Posso raggiungere l’Ape con riscatto e ricongiunzione?
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3 Ott 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Posso raggiungere l’Ape con riscatto e ricongiunzione?

Anticipo pensionistico: è possibile riscattare periodi scoperti da contributi o ricongiungere versamenti di altre casse per raggiungere i requisiti?

 

Chiedere il riscatto di periodi senza contribuzione, come gli anni del corso di studi, oppure domandare la ricongiunzione dei contributi versati in altre gestioni può aiutare a raggiungere l’Ape, il nuovo anticipo pensionistico, che si ottiene con un minimo di 63 anni di età e 20 anni di contributi, grazie a un prestito bancario. Riscatto e ricongiunzione, difatti, aumentando gli anni di contributi, possono consentire l’accesso all’anticipo pensionistico a coloro che, in assenza di questi benefici, non avrebbero raggiunto i 20 anni di contribuzione necessari per ottenere l’Ape.

Tuttavia, per avvalersi del beneficio dell’anticipo pensionistico non dobbiamo dimenticare che è stabilita un’età minima di 63 anni, sia per i lavoratori che per le lavoratrici: di conseguenza, riscatto e ricongiunzione non sono utili per l’accesso all’Ape, nei casi in cui l’interessato non raggiunga la soglia di età.

Inoltre, bisogna considerare che il requisito di 20 anni di contributi deve essere già perfezionato al momento della domanda di anticipo pensionistico: prima di impegnarsi in un esborso consistente, dunque, è necessario valutare se nella situazione concreta il beneficio derivante da riscatto o ricongiunzione consenta una reale uscita anticipata dal lavoro, oppure determini soltanto, grazie alla contribuzione aggiuntiva, un aumento dell’assegno.

Ad esempio, se l’interessato ha 63 anni e possiede già 20 anni di contributi, riscattare o ricongiungere degli anni di contributi non comporterà, per lui, alcun beneficio in termini di uscita anticipata dal lavoro, ma soltanto un aumento della futura pensione; paradossalmente, per il lavoratore aumentare l’assegno potrebbe essere più un male che un bene:

  • aumentare la pensione, difatti, determina un aumento dell’Ape, in quanto questo trattamento è calcolato in misura percentuale sulla futura pensione;
  • la crescita dell’Ape determina un aumento dell’importo del prestito bancario necessario per ottenere il trattamento e, di conseguenza, un aumento nell’ammontare delle rate del prestito, corrispondenti alla penalizzazione sulla pensione;
  • inoltre, se il lavoratore rientra tra i cosiddetti beneficiari dell’Ape social (cioè dell’Ape senza penalizzazioni, in quanto le rate del prestito sono coperte da un bonus fiscale), come i disoccupati di lungo corso o i disabili, potrebbe perdere l’agevolazione a causa dell’aumento dell’assegno: l’anticipo pensionistico a costo zero, difatti, è riservato a chi possiede una pensione lorda sino a 1500 euro; se la soglia viene superata per effetto del riscatto o della ricongiunzione dei contributi, si perde il beneficio della gratuità e si subiscono i tagli sulla pensione.

È dunque fondamentale ponderare tutte le conseguenze che il riscatto o la ricongiunzione potrebbero determinare in merito all’Ape e confrontarle con i costi legati al “recupero” dei contributi.

 

 

Riscatto e ricongiunzione: quando sono alternativi all’Ape

Bisogna poi considerare che, in alcuni casi, utilizzare il riscatto e la ricongiunzione può costituire un’alternativa all’Ape: è il caso di chi, grazie all’aggiunta di contributi, raggiunge la pensione anticipata prima di maturare i requisiti per la pensione di vecchiaia. Ricordiamo che la pensione anticipata si ottiene con 42 anni e 10 mesi di contributi, per gli uomini e con 41 anni e 10 mesi di contributi, per le donne; a partire dal 2018, sono previste delle penalizzazioni percentuali sulla prestazione per chi si pensiona prima del compimento di 62 anni di età.

Nel caso in cui si debba scegliere tra pensione anticipata e Ape, bisogna dunque considerare:

  • il requisito minimo necessario per ottenere sia l’Ape che la pensione anticipata;
  • i costi dell’Ape, ossia l’importo della penalizzazione, che dipende dagli anni di anticipo e dall’ammontare della futura pensione; la penalizzazione può essere ridotta o azzerata per determinate categorie;
  • i costi del riscatto e della ricongiunzione, che dipendono da molteplici fattori, quali gli anni dei periodi da riscattare o da ricongiungere, l’età dell’interessato e il reddito al momento della domanda.

Ma come si calcolano gli oneri del riscatto e della ricongiunzione?

 

 

Riscatto: come calcolare i costi

Per calcolare il costo del riscatto, se i periodi interessati vanno calcolati col sistema retributivo è necessario effettuare un primo calcolo della pensione considerando i soli contributi al netto di quelli da riscattare, poi un secondo calcolo della pensione considerando tutti i contributi dell’interessato, compresi quelli da riscattare.

Bisogna poi fare la differenza tra i due calcoli per ottenere l’ammontare del beneficio conseguito. Una volta determinato il beneficio, questo si deve moltiplicare per un apposito coefficiente [1] che cambia in relazione all’età, al sesso e all’anzianità contributiva del lavoratore: si ottiene, così, la riserva matematica, che corrisponde all’onere di riscatto.

Per quanto concerne i contributi da riscattare soggetti al calcolo contributivo, la determinazione dell’onere è più semplice. Bisogna infatti:

  • prendere come riferimento la retribuzione pensionabile degli ultimi 12 mesi;
  • moltiplicare la retribuzione per gli anni da riscattare e per l’aliquota contributiva (32,95% per l’Inpdap, 33% per l’Inps Fondo pensioni lavoratori dipendenti).

 

 

Ricongiunzione: come calcolare i costi

Il procedimento per calcolare gli oneri di ricongiunzione coincide con quello necessario per calcolare gli oneri di riscatto, sia nel caso in cui i periodi siano soggetti al calcolo retributivo, che al calcolo contributivo: tuttavia, dall’onere determinato deve essere sottratto l’ammontare dei contributi da trasferire e, in alcuni casi (ad esempio ricongiunzione da Inps a Inpdap), il risultato così ottenuto va diviso per 2.


In pratica

Il riscatto e la ricongiunzione dei contributi possono far ottenere l’Ape al lavoratore quando gli consentono di maturare 20 anni di contribuzione: l’età del lavoratore, però, deve essere almeno pari a 63 anni. Se l’età del lavoratore è inferiore, non è possibile ottenere l’Ape.

Se il lavoratore possiede già oltre 20 anni di contributi e ha i requisiti per l’Ape, riscatto e ricongiunzione servono solo ad aumentare l’importo del trattamento ma, paradossalmente, possono determinare anche un aumento della penalizzazione della pensione; per chi beneficia dell’Ape gratuita, possono determinare la perdita di questo beneficio.

Se il riscatto o la ricongiunzione dei contributi comportano la maturazione dei requisiti per la pensione anticipata, il lavoratore che possiede già i requisiti per l’Ape può scegliere direttamente la pensione anticipata ordinaria, ponderando quale sia per lui l’operazione meno onerosa e quella che gli consenta di collocarsi prima a riposo.

 


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