Insonnia per problemi di lavoro: spetta il risarcimento?
Lo sai che?
29 Set 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Insonnia per problemi di lavoro: spetta il risarcimento?

Soffro di insonnia e, per colpa di problemi sul lavoro legati a stress e ambienti ostili, non dormo la notte: posso chiedere il risarcimento all’azienda?

 

L’azienda è tenuta a garantire al lavoratore un ambiente salubre non solo dal punto di vista della sicurezza fisica (con riferimento a macchinari e strumentazione pericolosa, impianti elettrici, superfici scivolose, ecc.), ma anche di quella mentale e psicologica. Sicché, in caso di ambienti particolarmente nocivi, per via di eventuali vessazioni poste da parte dei colleghi dell’ufficio, mobbing da parte del superiore gerarchico o di demansionamenti da parte dello stesso datore di lavoro, il lavoratore ha sempre diritto al risarcimento dei danni. Danni che, ovviamente, andranno provati in modo dettagliato, producendo un certificato medico di una struttura pubblica (Asl).

 

L’azienda risponde, in termini di risarcimento del danno, non solo per il comportamento dei propri vertici, ma anche per quello dei dipendenti di pari grado del lavoratore danneggiato. Così, se questi, all’interno del proprio ufficio, trova dei colleghi particolarmente ostili, che fanno di tutto per metterlo in cattiva luce o per rendergli la vita difficile, il datore di lavoro ha l’obbligo di intervenire e rimuovere la fonte di pericolo per la salute del proprio dipendente. Insomma, l’obbligo, sancito dal codice civile, secondo cui l’azienda deve garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori, predisponendo le adeguate misure di prevenzione, si estende a 360 gradi.

 

Non solo. Secondo la giurisprudenza della Cassazione, il dipendente che riesce a dimostrare di aver subito uno stress psicofisico, dovuto ad eccessiva usura lavorativa (ad esempio, per aver lavorato 7 giorni su 7 senza usufruire dei riposi settimanali) ha diritto a un indennizzo automatico. In altre parole, il lavoratore non ha bisogno di dimostrare di aver subito un danno: danno che, in questo caso, si presume proprio per via del fatto di non aver potuto ricaricare le batterie almeno un giorno a settimana.

 

Attenzione però: il risarcimento spetta solo se la causa dei problemi del lavoratore dipende dall’azienda (intesa sia come datore di lavoro, sia come superiori gerarchici, sia come colleghi) e non, invece, quando è lo stesso dipendente che si sobbarca di preoccupazioni o che, per sua indole, è stakanovista. Secondo, infatti, quanto affermato dalla Cassazione, l’azienda non deve risarcire i danni da stress per il superlavoro di cui si è fatto volontariamente carico il dipendente.

 

Veniamo al problema dell’insonnia. Di norma, l’insonnia è una patologia che trova delle ragioni non sempre di carattere fisico (ad esempio le allergie alimentari), ma anche psichico (ansia, stress, depressione). Chi ritiene che l’insonnia sia dovuta all’ambiente lavorativo dovrà allora:

  • procurarsi un certificato medico che dimostri l’effettiva sussistenza della patologia in commento, ossia l’insonnia;
  • il certificato medico deve anche accertare le cause dell’insonnia. Di norma, quando queste sono di natura psicologica, il medico non può verificare se, effettivamente, esse sono reali o solo lamentate (egli infatti si limita a raccogliere le dichiarazioni del paziente e non si reca certo sul posto di lavoro dello stesso); pertanto il sanitario dovrà semplicemente dichiarare, sul certificato predetto, che “… il paziente riferisce che le ragioni delle proprie preoccupazioni sono dovute a…”;
  • a questo punto il dipendente dovrà dimostrare che l’ambiente lavorativo è insalubre, ossia che esso mette a rischio la sua salute. Il che significa provare un eventuale mobbing, una riduzione o slittamento verso il basso delle mansioni (cosiddetto demansionamento), le angherie e i dispetti subiti dai colleghi, ecc.
  • alla fine di tutto ciò non resta che fare causa all’azienda.

In pratica

Premesso che è sempre necessario munirsi prima di un certificato medico che attesti l’esistenza di una patologia clinicamente accertabile, e che tale patologia deve dipendere unicamente dall’ambiente lavorativo, la giurisprudenza è incline a riconoscere il risarcimento del danno tutte le volte in cui l’azienda non garantisce al dipendente un ambiente di lavoro salubre: in altre parole sì al risarcimento se l’insonnia è la conseguenza di un mobbing, di un demansionamento, del mancato riconoscimento del riposo settimanale o delle semplici angherie dei colleghi (per le quali deve comunque rispondere il datore di lavoro).

Se però la causa dello stress è proprio l’indole stakanovista e/o apprensiva del dipendente, a quest’ultimo non spetta alcun risarcimento. In ogni caso è sempre opportuno che la richiesta di risarcimento passi dal vaglio del giudice e, pertanto, è necessario istruire una causa contro l’azienda.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti