Professionisti Pubblicato il 30 settembre 2016

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Professionisti Processo tributario, principio di non contestazione

> Professionisti Pubblicato il 30 settembre 2016

La prova davanti alle commissioni tributarie, il principio di non contestazione, le eccezioni di parte ricorrente e il comportamento dell’amministrazione finanziaria.

In forza di quanto previsto dall’art. 1, comma 2, del d.lgs. 546/1992, secondo cui sono applicabili al processo tributario le norme del codice di procedura civile, in quanto compatibili ed in assenza di una espressa disposizione normativa, è da ritenere operativo nel contenzioso fiscale il principio di non contestazione introdotto dal novellato art. 115 c.p.c. della L. 69/2009, per i giudizi instaurati dopo il 4 luglio 2009.

Il legislatore della riforma, nel nuovo art. 115 c.p.c, infatti, prevede che «il giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti e dal pubblico ministero, nonché i fatti non specificatamente contestati dalla parte costituita». A seguito di tale novella normativa, pertanto, la contestazione generica di fatti, è equiparata a tutti gli effetti ad una omessa contestazione, divenendo rilevante anche ai fini probatori. Nell’ipotesi in cui la parte costituita dovesse omettere di contestare specificatamente fatti dedotti in giudizio, dalla controparte, il giudice dovrà, invero, fondare la propria decisione considerando provati tali fatti non contestati. L’applicazione di questo principio nel processo tributario, pertanto, potrebbe consentire al contribuente di superare le limitazioni probatorie di cui si dirà di seguito (cfr. impossibilità di avvalersi della prova testimoniale), ove rispetto ad un fatto affermato dal ricorrente non vi sia una contestazione specifica dell’ente impositore.

Dello stesso parere anche la Suprema Corte, che ha espresso il principio secondo cui «Anche nel processo tributario — caratterizzato, al pari di quello civile, dalla necessità della difesa tecnica e da un sistema di preclusioni, nonché dal rinvio alle norme del codice di procedura civile, in quanto compatibili — sia applicabile il principio generale di non contestazione, che informa il sistema processuale civile, con il relativo corollario del dovere del giudice di ritenere non bisognosi di prova i fatti non espressamente contestati, il quale trova fondamento non solo negli artt. 167 e 416 c.p.c., ma anche nel carattere dispositivo del processo, che comporta una struttura dialettica a catena, nella generale organizzazione per preclusioni successive, che caratterizza in misura maggiore o minore ogni sistema processuale, nel dovere di lealtà e di probità previsto dall’art. 88 c.p.c. e nel generale principio di economia che deve sempre informare il processo, soprattutto alla luce del novellato art. 111 della Costituzione» (Cass. sent. 25136/2009, in senso conforme Cass. sent. del 28 giugno 2013, n. 16345).

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