Mantenimento: il padre deve versare i soldi e non comprare vestiti
Lo sai che?
4 Ott 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Mantenimento: il padre deve versare i soldi e non comprare vestiti

Violazione degli obblighi di assistenza familiare: anche se disoccupato il padre non può limitarsi a comprare generi alimentari o vestiti ai propri figli; necessario il versamento dell’assegno.

 

Non si salva dalla condanna per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare il padre disoccupato che non versa l’assegno di mantenimento per i propri figli, ma si limita ad acquistare loro generi alimentari, vestiti ed altri prodotti di prima necessità. Quand’anche si dovesse trattare di regali costosi (motorino, computer, automobile, ecc.), l’illecito penale scatterebbe comunque, in quanto collegato al semplice inadempimento all’obbligo imposto dal giudice, obbligo determinato nella sentenza di separazione o divorzio e che si sostanzia nel versamento di una somma alla ex moglie a titolo di assegno di mantenimento per i figli (oltre che, eventualmente, anche per la donna). Null’altro può sostituire questo specifico dovere. Né l’inadempimento può essere giustificato dal fatto che il genitore onerato si trovi in difficoltà economica se non dimostra che detta impossibilità è oggettiva e incolpevole.  È quanto si legge in una recente sentenza del tribunale di Bari.

 

È dunque del tutto irrilevante il fatto che il padre, in diverse occasioni, provveda a comprare ai propri figli ciò che poi, in definitiva, la madre avrebbe loro acquistato coi soldi del mantenimento.

 

Quando invece alle difficoltà economiche, queste – anche se collegate alla disoccupazione – non possono giustificare da sole l’omesso versamento dell’assegno di mantenimento. Di tanto abbiamo già parlato, in modo approfondito, nella scheda Assegno di mantenimento: riduzione per difficoltà economiche. Volendo semplificare e sintetizzare il discorso, si può dire che è necessaria un’altra prova da parte del padre che voglia evitare di essere denunciato per violazione degli obblighi di assistenza familiare: il fatto di essersi trovato, in tale situazione di indigenza, per cause non attinenti a propria colpa (quindi sarà necessario dimostrare la propria buona volontà a cercare una nuova occupazione) e di essere nella totale e oggettiva impossibilità di procurarsi il denaro. A riguardo di quest’ultimo punto, il soggetto onerato dovrà dar prova di non avere altri redditi da cui attingere: ad esempio, se il genitore, pur disoccupato, dovesse risultare titolare di immobili, la giurisprudenza è chiara nel dire che detti beni vanno venduti pur di trovare i soldi per sfamare i propri figli. E, dunque, il padre deve essere privo di qualsiasi entrata o di un patrimonio mobiliare o immobiliare.


[1] Trib. Bari, sent. n. 159/2015.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti
5 Ott 2016 marino maglietta

La cosa triste è che quel padre aveva torto di fronte al giudice, ma ragione di fronte alla legge, violata dal provvedimento del giudice. L’art. 337 ter comma 4, infatti, privilegia la forma diretta del mantenimento e lascia all’assegno un ruolo secondario, integrativo, per i casi in cui l’obbigato sia talmente più abbiente del beneficiario che l’assegnazione di voci di spesa non basti. E non era il caso.