Danni ai pedoni: di chi è la colpa?
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29 Set 2016
 
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Redazione
 


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Danni ai pedoni: di chi è la colpa?

Responsabile l’autista che investe il pedone anche quando non è sulle strisce se l’attraversamento è prevedibile.

 

Di chi è la colpa quando un automobilista investe un pedone che non attraversa sulle strisce pedonali? E se, invece, pur sulle strisce, il suo improvviso attraversamento, è così rapido e imprevisto da non consentire, anche al più pronto di riflessi, di frenare per tempo? Di questi problemi si è occupata qualche giorno fa la Cassazione [1] offrendo le seguenti risposte.

 

Partiamo da un punto fermo: l’automobilista si presume sempre responsabile. Se vuole evitare di pagare i danni, ma soprattutto (visto che a quelli ci pensa l’assicurazione) di passare guai più seri con un processo penale per omicidio stradale o, nella migliore delle ipotesi, per lesioni, deve dimostrare che tutta la colpa (o gran parte di essa) è del pedone che ha attraversato la strada in modo imprevedibile. In questo non ha molta importanza stabilire se il pedone fosse o meno sulle strisce perché i criteri che regolano la responsabilità dell’automobilista sono gli stessi. Al massimo, in caso di attraversamento fuori dalle strisce, sarà più facile, per il conducente, dimostrare che il passaggio del pedone in mezzo alla strada era impossibile da prevedere con congruo anticipo per frenare l’auto.

 

Dunque, secondo la sentenza della Cassazione in commento, per escludere la responsabilità dell’automobilista per l’investimento del pedone, è necessario che la condotta di quest’ultimo sia un evento del tutto eccezionale, imprevisto ed imprevedibile, causa da sola sufficiente a produrre il danno. In altri termini, il conducente non deve avere alcuna colpa e deve risultare che anche la più prudente e accorta delle persone non sarebbe mai riuscita a impedire l’impatto o che, comunque, anche una manovra di emergenza non avrebbe potuto evitare l’investimento.

 

Il caso tipico è quello di chi, nonostante il traffico veicolare e la presenza, nelle adiacenze di una macchina a velocità moderata, si spinga improvvisamente fuori dal marciapiedi, senza guardare la strada, finendo così sotto l’auto che si trovava a passare proprio in quel momento. Oppure si pensi a un viadotto di notte poco illuminato, dove la velocità consentita è più elevata ed è più improbabile pensare – anche per l’assenza di marciapiedi e strisce pedonali – che vi possano transitare pedoni. Ed ancora gli esempi potrebbero essere svariati: potremmo fare il caso del corridore che sbuca fuori dai cespugli di spartitraffico e continui la propria attività sportiva non avvedendosi che, in quel momento, un’auto passava di lì.

 

Dall’altro lato non è affatto eccezionale ed imprevedibile che, nelle vicinanze di un bar, di una palestra, di una scuola, di una discoteca, qualcuno decida di attraversare anche in assenza di strisce pedonali; in tali casi pertanto il conducente dell’autovettura deve tenere in debita considerazione tale eventualità e rallentare la velocità anche al di sotto dei limiti consentiti.

 

La cosa più importante da tenere a mente è che l’onere della prova ce l’ha automobilista: se questi non si attiva a dimostrare le responsabilità del pedone, automaticamente viene dichiarato colpevole. Di norma, poi, in questi casi, viene nominato dal tribunale un perito (anche detto consulente tecnico d’ufficio, da cui l’acronimo Ctu) che valuti le dinamiche dell’incidente e ricostruisca, a posteriori, le responsabilità.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 16 febbraio – 23 settembre 2016, n. 39474

Presidente Ciampi – Relatore Savino

Ritenuto in fatto

Con sentenza emessa in data 17 aprile 2010 il Tribunale di Mantova assolveva perché il fatto non costituisce reato B.G. imputato del reato di cui all’art. 589 co. 1 e 2 c.p. perché, quale conducente della vettura Fiat Marea tg. (…), percorrendo la SS XX in direzione (omissis) , giunto in prossimità del KM (omissis), investendo il pedone S.L. mentre attraversava la strada, ne cagionava la morte per le gravi lesioni riportate a seguito dell’urto (lo stesso urtato dal lato sinistro dell’autovettura veniva sbalzato nell’opposta corsia di marcia e qui investito da altra autovettura). Ciò in violazione delle norme sulla circolazione stradale ed in particolare omettendo di percepire tempestivamente la presenza del pedone, omettendo di porre in essere una tempestiva manovra eversiva verso destra in modo da evitare l’impatto e/o omettendo di tenere una velocità di guida adeguata.

In particolare, il giudice di primo grado ha pronunciato sentenza assolutoria perché il fatto non costituisce reato sulla base delle seguenti considerazioni. La CTU espletata durante le indagini non ha potuto accertare il momento in cui l’automobilista ha percepito la presenza del S. – che

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[1] Cass. sent. n. 39474/16 del 23.09.2016.

 


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Commenti
30 Set 2016 PAVEL SPLIT

Il codice della strada precvede L’OBBLIGO si usare le strisce pedonali se presenti nel raggio di 100 metri: quindi se il pedone commette una infrazione alla legge la colpa é comunque dell’automobilista? La sentenza della Corte non mi sembra del tutto logica: QUANTO MENO UN CONCORSO DI COLPA.