Raccomandata o lettera ordinaria: quale usare ai fini legali?
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6 Ott 2016
 
 

Raccomandata o lettera ordinaria: quale usare ai fini legali?

Quando il documento che spediamo ha rilevanza legale va usata la posta raccomandata, perché questa fornisce la prova della spedizione e della ricezione del plico.

 

Quando si spedisce un documento tramite il servizio postale si può optare per la posta ordinaria o per quella raccomandata. La posta ordinaria è quella classica, ovvero prevede l’applicazione del solo francobollo ma non lascia al mittente alcuna prova dell’invio. Viene lasciata dal portalettere nella cassetta della posta.

Evidentemente questo tipo di spedizione è sconsigliato quando abbiamo interesse a conservare una traccia o perfino una prova della spedizione e, specialmente, della ricezione del documento inviato.

 

In tutti questi casi dunque è bene usare la posta raccomandata, in quanto questa consente al mittente di avere una ricevuta della spedizione. Quando viene scelta la posta raccomandata il mittente deve compilare tale ricevuta della spedizione, che dagli avvocati è spesso chiamata velina. In tale ricevuta sono indicati il mittente e il destinatario con i relativi indirizzi. Dopo la consegna allo sportello dell’ufficio postale sulla ricevuta stessa vengono anche apposti la data e l’orario dell’invio e l’importo pagato. Una copia della ricevuta, completa di tutti i dati indicati, viene rilasciata al mittente.

 

La ricevuta che l’ufficio postale rilascia quando si sceglie l’invio tramite posta raccomandata è sufficiente a provare l’invio del plico. Infatti nel nostro ordinamento vige una presunzione, prevista dal codice civile [1], per cui tutti gli atti giunti all’indirizzo del destinatario si reputano conosciuti da questo. L’unico modo in cui il destinatario può contestare di non aver mai ricevuto il plico è provare che, senza sua colpa, si è trovato nell’impossibilità di avere conoscenza della consegna. Per cui, se la mancata conoscenza è dipesa da colpa del soggetto interessato, la legge imputa a questo le conseguenze e reputa il plico ugualmente conosciuto.

 

Sul sito di Poste Italiane peraltro è possibile tenere sotto controllo la spedizione tramite il codice identificativo presente sopra ogni ricevuta di posta raccomandata: la tracciabilità è un’altra caratteristica che distingue la posta raccomandata da quella ordinaria. Le informazioni presenti sul sito tuttavia non hanno il medesimo valore della ricevuta che viene rilasciata dall’ufficio postale, anche perché talvolta la dicitura utilizzata dal sistema è fraintendibile dagli utenti.

Dunque non sarà possibile provare in giudizio la ricezione di un plico producendo una stampa del sito di Poste Italiane. Né, d’altro canto, sarà possibile sostenere di non aver mai avuto cognizione della consegna se sul sito si legge una dicitura simile a “segnalati problemi nella lavorazione”. Questa espressione infatti viene usata anche quando la raccomandata viene ritirata dal destinatario presso l’ufficio postale addetto alla conservazione delle giacenze, in quanto assente da casa nel momento in cui ha suonato il postino.

 

Ai fini legali è altamente consigliata un’altra accortezza. Il mittente, al momento della spedizione di posta raccomandata, può richiedere di essere avvisato della effettiva consegna del plico al destinatario. In questo caso va compilato, oltre alla ricevuta, anche l’avviso di ricevimento, che viene spesso indicato col termine cartolina. Su tale avviso di ricevimento, al momento della consegna, il postino fa apporre al consegnatario una firma. Se l’interessato rifiuta di firmare l’avviso, l’addetto al recapito ne fa menzione sull’avviso e questo vale a tutti gli effetti come prova della consegna. Successivamente la cartolina viene riconsegnata al mittente, presso l’indirizzo che lo stesso ha indicato sulla velina e sulla cartolina al momento della spedizione.

Nel caso di raccomandata con avviso di ricevimento il destinatario avrà la prova inconfutabile che il plico è stato senz’altro ricevuto dal destinatario. Per tale motivo la cartolina va accuratamente conservata e potrà essere prodotta in un eventuale giudizio per dimostrare al giudice la ricezione del plico. In caso di smarrimento dell’avviso di ricevimento, è possibile chiedere gratuitamente a Poste Italiane un duplicato o una attestazione di avvenuta consegna.

 

Ѐ bene sapere che quando il portalettere non trova in casa il destinatario della raccomandata può ugualmente consegnarla ad altri soggetti abilitati a ritirare il plico al posto dell’effettivo interessato. Questi soggetti sono i componenti del nucleo familiare, i conviventi ed i collaboratori familiari dello stesso e, se vi è servizio di portierato, il portiere. Gli invii postali diretti a imprese sono consegnati, presso l’indirizzo indicato, al titolare delle stesse o al personale incaricato.  La firma di questi soggetti sostituisce a tutti gli effetti quella del destinatario ed è valida anche se il postino non scrive sull’avviso di ricevimento la qualità o la relazione che il firmatario ha con il destinatario.


[1] Art. 1335 cod. civ.

 


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