Reversibilità, il conto corrente può ridurla?
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27 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Reversibilità, il conto corrente può ridurla?

Pensione di reversibilità: l’Inps include gli interessi di conti correnti, libretti e i proventi finanziari tra i redditi soggetti al limite di cumulo.

 

Anche un conto corrente «in salute» può causare la riduzione della pensione ai superstiti, di reversibilità o indiretta, così come il possesso di un libretto, di titoli di Stato o di altri proventi d’investimento. È quanto emerge dalla lettura di una nota circolare dell’Inps all’interno della quale sono elencati tutti i redditi da considerare per il limite di cumulo con pensioni e altri trattamenti.

In particolare, gli interessi di conti e libretti e i proventi finanziari sarebbero rilevanti non solo per determinare una riduzione della reversibilità, ma anche della pensione di invalidità, dell’assegno sociale, dei trattamenti di famiglia e degli Anf (assegni al nucleo familiare), della maggiorazione sociale e dell’integrazione al minimo.

Nonostante quanto stabilito nella circolare, però, l’Inps, in una recente interrogazione della Commissione Lavoro, ha chiarito che la procedura per la verifica del cumulo dei redditi con le prestazioni non è cambiata e che i proventi finanziari continuano a non essere considerati tra i redditi rilevanti.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare chiarezza riguardo ai redditi incumulabili con la pensione di reversibilità.

 

 

Pensione di reversibilità: quali sono i limiti di cumulo?

Innanzitutto, va chiarito che la pensione di reversibilità, al contrario della pensione di vecchiaia e di anzianità, continua a subire dei limiti di cumulo con gli altri redditi posseduti dal pensionato. In particolare:

  • se il reddito del superstite è pari o inferiore a 3 volte il trattamento minimo (cioè a 19.573,71 euro annui, per il 2016), la reversibilità non subisce alcuna decurtazione;
  • se il reddito supera 3 volte il trattamento minimo, la reversibilità si riduce del 25%;
  • se il reddito supera 4 volte il trattamento minimo, la reversibilità si riduce del 40%;
  • se il reddito supera 5 volte il trattamento minimo, la reversibilità si riduce del 50%.

Nessuna decurtazione è subita se il pensionato ha dei figli o nipoti minori a carico, o studenti, o inabili.

 

 

Pensione di reversibilità: quali redditi sono considerati?

Nel limite di cumulo della pensione di reversibilità sono considerati i seguenti redditi:

  • redditi di lavoro dipendente e assimilati prestato in Italia e all’estero;
  • arretrati di lavoro dipendente in Italia e all’estero riferiti ad anni precedenti;
  • redditi da lavoro autonomo (redditi prodotti da: lavoro autonomo, professionale e d’impresa, coltivatori diretti, mezzadri e coloni, imprenditori agricoli a titolo principale, artigiani ed esercenti attività  commerciali, iscritti alle gestioni previdenziali amministrate dall’Istituto; ogni altro reddito da lavoro autonomo prestato in Italia o all’estero, anche occasionale, indipendentemente dalle modalità di dichiarazione a fini fiscali; reddito agrario nel caso in cui il titolare del reddito sia intestatario di partita Iva);
  • redditi da pensioni dirette erogate da Stati esteri;
  • arretrati da pensione estera;
  • redditi da immobili diversi dalla casa di abitazione;
  • altri redditi assoggettabili all’Irpef (assegni di sostentamento, redditi di capitale, dividendi, redditi di partecipazione in società e imprese);
  • rendite vitalizie o a tempo determinato costituite a titolo oneroso;
  • assegni periodici corrisposti dall’altro coniuge – ad esclusione di quelli destinati al mantenimento dei figli – in conseguenza di separazione legale o di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;
  • alimenti, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria;
  • prestazioni coordinate e continuative – lavoro a progetto (co.co. e co.co.pro.);
  • interessi bancari, postali, dei Bot, dei Cct e dei titoli di Stato, proventi di quote di investimento, soggetti a ritenuta d’acconto alla fonte a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva.

Come già accennato, per quanto riguarda questi ultimi redditi l’Inps ha però negato che siano rilevanti ai fini del cumulo, affermando che il software Red (cioè il programma mediante il quale si presenta all’Inps la dichiarazione reddituale, per confermare il diritto alle prestazioni erogate dall’Istituto) non ne tiene conto.

È comunque auspicabile che questo importante chiarimento sia inserito al più presto in una circolare o in un messaggio dell’Istituto, per evitare problemi in futuro.


 


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