Patto della lavagna: le riforme di Matteo Renzi
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29 Set 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


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Patto della lavagna: le riforme di Matteo Renzi

Il Premier, intervenuto il 26 settembre alla trasmissione televisiva «Quinta colonna», illustra agli italiani i programmi del governo.

 

È un intervento a tutto campo quello di Matteo Renzi sulle reti Mediaset. Il Premier sigla con gli italiani il «patto della lavagna», delineando in diretta (su una lavagna, appunto) i prossimi piani di governo in materia di tasse, pensioni, immigrazione, edilizia scolastica e Europa.

Tasse: riduzione di Ires e Iri

Renzi annuncia che verrà abbassata l’aliquota di Ires e Iri. Si tratta di tasse sul lavoro, per cui il Premier aveva già annunciato un taglio da operare con la prossima Legge di stabilità per il 2017. In particolare, l’Ires (Imposta sul reddito delle società) dovrebbe essere ridotta dall’attuale 27,5% al 24%. Pure per la nuova Iri (Imposta sul reddito imprenditoriale, che sarà in vigore dal gennaio 2017) era inizialmente prevista un’aliquota del 27,5%: anch’essa passerà al 24%.

Ape: come andare prima in pensione

L’anticipo pensionistico (cosiddetto Ape) è un sistema che permette di andare in pensione prima di aver raggiunto l’età minima prevista dalla legge. Se decide di avvalersene, però, il lavoratore subisce una decurtazione sull’importo della pensione stessa. Sul tema, Matteo Renzi pone l’accento sugli effetti devastanti della vecchia riforma Fornero, che ha penalizzato soprattutto i cittadini classe 1953-54, costretti ad lavorare molti anni in più rispetto a chi è nato solo pochi anni prima (ad esempio, nel 1950).

Ebbene, il «patto della lavagna» prevede la possibilità di andare in pensione fino a 3 anni prima della scadenza prevista per legge, perdendo però il 5% rispetto all’importo cui si avrebbe diritto col raggiungimento dell’età piena. Si tratta, quindi, di una scelta strettamente personale, che può avere dei vantaggi e degli svantaggi a seconda dei casi e della situazione economica e familiare del singolo lavoratore. Si può scegliere di attendere la piena età pensionistica e ricevere l’intero importo della pensione, oppure smettere di lavorare in anticipo accettando, però, una riduzione sull’assegno pensionistico.

Ancora pensioni: raddoppio della quattordicesima sulle minime

Sempre sul fronte pensioni, Renzi annuncia un intervento sulle minime (ossia le pensioni con importo fino a 750 euro). Stando al sistema attuale, afferma il Premier, la quattordicesima sulle minime si staglia su un valore che va da 35 (per chi prende 500 euro di pensione) a 50 euro circa (per chi ne prende 750). L’obiettivo è quello di raddoppiare la quattordicesima, per arrivare a circa 80 euro al mese per le pensioni che arrivano a 750 euro. In questa direzione, si cercherà anche di aumentare l’importo delle pensioni minime, portandolo dagli attuali 750 euro a 1000 euro (con consequenziale incremento della quattordicesima).

Europa: interventi concreti per l’immigrazione

Capitolo Europa. Renzi chiede interventi concreti per la situazione dei migranti, accusando i vertici europei di limitarsi a studiare la situazione senza far nulla per risolverla. A questo proposito, il Premier afferma che la soluzione alla tragica situazione sta nell’aiutare i migranti nei Paesi di provenienza, al fine di ridurre quanto più possibile il flusso verso l’Italia e scongiurare anche le tante e tragiche morti in mare. Occorrerebbe, secondo Renzi, intervenire per introdurre lavoro direttamente in Africa, in modo da eliminare sul nascere le motivazioni stesse della migrazione verso l’Italia, «diventata ormai un imbuto».

Migranti e terremoto fuori dal Patto di stabilità

Sempre sull’Europa, il Premier chiede che i soldi spesi dall’Italia per fronteggiare i problemi dell’immigrazione, dell’edilizia scolastica e del terremoto non vengano conteggiati nel Patto di stabilità. Quest’ultimo non è altro che un sistema istituito a livello europeo allo scopo di controllare le politiche di bilancio degli Stati appartenenti all’Ue. In poche parole, se uno Stato ha un disavanzo (rapporto deficit/Pil) o un debito pubblico che si avvicina o raggiunge soglie determinate, subisce ammonimenti o vere e proprie sanzioni da parte delle istituzioni Ue.

 

Dunque, Renzi ha affermato che le spese operate dal governo su materie come la scuola, l’immigrazione e il terremoto non dovrebbero valere ai fini del Patto. Si tratta, infatti, da un lato di bisogni primari dei cittadini e delle famiglie (scuole sicure e prevenzione sismica), dall’altro di situazioni di emergenza che vanno affrontate subito e senza dover pensare all’eventualità di essere sanzionati (migranti e aiuti ai terremotati).

 

Per quanto riguarda il terremoto, in particolare, il Premier chiarisce che gli esborsi da tenere fuori dal Patto non sono solo quelli per la ricostruzione dei paesi colpiti e per gli aiuti alla popolazione, ma anche quelli necessari per la prevenzione. In pochi anni, infatti, l’Italia è stata più volte colpita dal terremoto (l’Aquila nel 2009, l’Emilia nel 2012, Amatrice quest’anno): occorre quindi investire sull’adeguamento sismico e sulla manutenzione sismica anche nelle zone che non sono state recentemente coinvolte. In questo senso, particolare attenzione va data all’edilizia scolastica, in modo da garantire la sicurezza nelle scuole.

 

Avvalendosi della clausola di eccezionalità (che permette di non essere sanzionati se il deficit di bilancio deriva da un evento straordinario non preventivamente calcolabile), il governo italiano dovrebbe far sì che i soldi spesi in tali ambiti non pesino più sul bilancio statale ai fini del Patto di stabilità.


Autore immagine: Pixabay

 


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