Figlio di due madri: per la Cassazione è possibile
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4 Ott 2016
 
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Figlio di due madri: per la Cassazione è possibile

Sì al bambino nato dall’ovulo di una donna, fecondato da un donatore anonimo e impiantato nell’utero di un’altra donna sua compagna.

 

La Cassazione dà il via libera alla trascrizione in Italia dell’atto di nascita formato all’estero in cui un bambino è registrato come figlio di due madri (colei che lo ha partorito e quella che ha donato l’ovulo, fecondato con seme di uomo anonimo). È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

 

La vicenda

La vicenda riguarda due donne, una spagnola e l’altra italiana, sposatesi in Spagna. L’italiana aveva messo a disposizione un proprio ovulo per farlo fecondare da un donatore anonimo. L’ovulo veniva poi impiantato nell’utero della donna spagnola. Il bambino nasceva in Spagna e, nell’atto di nascita, veniva indicato come figlio di entrambe le donne (madre A colei che ha partorito e madre B l’altra).

 

 

Sì alla trascrizione in Italia dell’atto di nascita straniero

In conformità con la sentenza dello scorso 22 giugno con cui la Cassazione aveva sdoganato la stepchild adoption ora la Corte ammette la trascrizione in Italia dell’atto di nascita straniero di un figlio nato da due donne. Non si tratta di un atto contrario all’ordine pubblico, chiariscono i giudici. La trascrizione in Italia di un atto di stato civile validamente formato all’estero, nel quale risulti la nascita del figlio da due madri non contrasta con l’ordine pubblico, per il fatto che il legislatore nazionale non prevede o vieta tale fattispecie. L’elemento fondamentale che il giudice deve valutare è infatti quello dell’interesse del minore, la cui identità personale verrebbe lesa ove non fosse dichiarato il vincolo di genitorialità con la madre genetica; ciò «in considerazione delle conseguenze pregiudizievoli concernenti la possibilità non solo di acquisire anche la cittadinanza italiana e i diritti ereditari, ma anche […] di circolare liberamente nel territorio italiano e di essere rappresentato dal genitore nei rapporti con le istituzioni italiane».

 


[1] Cass. sent. n. 19599/16 del 30.09.2016.

 


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