Stipendio non pagato: come recuperarlo chiedendo un’ispezione
Lo sai che?
4 Ott 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Stipendio non pagato: come recuperarlo chiedendo un’ispezione

Il lavoratore che non è stato pagato può chiedere alla Direzione territoriale del lavoro che venga chiamato il titolare, rappresentante dell’azienda, per verificare l’adempimento degli obblighi.

 

Senza dover fare cause o rivolgersi a un avvocato, il lavoratore che non ha ricevuto il pagamento dello stipendio può sperare di recuperarlo eseguendo una procedura particolarmente incisiva, la cui efficacia viene spesso sottovalutata: si tratta della cosiddetta conciliazione monocratica. È un procedimento che non avviene davanti al giudice, ma dinanzi a un’autorità amministrativa: un ispettore della Direzione territoriale del lavoro (Dtl) convoca l’azienda, nella persona del suo legale rappresentante, insieme al dipendente, tentando tra loro un accordo. Se questo non riesce o il datore di lavoro non si presenta, scatta un’ispezione e l’applicazione di sanzioni pesanti. Ma procediamo con ordine e vediamo di cosa si tratta.

 

Il lavoratore dipendente può chiedere sempre un’ispezione della Dtl perché verifichi che la propria azienda gli abbia versato correttamente i contributi e gli stipendi dovuti sulla base della lettera di assunzione. Per far ciò, egli deve recarsi presso la sede della Dtl più vicina e presentare una sorta di denuncia. Si tratta, in realtà, di una dichiarazione scritta con cui attesta il mancato pagamento dello stipendio e chiede che l’ispettore avvii un tentativo di conciliazione tra lui e l’azienda per cercare di evitare la causa in tribunale.

 

Il tentativo di conciliazione può essere di due tipi. In particolare, esso può essere avviato a seguito di specifica richiesta di intervento ispettivo in azienda da parte del lavoratore (cosiddetta conciliazione preventiva), oppure a discrezione del personale ispettivo, nel corso di un’ispezione (cosiddetta conciliazione contestuale).

 

 

La conciliazione preventiva

Il lavoratore si deve recare presso la Dtl più vicina e chiedere di compilare il modulo per la richiesta di conciliazione monocratica. La Dtl, mediante un proprio funzionario, anche con qualifica ispettiva, comunica successivamente, sia al dipendente che all’azienda, una data in cui questi dovranno presentarsi personalmente per tentare una conciliazione.

 

Il lavoratore può presentarsi con l’assistenza di un avvocato, il commercialista, il consulente del lavoro o un sindacalista.

 

Se il tentativo di conciliazione non va a buon fine o una delle due parti non si presenta, la Dtl procede, d’ufficio, all’ispezione e, qualora dovesse ritenere che gli stipendi non sono stati effettivamente versati, procede a irrogare pesanti sanzioni all’azienda.

 

La Dtl è chiamata a un primo vaglio di attendibilità della richiesta del dipendente, dimodoché vengano filtrate le istanze palesemente pretestuose, inattendibili o prive di fondamento. Invece, si deve procedere all’ispezione per richieste che denuncino irregolarità gravi e incisive, ossia con diretta rilevanza penale.

 

 

I vantaggi della conciliazione preventiva

Il lavorate che sceglie la procedura di conciliazione piuttosto che la causa in tribunale ha sicuramente dei vantaggi immediati.

Innanzitutto non bisogna attendere tempi biblici per arrivare a una definizione della lite. Tutto si risolve, di norma, in uno o due incontri.

In più, il procedimento è completamente gratuito. Il lavoratore, peraltro, può agire anche da solo, senza bisogno dell’assistenza di un difensore.

Inoltre, il verbale dell’ispettore è – così si suol dire – titolo esecutivo (a tal fine, però, serve prima un decreto del giudice): significa che esso vale come una sentenza e se, in esso, risulta che l’azienda si è impegnata a pagare una determinata cifra entro una data, in caso di inadempimento si può procedere con l’ufficiale giudiziario al pignoramento, senza bisogno di fare una causa.

 

Dall’altro lato, però, proprio perché si tratta di una conciliazione, il lavoratore deve essere disposto a rinunciare a qualcosa. L’accordo, infatti, si basa proprio su questo: la ricerca di una soluzione che sia una via di mezzo che possa soddisfare entrambe le parti, venendo incontro alle rispettive esigenze.

 

Per l’azienda il vantaggio è che non deve difendersi con un avvocato e non deve pagare, in caso di sconfitta, spese processuali, interessi, sanzioni. Inoltre, di solito, con il verbale di conciliazione viene sempre concessa la possibilità di un pagamento rateale. Qualche volta l’azienda può anche confidare nella possibilità di ottenere uno sconto dal dipendente sull’importo complessivamente dovuto, a fronte di un sollecito pagamento.

 


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti