Danno da prodotto difettoso: come essere risarciti
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7 Ott 2016
 
L'autore
Emanuele Carbonara
 


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Danno da prodotto difettoso: come essere risarciti

Se si subisce un danno a causa di un oggetto mal funzionante o imperfetto, è il produttore a dover risarcire i consumatori: ecco come.

 

Capita spesso, nel quotidiano, di soffrire danni a causa di un prodotto recentemente acquistato e rivelatosi poi difettoso. Un elettrodomestico che va a fuoco, lo scoppio di una caffettiera fabbricata male, possono provocare conseguenze non di poco conto: dal danneggiamento di cose di uso personale all’ipotesi, ben peggiore, di vere e proprie lesioni fisiche. La legge afferma espressamente che la responsabilità del pregiudizio causato dall’oggetto difettoso grava sul produttore dello stesso. Egli è tenuto, in presenza dei presupposti di legge, a risarcire il danno patito dal consumatore [1].

Quando si può chiedere il risarcimento

Si ha diritto al risarcimento quando un qualsiasi prodotto difettoso acquistato provochi un danno a cose o persone. Con il termine «prodotto» vanno intesi tutti i beni mobili (anche se incorporati in un immobile) e persino l’elettricità [2]. Ma quando un oggetto può considerarsi difettoso? Inoltre, quali sono le circostanze che rendono il danno risarcibile?

 

Quanto al primo punto, si reputano difettosi gli articoli che non garantiscono quel minimo di sicurezza che il consumatore legittimamente si aspetta. Quindi è «difettoso», innanzitutto, un prodotto non sicuro. Inoltre, occorre far riferimento ad una serie di criteri predeterminati dalla legge [3]. Bisogna valutare, in primis, le informazioni e le garanzie che il produttore ha dato sull’oggetto in questione. Pertanto, occorre esaminare il modo in cui la merce è stata messa in circolazione, come è stata presentata, quali sono le sue qualità visibili, nonché le istruzioni e le avvertenze fornite da chi l’ha prodotta.

 

In secondo luogo, va tenuto conto dell’utilizzo cui il prodotto può essere destinato e dei comportamenti che, in relazione ad esso, il consumatore può ragionevolmente assumere. Infine, occorre considerare il tempo in cui l’articolo è stato messo in circolazione sul mercato: in altri termini, esso non può considerarsi non sicuro solo perché in commercio ne esiste un altro migliore. In ogni caso, un prodotto si reputa difettoso quando, confrontandolo con gli altri della stessa serie, non offre le medesime garanzie in termini di sicurezza.

 

Secondo la legge [4], si ha diritto al risarcimento quando il difetto insito nel prodotto sia stato causa di morte o di lesioni fisiche (si pensi ad ustioni o infortuni di qualsiasi genere) oppure abbia distrutto o rovinato un’altro oggetto di uso domestico (quindi, non professionale). Nell’ultimo caso descritto (danno alle cose), il pregiudizio economico è risarcibile solo se il suo valore eccede i 387 euro.

 

In ogni modo, non è necessario che il danneggiato sia lo stesso soggetto che ha acquistato il prodotto: il danno può essere subito anche da un’altra persona che, in tal caso, potrà richiedere il risarcimento.

Cosa bisogna provare

Per poter essere risarcito, al consumatore danneggiato basta attestare [5]:

  1. l’esistenza del difetto nel prodotto acquistato;
  2. il danno subito;
  3. il nesso causale tra difetto e danno.

In particolare, per nesso causale si intende il rapporto di causa/effetto tra l’imperfezione dell’articolo in questione e il pregiudizio subito. In altri termini, occorre provare che la morte, la lesione fisica o il danno ad altri oggetti personali siano stati diretta conseguenza del difetto.

 

Sul punto, la Cassazione [6] ha chiarito che va provato non il nesso causale tra oggetto e danno, ma tra difetto e danno. Non è pertanto sufficiente che il pregiudizio derivi dal semplice utilizzo del prodotto: ai fini del risarcimento, è necessario che l’insorgere del danno dipenda da una determinata imperfezione. Inoltre, i giudici spiegano che anche la mera sussistenza del difetto non è di per sé sufficiente a dimostrare l’esistenza e la consistenza del danno. Il difetto, in sé considerato, riflette solo una generica pericolosità o mancanza di sicurezza del prodotto, ma ciò non basta a determinare la responsabilità del produttore. Quest’ultima, infatti, va accertata in concreto e nel caso specifico: bisogna dimostrare che proprio quel difetto (che pone il prodotto al di sotto degli standard di sicurezza e affidabilità) ha cagionato quel determinato danno.

 

Il regime della prova è improntato a vantaggio del danneggiato. Infatti, mentre al consumatore basta dimostrare i punti sopra elencati, spetta al produttore fornire al prova liberatoria. In altri termini, è quest’ultimo a dover dimostrare che il prodotto non è difettoso, che il danno non sussiste oppure che il pregiudizio subito non è stato causato dal difetto presente. In ogni caso, il produttore non può mai essere considerato responsabile qualora non abbia messo in circolazione il prodotto o qualora l’anomalia non fosse presente quando l’articolo è stato messo in commercio. Inoltre, lo stesso produttore non è responsabile se, al momento dell’immissione dell’oggetto sul mercato, non esistevano le conoscenze tecnico-scientifiche sufficienti a considerare il prodotto come difettoso [7].

 

Secondo la legge, inoltre, è nullo qualsiasi patto, tra consumatore e produttore, volto ad escludere o limitare in via preventiva la responsabilità di quest’ultimo [8]. Si tratta, ancora una volta, di una disposizione che tutela la posizione dell’acquirente, soggetto più debole nel rapporto contrattuale.

Entro quando si può chiedere il risarcimento

L’azione giudiziaria per ottenere il risarcimento può essere esperita entro 3 anni dal giorno in cui il consumatore ha avuto (o avrebbe dovuto avere) conoscenza del danno, del difetto e dell’identità del produttore. In ogni caso, il risarcimento non può più essere richiesto se sono decorsi 10 anni da quando il produttore ha messo in circolazione la merce difettosa [9].


[1] Art. 114, D.Lgs. n. 206/2005. Ai sensi del successivo art. 116, se il produttore non viene identificato, responsabile è il fornitore che ha distribuito il prodotto, a meno che non comunichi al consumatore, entro 3 mesi, identità e domicilio del produttore.

[2] Art. 115, D.Lgs. n. 206/2005.

[3] Art. 117, D.Lgs. n. 206/2005.

[4] Art. 123, D.Lgs. n. 206/2005.

[5] Art. 120, D.Lgs. n. 206/2005.

[6] Cass. sent. n. 13225/2015 del 26/06/2015.

[7] Art. 118, D.Lgs. n. 206/2005.

[8] Art. 124, D.Lgs. n. 206/2005.

[9] Artt. 125 e 126, D.Lgs. n. 206/2005.

 

Autore immagine: Pixabay

 


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