Il medico del pronto soccorso non può rifiutare la visita
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29 Set 2016
 
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Il medico del pronto soccorso non può rifiutare la visita

Commette reato il medico di turno che, nonostante sia reperibile, rifiuta la visita specialistica fidandosi della diagnosi del pronto soccorso.

 

Rifiuto d’atti d’ufficio: è questo il reato che commette il medico di turno che, al paziente recatosi al pronto soccorso, rifiuta di fare la visita solo perché è notte e, benché reperibile, preferisce posticipare gli accertamenti al giorno dopo. Non scagiona il sanitario dalla responsabilità penale neanche il fatto che il pronto soccorso abbia dato “codice verde” al malato appena refertato (codice che serve solo a definire un ordine di visita tra i pazienti in attesa). Insomma, il medico di turno ha l’obbligo di accertarsi personalmente della gravità della situazione del malato e formulare quantomeno una prima diagnosi, in modo da scongiurare patologie più serie. È quanto chiarito dalla Cassazione qualche ora fa [1].

 

Il medico reperibile non può fidarsi del primo parere dei colleghi del pronto soccorso e della priorità assegnata al malato: se questi chiede una visita specialistica, il parere formulato al telefono non ha alcun valore.

 

 

La vicenda

Sulla scorta di tali principi la Cassazione ha condannato un dirigente medico in servizio presso un pronto soccorso che ometteva di visitare un’anziana signora. La donna, a seguito di una caduta, lamentava un forte dolore al braccio. Il sanitario, però, si era messo da poco a riposare e aveva invitato il paziente a rinviare la visita al giorno dopo, quando ormai però la situazione si era gravemente compromessa.

 

 

I diritti del malato che va al pronto soccorso

Chiunque si presenti al pronto soccorso, lamentando un disturbo, ha il pieno diritto di essere visitato. Dall’altro lato il medico di turno, che per quel giorno/notte è reperibile, ha l’obbligo di prestare le cure in tutti i casi di urgenza, verificare senza indugi la gravità della situazione e formulare una prima diagnosi, così da scongiurare patologie di intensità tale da richiedere un intervento sanitario tempestivo e non dilazionabile al giorno successivo.

Il parere dei sanitari del pronto soccorso non può esonerare il medico da tale dovere in quanto il codice assegnato al malato serve solo a definire un ordine di visita con gli altri come lui in attesa, ma non ad esentare il predetto sanitario dal dare corso alla visita medica, anche se la patologia lamentata dal malato, ad un primo screening del personale paramedico, non grave. Se poi si parla di anziani, gli obblighi di visita diventano ancora più imperativi.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 5 luglio – 29 settembre 2016, n. 40753
Presidente Rotundo – Relatore Bassi

Ritenuto in fatto

1. Con il provvedimento in epigrafe, la Corte d’appello di Trieste ha confermato la sentenza dei 14 giugno 2013, con la quale il Tribunale di Tolmezzo ha condannato L. U. per il reato di cui all’art. 328 cod. pen., per avere, in qualità di dirigente medico dipendente della azienda sanitaria n. 3 Alto Friuli, in servizio presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Gemona d.F., con mansioni di medico di guardia, omesso di visitare M.B. che si era presentata
presso il Pronto Soccorso lamentando un dolore al braccio sinistro in conseguenza di una caduta accidentale in bagno, accettata con codice triage verde; nonostante il reiterato invito fattogli dall’infermiera di sottoporre a visita la paziente per una probabile frattura alla spalla, l’imputato non prestava le dovute cure “perché a quell’ora si era da poco messo riposare”.
1.1. In via preliminare, il Collegio ha ricordato che, secondo la ricostruzione dei fatti compiuta dal Tribunale, M.B. si presentava presso il Pronto Soccorso dell’ospedale alle 4:30 – 4:50, lamentando un dolore al braccio sinistro con un’intensità pari a 9 (nella scala

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[1] Cass. sent. n. 40753/16 del 29.09.16.

 


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