Oblio: Google deve cancellare i link vecchi e diffamatori da internet
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30 Set 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


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Oblio: Google deve cancellare i link vecchi e diffamatori da internet

La causa, per la de-indicizzazione dei contenuti lesivi della reputazione su internet, si può fare anche a Google e non solo al sito che ha pubblicato i contenuti.

 

Se un sito pubblica dati e notizie inerenti alla tua persona che, oltre ad essere diffamatori, non sono neanche più pertinenti, aggiornati, completi e attuali, perché è passato peraltro diverso tempo dai fatti, hai diritto a chiedere anche a Google la cancellazione del link dai risultati delle ricerche. In altre parole, l’interessato può avanzare la domanda, contemporaneamente o alternativamente, sia al proprietario dell’indirizzo internet ove è presente l’articolo o la foto incriminata (la persona o l’editore titolare del sito o del blog), sia a Google. La società americana, infatti, proprietaria dell’omonimo motore di ricerca, in quanto soggetto che tratta i dati personali, è tenuta a eliminare dall’indicizzazione il link al contenuto lesivo dell’altrui reputazione. E ciò a prescindere dall’istanza eventualmente già presentata al sito. È quanto chiarito dal Tribunale di Milano in una recente sentenza [1].

 

 

Il diritto all’oblio è il diritto a essere dimenticati

Colpevoli e innocenti, i cui dati siano presenti da lungo tempo su internet, hanno diritto a ottenere la rimozione dei contenuti che li riguardano. Sia che essi possano essere diffamatori, sia che non lo siano. Il semplice decorso del tempo, rendendo non più attuali i testi e/o le foto, fa venir meno uno dei presupposti della stampa: il pubblico interesse. Anche quando si tratta di un personaggio pubblico. La collettività e l’editore, infatti, possono rivendicare il diritto di cronaca solo se la notizia è attuale: non perché il contenuto pubblicato sul web riguardi una persona nota scatta l’interesse a che la notizia rimanga per sempre online. È questo il cosiddetto diritto all’oblio, ossia il diritto a essere dimenticati. Che vale sia per i “buoni” che per i “cattivi”. Anzi, a maggior ragione per questi ultimi: la pena, infatti, anche la più severa, deve avere come obiettivo la rieducazione del colpevole e il suo reinserimento nella società, cosa che non sarebbe mai possibile se tutti possono conoscere, con un rapido sguardo su Google, il suo passato.

Non solo. Anche quando il fatto rappresentato su internet non è diffamatorio – come invece nel caso in oggetto – ma rappresenta la realtà dei fatti, va cancellato proprio per consentire all’interessato di essere “sollevato” dal pubblico giudizio e/o ludibrio.

 

 

Come ottenere la cancellazione dei link

La cancellazione dei link da Google e, più in generale, da internet può essere curata con l’ausilio di un avvocato specializzato nel diritto all’oblio. Di norma si procede con la richiesta di cancellazione del contenuto al proprietario del sito e, in caso di mancato ottemperamento, con un ricorso al Garante della Privacy. In alternativa c’è la carta giudiziale: la causa può essere intentata sia contro il primo che – seguendo l’insegnamento della Corte di Giustizia Europea – anche a Google. Quest’ultimo, infatti, tratta i dati degli utenti (indicizzandoli sul proprio motore di ricerca) e, dunque, è tenuto alla cancellazione degli stessi su richiesta del titolare. In buona sostanza, l’interessato al diritto all’oblio può rivolgere a Google una domanda di cancellazione del link: il contenuto, in tal caso, continuerà ad esistere, ma solo sul sito ospitante, mentre non sarà più ripescabile tramite una ricerca su Google (che è poi, in definitiva, l’obiettivo principale di chi vuol essere dimenticato dalla rete).

In alternativa o in aggiunta a ciò, è possibile presentare l’istanza anche al titolare del blog o del sito che, in questo caso, potrà alternativamente: 1) cancellare la pagina; 2) inserire solo le iniziali del soggetto in questione; 3) eliminare dai codici della pagina i cosiddetti tag, ossia quei comandi che consentono a Google di indicizzare il contenuto sulla base del nome dell’interessato, così ripescandolo; eliminando i tag, il motore di ricerca non è più in grado di inserire la specifica pagina internet tra i risultati delle sue ricerche.

 

 

Dopo quanto tempo ottenere la cancellazione della pagina web

Sia che si miri alla cancellazione della pagina, che alla sua de-indicizzazione da Google, è possibile presentare la domanda – oltre a Google – anche al proprietario del sito o del blog.

Insomma, l’interessato ha una doppia azione: una contro il motore di ricerca, un’altra contro colui che ha pubblicato l’articolo o la foto. Le due azioni possono essere esercitate contemporaneamente o alternativamente.


[1] Trib. Milano, sent. n. 10374/2016 del 28.09.2016.

[2] C. Giust. UE sent. n.131 del 13.05.2014.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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