Dove mettere i soldi in nero? E che cosa si rischia?
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2 Ott 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Dove mettere i soldi in nero? E che cosa si rischia?

Esclusi il materasso e la Svizzera, la banca è il luogo più utilizzato dai furbetti delle tasse. Ma antiriciclaggio e Fisco sono sempre in agguato.

 

Non è una novità: quando le tasse da pagare sono tante, anche per piccole quantità di denaro guadagnate, in molti preferiscono far finta di non avere mai fatto quel lavoro o di non avere mai venduto quella merce. Con il tacito accordo del cliente, che usufruisce, così, di uno sconto. Lo sconto che corrisponderebbe alle tasse non pagate. Viene fuori così un guadagno in nero più o meno consistente, frutto dell’evasione fiscale. Se la cifra è bassa, servirà per fare la spesa o andare in pizzeria. Se la somma ricavata nell’arco del mese è alta e la Svizzera resta troppo lontana e altrettanto sconveniente, bisogna ricollocarla da qualche parte. Sì, ma dove? Dove mettere i soldi in nero? E a quale rischio?

 

 

Mettere i soldi in nero in banca: che cosa si rischia?

Mettere i soldi in nero sotto il materasso non è proprio la scelta più indicata: non fruttano nulla e sono sempre alla mercé del primo ladro che entra in casa. Tanto vale rischiare (perché qualcosa si rischia) e mettere i soldi in nero in banca.

Volendo si può fare, anche perché non esistono delle soglie massime di denaro da depositare sul proprio conto corrente. Sta all’evasore decidere se versarne poco alla volta regolarmente (si parla di smurfing) o tutto di un colpo.

Raramente chi guadagna parecchi soldi in nero versa in banca l’intera cifra, se si tratta di migliaia di euro. E’ più comune andare in banca, diciamo una volta ogni settimana, con una piccola quantità. 1.500 euro, per esempio. Che cosa si rischia?

Si rischia di essere tirati da entrambe le orecchie, sia dalla normativa antiriciclaggio sia dal Fisco, se si mettono insieme a fare un controllo incrociato la Banca d’Italia, la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate.

Ogni volta che il cliente di una banca deposita sul conto corrente dei soldi in nero (cioè di provenienza sconosciuta) di una certa consistenza, può rimanere nelle maglie delle normative antiriciclaggio [1]. Tutto dipende da quanto l’impiegato di banca e la banca stessa siano preparati. Se l’impiegato teme che il correntista sta per mettere dei soldi in nero sul proprio conto, teoricamente dovrebbe segnalarlo all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia (l’Uif) e sospendere l’operazione. La stessa Bankitalia e la Guardia di Finanza si attivano a questo punto per capire da dove provengono quei soldi. Che cosa si rischia? Una volta le autorità avranno appurato che non provengono da attività delittuose (traffico di droga, estorsione, sequestro di persona, furto, ecc.), il versamento sarà ritenuto lecito. Ma, comunque, gli organi preposti restano sul “chi va là”.

Resta, comunque, l’ombra del Fisco. In questo caso, per essere scoperti di avere messo dei soldi in nero ci vuole un altro tipo di soffiata. L’impiegato di banca non ha la facoltà di informare le autorità fiscali sul fatto che un cliente sta versando sul conto dei soldi di provenienza sconosciuta. Può, anzi deve farlo con l’antiriciclaggio, come abbiamo visto, ma non per quanto riguarda l’evasione delle tasse. Allora, che cosa si rischia? Si rischia che qualcuno a cui si fa male guadagnando dei soldi in nero presenti un esposto alla Guardia di Finanza (che magari è già stata informata dal funzionario di banca per via dell’antiriciclaggio) e all’Agenzia delle Entrate. Un esposto in cui si spiegano i motivi per cui si sospetta che quel soldi provengano da un’attività su cui le tasse si pagano sì e no oppure per niente. A quel punto possono partire le indagini del Fisco, volte ad accertare i movimenti bancari del sospetto evasore e il denaro da lui ricevuto senza un giustificativo di alcun tipo. Cioè quello che ha messo in nero in banca.

Il passo successivo sarà l’avviso di accertamento recapitato dall’Agenzia delle Entrate con il salasso delle tasse non corrisposte per i soldi messi in nero, la relativa sanzione e gli opportuni interessi.


[1] Dlgs. 231/2007.

 


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Commenti
3 Ott 2016 Giovanni Falcone

L’evasione fiscale, al pari di attività illecite di altro tipo (estorsione, truffa alla Pubblica amministrazione, Falsa fatturazione, traffico di droga etc.), al superamento di determinate soglie economiche – €.150mila su base annua di danno erariale – Dichiarazione infedele – ex art.4 d.lgs n.74/2000, sostituito dall’art.4, comma 1, lett.a) del D.lgs 24 settembre 2015, n.158. Orbene, per determinare un danno erariale di tale entità, il cliente deve sottrarre alle casse del fisco, attraverso la costituzione di un contro extracontabile (conto personale proprio o di qualche familiare o estraneo prestanome), non meno di 400mila euro. In tali circostanze, l’intermediario finanziario (banca) sarà tenuto a produrre una Segnalazione di operazione sospetta come Riciclaggio da evasione fiscale, pena gravi conseguenze per la stessa banca in caso di omissione.

In definitiva, l’evasione fiscale, ai fini dell’alert ed al superamento di determinate soglie economiche, è ritenuta una condotta criminosa costituente delitto (essendo punita con reclusione e multa) alla stessa stregua di altre condotte criminali.