figli.

 

Il contribuente che vuole difendersi dal redditometro e giustificare al Fisco determinati acquisti deve fornire la prova non solo della disponibilità, ma anche della durata del possesso di redditi esenti (per esempio eredità). Non basta infatti dimostrare di aver tenuto un certo tenore di vita grazie al patrimonio ereditato se poi dalle movimentazioni bancarie risulta che tale patrimonio è stato donato ai figli.

 

È quanto affermato da una recente ordinanza della Cassazione [1].

 

Grazie al redditometro, il Fisco può effettuare un accertamento sintetico del reddito dei contribuenti; analizzando i beni in loro possesso e le spese affrontate (per esempio auto e viaggi di lusso, investimenti finanziari ecc.), può presumere una maggiore capacità reddituale rispetto a quella dichiarata ai fini IRPEF, IVA ecc.

 

A fronte di tale presunzione, il contribuente può difendersi dimostrando, con prove documentali, che i beni e servizi acquistati provengono invece da redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte che non necessitavano dunque di dichiarazione.

 

La Cassazione precisa però che la prova documentale deve riguardare anche l’entità e la “durata” del possesso delle somme. Ciò al fine di ancorare a fatti oggettivi (di tipo quantitativo e temporale) la disponibilità di detti redditi e consentire la riferibilità della maggiore capacità contributiva accertata con metodo sintetico proprio a tali ulteriori redditi.

 

La prova documentale richiesta non è particolarmente onerosa, potendo essere fornita, ad esempio, con l’esibizione dei conti correnti bancari del contribuente, utili a dimostrare la durata del possesso dei redditi in esame (quindi non il loro semplice ‘transito’ nella disponibilità del contribuente)”.

 

Il contribuente deve allora dimostrare di aver utilizzato il patrimonio ereditato per far fronte alle spese quotidiane e di gestione familiare e non di averlo destinato ad altri scopi (donazioni).

Difatti, se il denaro ricevuto in eredità (al quale si vuole riferire il migliore tenore di vita) resta solo temporaneamente nella disponibilità del contribuente, perché le movimentazioni bancarie dimostrano donazioni ai figli e versamenti su conti correnti di terzi, l’accertamento tramite redditometro è intaccabile.

 

In sintesi, la mancata prova della durata stabile e non temporanea del possesso di redditi esenti conferma la presunzione del Fisco in ordine alla maggiore capacità contributiva non dichiarata.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – T, sentenza 16 giugno – 28 settembre 2016, n. 19257
Presidente Iacobellis – Relatore Crucitti

In fatto

M.O. ricorre, affidandosi ad unico motivo, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate (che resiste con controricorso) avverso la sentenza, indicata in epigrafe, con la quale la Commissione Tributaria Regionale della Lombardia – in controversia avente ad oggetto l’impugnazione di avvisi di accertamento emessi ex art. 38 del d.p.r. n. 600/73, relativi ad Irpef per gli anni 2007 e 2008 – aveva riformato, in accoglimento dell’appello proposto dall’Amministrazione finanziaria, la decisione di secondo grado favorevole alla contribuente.
In particolare, il Giudice di appello riteneva che la contribuente non avesse fornito la prova che quanto ricevuto in eredità fosse stato utilizzato per fare fronte alle normali spese di gestione familiare o che fosse rimasta nella disponibilità dell’appellata essendo, di contro, risultato che quel denaro era stato, invece, utilizzato per altri scopi.
A seguito di deposito di relazione ex art. 380 bis c.p.c. e di fissazione dell’adunanza della Corte in camera di consiglio, ritualmente comunicate, la ricorrente ha depositato memoria.

In diritto

Con l’unico motivo la

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[1] Cass. ord. n. 19257/2016.

 


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