Si può vendere un cibo scaduto?
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4 Ott 2016
 
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Si può vendere un cibo scaduto?

Il supermercato può vendere un alimento scaduto, purché non sia deteriorato e ancora in ottime condizioni.

 

Purché sia in ottime condizioni e non deteriorato, un alimento scaduto può essere ancora venduto. O meglio, se si vende non si commette alcun reato. Occhio quindi a guardare la data riportata sul retro della confezione perché, se solo a casa ci accorgiamo che è ormai passato il giorno entro cui il produttore consiglia il consumo del prodotto, sarà più difficile ottenere la restituzione dei soldi spesi al supermercato. Possibile? Sì, se a dirlo è la Cassazione. E la sentenza è anche piuttosto recente: lo scorso 13 settembre i giudici supremi [1] hanno sdoganato la vendita di alimenti scaduti purché non deteriorati. Il tutto, peraltro, in un periodo in cui si parla già tanto di lotta agli sprechi alimentari.

 

 

La vicenda

La vicenda vede coinvolto un venditore ambulante che aveva consegnato un pacco di patatine fritte in busta chiusa a due carabinieri. Questi ultimi si accorgevano, dopo qualche passo, che la confezione riportava una data di scadenza ormai superata. E subito elevavano un verbale al commerciante, ritenuto cosciente di avere messo in vendita «sostanze non genuine» facendole passare come «genuine». Secondo i giudici, il commerciante, pur consapevole che le «confezioni di patatine» erano scadute, aveva preferito continuare a tenerle in bella mostra per i clienti.

 

 

Sì alla vendita dei prodotti alimentari non deteriorati ma scaduti

Secondo la Cassazione il superamento della data di scadenza non è necessario per determinare un cattivo alimento. Ben si può mangiare una patatina fritta, un pacco di pasta o anche una confezione di formaggio se la scadenza è già sopraggiunta. L’importante è che l’alimento non sia stantio, degradato o deteriorato.

 

In generale, la messa in vendita di prodotti scaduti di validità integra un reato, anzi un reato particolarmente grave, trattandosi di delitto punito dal codice penale [2]. Ma ciò solo qualora sia concretamente dimostrato che la singola merce abbia perso le sue qualità specifiche: difatti il semplice superamento della data di scadenza dei prodotti alimentari non comporta, necessariamente, la perdita di genuinità degli stessi.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 13 luglio – 20 settembre 2016, n. 38841

Presidente Andreazza – Relatore Scarcella

Ritenuto in fatto

Con sentenza emessa in data 14/10/2015, depositata in data 28/10/2015, la Corte d’appello di Lecce, decidendo in sede di annullamento con rinvio disposto da questa Corte con la sentenza n. 29751/2014, in riforma della sentenza del Tribunale di Taranto dei 24/05/2013, appellata dall’imputato, dichiarava non do­versi procedere nei confronti di C.L. in ordine al reato di cui all’art. 5, lett. b), della legge n. 283 del 1962 (capo a), perché estinto per prescrizione, rideterminando per l’effetto la pena, in relazione al reato di cui all’art. 516 cod. pen. (capo b), la pena in gg. 20 di reclusione, confermando nel resto l’appellata sentenza che lo aveva riconosciuto responsabile per fatti commessi in data 8/02/2009.

Ha proposto ricorso C.L. a mezzo del difensore fiduciario – cas­sazionista, impugnando la sentenza predetta con cui deduce un unico motivo, di seguito enunciato nei limiti strettamente necessari per la motivazione ex art. 173 disp. att. cod. proc. pen..

2.1. Deduce, con tale unico motivo, il vizio di cui all’art. 606, lett. b) ed e), cod. proc. pen., in relazione all’art. 516 cod. pen. e correlato vizio di

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[1] Cass. sent. n. 38841/2016 del 13.09.2016.

[2] Art. 516 cod. pen.

 


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