Diritto al medico di turno anche col codice verde del pronto soccorso
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3 Ott 2016
 
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Diritto al medico di turno anche col codice verde del pronto soccorso

Commette omissione di atti d’ufficio il medico specialista che, di fronte l’urgenza, si fida della diagnosi dei colleghi del pronto soccorso e rinvia la visita al giorno dopo.

 

Immaginiamo di finire al pronto soccorso. Nessuno se lo augura, ma qualora dovesse succedere di certo vorremmo essere curati dal medico specialista, quello insomma che, sebbene di turno, perché reperibile, non fa parte del personale paramedico, non è un infermiere o un addetto ai soccorsi d’urgenza.

 

All’accettazione del pronto soccorso ci attribuiscono un codice verde: significa che siamo un caso «poco critico».

Ma, quando arriva il nostro turno, lo specialista al quale siamo stati indirizzati invece che visitarci, ci rimanda al giorno dopo. Complice la pigrizia – magari il medico vorrebbe continuare a dormire, pur essendo reperibile – o il fatto che questi ha ritenuto, al telefono, che il caso non meritasse particolare importanza. Proviamo a protestare e ne nasce un battibecco.

 

Chi ha ragione?

Il medico? Che, fidandosi dei colleghi del pronto soccorso, ritiene non urgente la visita specialistica?

Oppure noi? Che abbiamo aspettato il nostro turno e vogliamo avere comunque un consulto specialistico?

 

La soluzione c’è. Ed è in una sentenza della Cassazione di pochi giorni fa. Ascoltate.

 

Il codice del pronto soccorso serve a definire un ordine di visita tra i pazienti in attesa  e non è una diagnosi.

Lo specialista di turno ha dunque l’obbligo di accertarsi personalmente della gravità della situazione del malato e formulare una prima diagnosi, in modo da scongiurare patologie più serie.

 

Pertanto, il medico specialista di turno è tenuto a visitarci, se non vuole incorrere nel reato di rifiuto di atti d’ufficio.

 

 

I codici del pronto soccorso

I Codici colore assegnati dal pronto soccorso sono:

 

Codice bianco: significa che non c’è nessuna urgenza e il paziente non è in pericolo di vita. Quindi, in linea teorica, non c’è bisogno dell’intervento del pronto soccorso e può rivolgersi al proprio medico di famiglia.

 

Codice verde: l’urgenza è minore. In questo caso il paziente riporta delle lesioni (traumi minori, fratture, ecc) o lamenta dei sintomi che però non interessano le funzioni vitali, ma ha necessità di ricevere delle cure. Quindi in questo caso, sebbene il paziente non abbia priorità sui casi più gravi presenti in quel momento al pronto soccorso, il medico di turno deve comunque verificare se il paziente presenta il rischio di danni più seri e lesioni magari non riscontrate dai colleghi del pronto soccorso. La diagnosi deve essere sempre attenta e precisa. Non può essere fatta per telefono anche se il medico reperibile non è, in quel momento, in ospedale.

 

Codice giallo: è il codice che contraddistingue l’urgenza. Il paziente presenta una parziale compromissione delle funzioni dell’apparato circolatorio o respiratorio, lamenta dolori intensi; non c’è un immediato pericolo di vita, ma necessita quanto prima di un controllo da parte del medico.

 

Codice rosso: è il codice dell’emergenza. Almeno una delle funzioni vitali è compromessa, e il malato si trova in immediato pericolo di vita. Stato di shock, perdita di coscienza, respirazione interrotta, arresto cardiaco, emorragie e traumi molto gravi.

 

 

Il codice nero viene assegnato al paziente deceduto.

Il codice arancione indica che il paziente è contaminato e viene assegnato in presenza di un’emergenza NBCR (Nucleare Biologico Chimico Radiologico).

 

Codice blu: significa funzione vitale compromessa e viene assegnato fuori dal reparto ospedaliero, dal personale di soccorso.

 

Se, durante l’attesa, le condizioni di salute del paziente variano o peggiorano, è possibile cambiare il colore del codice.


 


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