Quando vado in pensione: classe 54, invalido, 41 anni di contributi
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1 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Quando vado in pensione: classe 54, invalido, 41 anni di contributi

Sono nato nel febbraio 54, invalido per causa di servizio e ho maturato 41 anni di contributi ad agosto 2016: qual è la data della pensione?

 

In base a quanto esposto dal lettore, le possibilità di pensionamento sono abbastanza vicine, ma la data della pensione dipende dalla percentuale d’invalidità posseduta e dalla data di riconoscimento della stessa. Nel caso in cui la riduzione della capacità lavorativa non comporti alcun beneficio per l’uscita anticipata dal lavoro, la prima data utile dipende, invece, dalla scelta tra la pensione anticipata o l’Ape, l’anticipo pensionistico.

Ma andiamo per ordine e valutiamo le diverse possibilità di pensionamento.

 

 

Pensione di vecchiaia anticipata

Se l’invalido non è dipendente pubblico, questi  può, in primo luogo, richiedere la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità.

È sufficiente, a tal fine, un’età pari a 60 anni e 7 mesi ed un minimo di 20 anni di contributi, oltre all’attesa di una finestra di 12 mesi dalla data di maturazione dei requisiti. Per quanto concerne l’invalidità, è necessario che questa superi l’80%, per ottenere la pensione di vecchiaia anticipata.

 

 

Bonus contributivo per invalidità

Se l’invalido, invece, possiede una riduzione della capacità lavorativa superiore al 74%, ha diritto a un bonus contributivo pari a 2 mesi per ogni anno lavorato, a partire dalla data di riconoscimento dell’invalidità.

Hanno difatti diritto al bonus contributivo i lavoratori di pubbliche amministrazioni, aziende private o cooperative:

  • con invalidità per qualsiasi causa superiore al 74%;
  • con invalidità civile superiore al 74%;
  • invalidi del lavoro in percentuale superiore al 74%;
  • sordomuti;
  • con invalidità ascritta alle prime quattro categorie della tabella A allegata al testo unico delle norme in materia di pensioni di guerra.

In riferimento all’invalidità per qualsiasi causa (compresa, dunque, la causa di servizio), il Ministero del Lavoro, acquisito il parere del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha chiarito che, indicando una determinata percentuale d’invalidità, il legislatore esclude le prestazioni per le quali non è prevista la percentualizzazione del grado di invalidità.

Il beneficio è dunque escluso per i titolari di pensione o di assegno ordinario d’invalidità e in tutti i casi in cui non sia prevista la rilevazione percentuale del grado d’invalidità.

Il bonus contributivo, come accennato, dà diritto a 2 mesi di contributi figurativi aggiuntivi per ogni anno di servizio effettivo, svolto successivamente al 2002, o, se posteriore, alla data di riconoscimento dell’invalidità: la contribuzione è utile ai fini del diritto alla pensione, ma non della misura. Il bonus è dunque utile per raggiungere prima i requisiti della pensione anticipata.

Considerando che il massimo dei contributi figurativi così ottenibili è pari a 5 anni, il lettore potrebbe dunque aver già maturato i requisiti per la pensione anticipata, pari, nel 2016, a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne.

 

 

Pensione anticipata o Ape?

Nell’ipotesi in cui il lettore non abbia diritto ad alcuna delle agevolazioni esposte, la via più breve e meno onerosa per la pensione è quella di attendere un altro anno e 10 mesi di contributi, dunque di attendere il 30 giugno 2018, per ottenere la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi.

Il lettore, se lavoratore precoce, potrebbe ottenere, comunque, un bonus pari a 3 o 4 mesi  di contributi per ogni anno di lavoro effettuato prima del compimento del 18° anno di età: per essere certi dell’operatività di quest’agevolazione, è necessario attendere l’approvazione della prossima Legge di Stabilità.

Si sconsiglia, invece, l’anticipo della pensione di vecchiaia con l’Ape: questo nuovo trattamento, difatti, risulta penalizzante, perché la pensione è ottenuta prima del compimento dell’età pensionabile grazie a un prestito bancario, le cui rate comportano un taglio dell’assegno pari al 5% per ogni anno di anticipo.

 

 

Ape per i nati nel 54

Peraltro, non sono ancora stati definiti con precisione i parametri di accesso: si parla della possibilità di pensionarsi a 63 anni d’età, dunque il lettore, nato nel febbraio 1954, potrebbe uscire dal lavoro nel febbraio 2017, ma gli ultimi documenti diffusi affermano che nel 2017 l’Ape sarà aperta soltanto ai nati dal 1951 al 1953. Raggiungere l’Ape nel 2018, nel caso del lettore, comporterebbe un risparmio di pochi mesi nell’accesso alla pensione, a fronte di una penalizzazione consistente nell’assegno, mentre non avrebbe alcun taglio con la pensione anticipata, in quanto ha già compiuto 62 anni di età (dal 2018 saranno ripristinate le penalizzazioni per chi fruisce della pensione anticipata prima del 62° anno di età).

Per concludere, nel caso in cui il lettore non abbia alcun diritto ai benefici collegati all’invalidità, la scelta migliore resta dunque l’attesa della pensione anticipata, che verrebbe liquidata dal 1° luglio 2018.


 


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