Licenziamento: penalizza nella ricerca di un nuovo lavoro?
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1 Nov 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Licenziamento: penalizza nella ricerca di un nuovo lavoro?

Il licenziamento per giusta causa o disciplinare può penalizzare il disoccupato alla ricerca di un nuovo impiego?

 

Il licenziamento per giusta causa, così come il licenziamento disciplinare, non figura nella scheda personale del lavoratore rilasciata dal centro per l’impiego: il datore di lavoro, dunque, non ha la possibilità, attraverso la scheda, di risalire alla causale della cessazione del rapporto, per valutare se assumere o meno il dipendente.

Anche per quanto concerne il curriculum scritto dal candidato, così come nella scheda del centro per l’impiego, non deve essere inserito il motivo per cui il rapporto di lavoro è terminato: nel formato di curriculum vitae più diffuso, difatti, il cosiddetto Cv europeo, appare soltanto, per ogni esperienza, un campo nel quale inserire la data di inizio ed un campo in cui inserire la data di fine.

Non è possibile risalire alla causale della cessazione del rapporto di lavoro nemmeno attraverso l’estratto conto dell’Inps: nell’estratto conto contributivo, difatti, appaiono soltanto i periodi di lavoro, le aziende o gli enti datori di lavoro, le retribuzioni percepite dal lavoratore ed eventuali altri accrediti, come i contributi figurativi per disoccupazione o malattia. Peraltro, il dipendente non è tenuto a esibire l’estratto conto dell’Inps all’azienda, che non può richiederlo se non in casi molto particolari, ad esempio per erogare trattamenti di accompagnamento alla pensione.

Il lavoratore licenziato per giusta causa può dunque “dormire sonni tranquilli”? In base a quanto esposto parrebbe di sì, ma non dobbiamo dimenticare che il nuovo datore di lavoro potrebbe richiedere delle referenze. In questo caso, come comportarsi?

 

 

Licenziamento per giusta causa e referenze

Il licenziamento per giusta causa, o disciplinare, potrebbe costituire un problema nel momento in cui l’azienda che vuole assumere il candidato richieda delle referenze: il licenziato, in questo caso, troverà sicuramente delle difficoltà nel farsi rilasciare una lettera di referenze dal vecchio datore di lavoro. Per ovviare al problema, il candidato potrebbe comunque far leva su referenze diverse, rilasciate dai datori di lavoro precedenti; le referenze potrebbero anche non essere rilasciate dai datori precedenti, ma da altre figure con le quali il candidato si è dovuto rapportare, come tutor (nel caso in cui abbia svolto un tirocinio) o docenti, o, ancora, soggetti che hanno lavorato con lui e che hanno avuto modo di apprezzarne le qualità.

Tuttavia, il nuovo datore di lavoro potrebbe insistere nel richiedere di parlare con il datore precedente, anche se non menzionato nelle referenze del curriculum (vero è che, per evitare questo, si potrebbe togliere l’esperienza “negativa” dal curriculum, ma il “trucco” cadrebbe con una verifica della scheda rilasciata dal centro per l’impiego): in questa ipotesi, è innanzitutto utile sapere che è il candidato a dover autorizzare il nuovo datore a contattare il titolare precedente, dunque non è possibile che questi proceda autonomamente.

Il titolare precedente, poi, non è obbligato a rilasciare le referenze e potrebbe non rispondere alla richiesta del nuovo datore.

Per evitare referenze negative, se i rapporti col vecchio datore non sono pessimi, è comunque opportuno un chiarimento con quest’ultimo, in occasione del quale il lavoratore spieghi l’importanza del nuovo impiego e chieda un minimo di comprensione e collaborazione, assumendosi le proprie colpe per il termine del rapporto e scusandosi per i propri errori (se, poi, anche tardivamente o in parte, è possibile rimediare agli errori che hanno portato al licenziamento, è bene mettere in atto quanto nelle proprie possibilità: il vecchio titolare apprezzerà lo sforzo).

Quando si è, invece, creata una situazione tale che riappacificarsi col datore precedente sia di fatto impossibile e il nuovo titolare insista proprio sulle sue referenze, la cosa migliore da fare è spiegare razionalmente le cause che hanno portato alla rottura del rapporto. È bene esporre la situazione nel modo più obiettivo possibile, assumendosi le proprie colpe e non esagerando nel parlar male del vecchio principale, ma spiegando anche i motivi che hanno determinato un certo comportamento e le cause giustificative.

Sorvolare sull’argomento e parlare, in termini generali, di “divergenze personali”, potrebbe non essere una cattiva scelta, ma bisogna considerare che il nuovo datore potrebbe comunque chiedere di contattare personalmente il vecchio principale.

Ad ogni modo, per quanto sia giustificabile che il nuovo datore di lavoro desideri ottenere quante più informazioni possibile riguardo al dipendente da assumere, vi sono dei limiti da rispettare: in base allo Statuto dei lavoratori [1], difatti, è vietata qualsiasi indagine sul candidato non strettamente inerente al rapporto di lavoro.  In particolare, è vietato effettuare indagini, anche a mezzo di terzi, sulle opinioni politiche, religiose o sindacali del lavoratore, nonché su fatti non rilevanti ai fini della valutazione dell’attitudine professionale del lavoratore.


[1] L. 300/1970.

 


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