Nuova convivenza, mantenimento dell’ex perso per sempre
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30 Set 2016
 
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Redazione
 


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Nuova convivenza, mantenimento dell’ex perso per sempre

Separazione e divorzio: l’ex che, senza risposarsi, forma una coppia di fatto con un nuovo compagno perde il diritto all’assegno di mantenimento.

 

Anche se non ci si risposa si perde definitivamente l’assegno di mantenimento se si va a convivere con un’altra persona: l’indirizzo ormai costante della giurisprudenza è quello di dare rilievo anche alle famiglie di fatto, quelle cioè che non convolano a nozze, ma che, al pari di queste, si fondano sulla solidarietà e stabilità dell’unione. In pratica, se la coppia si comporta, a tutti gli effetti, come una sposata e la convivenza non è solo occasionale, non vi sono ragioni per continuare a imporre il mantenimento a carico del coniuge della precedente unione. È quanto ribadito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

L’instaurazione di una nuova famiglia, anche se di fatto – si legge nel provvedimento in commento – rescinde ogni connessione con il pregresso matrimonio e, di conseguenza, fa venire meno il presupposto per riconoscere l’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge. Tale diritto non entra in stato di quiescenza, pronto a rispuntare fuori non appena finisce la convivenza, ma viene definitivamente escluso. In altre parole, se l’ex coniuge rompe anche il secondo legame (quello di fatto) non può tornare a pretendere il mantenimento dal primo coniuge, poiché quello è ormai perso per sempre.

 

Basta dunque alla infelice prassi di non risposarsi solo per non rinunciare al mantenimento dell’ex coniuge: ora anche chi va a convivere in modo stabile con un nuovo partner dovrà mantenersi da solo.

 

 

Stop mantenimento se si va a convivere

L’ex marito (o – anche se più raramente – la moglie) che voglia liberarsi dall’obbligo di corrispondere mensilmente l’assegno al precedente coniuge andato a convivere con un nuovo partner dovrà fornire, però, la dimostrazione di ciò, ossia della stabilità dell’unione. Prova che potrà essere data anche con testimoni che confermino le consuetudini di vita della nuova coppia. Bisognerà cioè trovare il modo che qualcuno confermi, davanti al giudice, la prolungata convivenza con un altro uomo (o donna). Proprio la parola “prolungata” deve sconsigliare di agire dopo solo poche settimane dal trasferimento nella nuova abitazione, poiché ancora la convivenza è ancora “fresca” e non può essere assimilata a quella di un normale matrimonio. Meglio sarà, allora, continuare a pagare il mantenimento e, nel frattempo, procurarsi le prove della famiglia di fatto. Raggiunta la certezza di tale presupposto, si potrà ricorrere in tribunale e instaurare – con un avvocato – una causa di revisione delle condizioni di separazione o divorzio. Sarà il giudice ad autorizzare l’ex coniuge onerato al pagamento del mantenimento, a stoppare l’assegno; senza tale nulla osta, questi non potrebbe mai agire, di propria iniziativa, e autosospendersi dall’obbligo. Ciò potrebbe configurare i presupposti del reato di violazione dei doveri di assistenza alla famiglia.

 

La Cassazione è tornata sull’argomento dopo che già l’anno scorso aveva confermato la stessa interpretazione, interpretazione ulteriormente rafforzatasi oggi per via delle recenti riforme legislative che hanno equiparato, in tutto e per tutto, le coppie di fatto a quelle sposate. Vale a dire: il coniuge che si rifà una vita e ha una famiglia di fatto fa venir meno qualsiasi presupposto per il riconoscimento dell’assegno di mantenimento (quello cioè che scatta dopo la separazione) o di quello divorzile (quello cioè che consegue dopo il divorzio, sebbene abbia lo stesso carattere, struttura e presupposti di quello di mantenimento).

 

 

La famiglia di fatto equivale al nuovo matrimonio

Chi intraprende una convivenza deve sapere che non ha più diritto all’assegno di mantenimento da parte dell’ex coniuge. E se la nuova storia d’amore finisce, e i due partner tornano a vivere ciascuno per i fatti propri, non c’è possibilità di recuperare il precedente assegno di mantenimento che è andato perso per sempre.

 

Per la Cassazione, la formazione di una famiglia di fatto – tutelata dalla Costituzione [2] – è espressione di una scelta esistenziale, libera e consapevole. Chi la intraprende non può porre a carico del precedente coniuge la propria decisione e addebitargli i costi della nuova convivenza con il pagamento del mantenimento. Chi fa questa scelta deve accettare anche il rischio che, qualora la nuova love story finisca, non avrà più diritto al precedente mantenimento.

 


[1] Cass. sent. n. 19345/16 del 29.09.2016.

[2] Art. 2 Cost.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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