Il nudo proprietario può chiedere la revoca dell’usufrutto?
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1 Nov 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Il nudo proprietario può chiedere la revoca dell’usufrutto?

L’usufrutto può venire meno per una serie di cause, naturali o dipendenti dalla volontà dei soggetti coinvolti. Vediamo quali sono: qual è l’abuso che giustifica la revoca?

 

Usufrutto e nuda proprietà: cosa significa?

L’usufrutto è il diritto riconosciuto ad un soggetto – detto usufruttuario – di godere e disporre di una cosa altrui, traendo da essa tutte le utilità che può dare (compresi i frutti che produce), con l’obbligo di non mutarne la destinazione economica (ad esempio, trasformare la destinazione d’uso dell’immobile da abitativa a commerciale) [1].

 

Per comprendere bene di cosa si tratta occorre richiamare anche il concetto di nuda proprietà: il bene di cui l’usufruttuario gode, infatti, appartiene ad un altro soggetto, il nudo proprietario, appunto.

Facciamo un esempio: Tizio, proprietario di una casa, riconosce l’usufrutto a Caio. Tizio conserva la proprietà ma non può utilizzare l’immobile; Caio acquista il diritto di uso e godimento ma non diventa proprietario, non può modificare la destinazione economica dell’immobile (per esempio, da uso abitazione a uso commerciale) ma può trarre i frutti del bene (per esempio, eventuali canoni di locazione). Tizio, quindi, resta nudo proprietario, non potendo usare il bene e farne propri i frutti, Caio diviene usufruttuario (si veda Nuda proprietà: di cosa si tratta).

 

 

Usufrutto: quanto dura?

Facile comprendere, sulla base di quanto detto, che l’usufrutto incide pesantemente, limitandolo, sul diritto di proprietà e, proprio per questo, non può essere eterno: la sua durata, che naturalmente può essere stabilita dalle stesse parti coinvolte (per esempio, con un contratto), non può mai oltrepassare la vita del suo titolare; significa che l’usufrutto si estinguerà in ogni caso con la sua morte [2].

 

 

Usufrutto: quando viene meno?

Vi sono dei casi, in cui, però, il venir meno dell’usufrutto si verifica non per un evento naturale quale è la morte ma per delle circostanze fortemente legate alla volontà delle parti:

  1. a) non uso da parte dell’usufruttuario, protratto per almeno venti anni: in tal caso, in pratica, il diritto va in prescrizione e si verifica la cosiddetta consolidazione, intendendo con questo termine la riunione in capo a una sola persona delle qualifiche di usufruttuario e di dominus (proprietario), qualunque ne sia il motivo, compresa la rinuncia dell’usufruttuario [3];
  2. b) totale perimento della cosa, inteso questo come distruzione fisica ed economica, che non lasci sopravvivere alcuna possibilità di godimento: pensiamo al crollo di una casa. In caso di perimento parziale, l’usufrutto si conserva sopra ciò che rimane;
  3. c) abuso dell’usufruttuario che, ad esempio, alieni i beni o li deteriori o li lasci perire per mancanza di manutenzione ordinaria [4]. In questo caso tuttavia la cessazione o estinzione dell’usufrutto non è automatica, ma deve essere disposta dal giudice al quale il nudo proprietario dovrà rivolgersi. Il magistrato, infatti, a fronte di ipotesi lievi di abuso, potrà non decidere la revoca ma porre i beni sotto amministrazione oppure ammonire semplicemente l’usufruttuario, condannandolo a versare una cauzione al nudo proprietario.

 

 

Usufrutto: qual è l’abuso che lo fa decadere?

Dunque, l’abuso posto in essere dall’usufruttuario comporta la decadenza dall’usufrutto. Attenzione: questa regola non vale sempre e comunque. L’abuso, infatti, deve essere tale da determinare una sensibile compromissione del bene [5], consistendo in fatti realmente e gravemente lesivi del diritto del nudo proprietario [6].

Per intenderci, se l’abuso è dovuto al fatto che l’usufruttuario ha deteriorato il bene, affinché si possa chiedere la revoca, il deterioramento in questione deve essere grave, permanente e tale da incidere sul valore dei bene, menomandolo in modo sensibile: l’esempio tipico è quello di Tizio, usufruttuario di un appartamento di proprietà di Caio, che lascia deperire il bene perché non esegue lavori di ordinaria manutenzione. In pratica non basta che Tizio non abbia provveduto alle riparazioni dovute: l’omissione deve produrre ricadute negative sul diritto del nudo proprietario di tale entità da causare il deterioramento grave del bene oggetto di usufrutto o addirittura il suo perimento.


[1] Si parla di ius utendi et fruendi salva rerum substantia (artt. 981 e 984 cod. civ.)

[2] Art. 979 cod. civ. L’usufrutto che sia costituito a favore di una persona giuridica (una società, un’associazione, ecc…) non può per legge durare più di trent’anni.

[3] Art. 1014 cod. civ.

[4] Art. 1015 cod. civ.

[5] Trib. Firenze sent. n. 2234 del 14.06.2016.

[6] Cass. sent. n. 1878 del 18.06.1971.

 


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