Ricorso in autotutela: se la risposta arriva tardi che faccio?
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29 Set 2016
 
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Redazione
 


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Ricorso in autotutela: se la risposta arriva tardi che faccio?

Ho ricevuto una rettifica del valore di un immobile dall’Agenzia Entrate e, contro di questa, ho fatto ricorso in autotutela: che succede se la risposta negativa dovesse arrivare quando i termini per ricorrere al giudice sono ormai scaduti?

 

Il ricorso in autotutela presentato dal contribuente contro un accertamento fiscale o qualsiasi richiesta di pagamento da parte dell’amministrazione non interrompe i termini per proporre ricorso al giudice (sia che si tratti della Commissione tributaria, del giudice di pace, del tribunale del lavoro, ecc.). Ciò significa che, qualora la risposta alla richiesta di sgravio o di annullamento dell’atto in autotutela non dovesse mai arrivare da parte dell’ente impositore (l’Agenzia delle Entrate, il Comune, l’Inps o qualsiasi altro organo richiedente il pagamento di imposte, tributi o sanzioni) o dovesse essere negativa (con rigetto dell’istanza) non c’è più possibilità di ricorrere per le vie giudiziarie. E il contribuente avrà perso la possibilità di far valere i propri diritti davanti al giudice.

 

Detto ciò, però, si tenga conto di due importanti precisazioni.

La prima. Il deposito del ricorso in autotutela non esclude la possibilità di presentare, contestualmente, anche il ricorso al giudice. Anzi, è proprio questa la scelta migliore da fare onde non vedersi poi preclusa la tutela in tribunale. Dunque, il contribuente potrà, nello stesso momento, presentare sia il ricorso in autotutela, sia – magari dopo qualche giorno, qualora la risposta dell’ente dovesse tardare ad arrivare – il ricorso al giudice. In tal caso, si potrebbero profilare due possibili soluzioni:

  • se la richiesta in autotutela dovesse essere rigettata, il cittadino avrebbe comunque fatto salvo il rispetto dei termini per ricorrere in via giudiziale e, quindi, la causa andrà avanti regolarmente. Sarà il giudice a decidere, in definitiva, se la richiesta di pagamento è corretta o meno;
  • se, invece, la richiesta in autotutela dovesse essere accolta, il tribunale chiuderà la causa per perdita di interesse all’oggetto della stessa (in gergo tecnico si dice “cessata materia del contendere”). Eventualmente si potrà tutt’al più discutere sull’eventuale condanna alle spese processuali dell’amministrazione che ha costretto il contribuente a procedere per le vie legali, nonostante la manifesta erroneità dell’atto.

 

In secondo luogo, nulla esclude che, anche qualora i termini per presentare ricorso dovessero essere scaduti, l’ente che si sia accorto dell’errore in cui è incorso nell’emettere l’atto fiscale è ugualmente tenuto ad annullarlo in autotutela. E ciò perché l’amministrazione non può approfittare della posizione di debolezza, da un punto di vista processuale, del cittadino che non ha più la possibilità di ricorrere al giudice per affermare un diritto a un pagamento che non gli è dovuto. Al contrario, la Pa deve improntare il proprio operato a principi di imparzialità e correttezza.

È del resto la stessa normativa e i decreti ministeriali a prescrivere l’obbligo dell’annullamento dell’atto in autotutela anche se il termine per fare ricorso è già scaduto (leggi Autotutela: atto annullato anche se il termine del ricorso è scaduto).

 

Insomma, sintetizzando: chi presenta una istanza in autotutela farà bene a tenere pronto anche il ricorso al giudice, dimodoché lo possa presentare quando, in odor di scadenza dei termini a ricorrere, alcuna risposta positiva dovesse intervenire. In questo modo non si sarà precluso la possibilità di una tutela giudiziaria.

 


 


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