Termine lungo impugnazione sentenza: risposta delle Sezioni unite
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5 Ott 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Termine lungo impugnazione sentenza: risposta delle Sezioni unite

Deposito e pubblicazione della sentenza devono coincidere ma, se non coincidono, il termine lungo di impugnazione decorre dal momento in cui la sentenza è divenuta conoscibile con l’inserimento nel registro cronologico.

 

In caso di sentenza civile non notificata, da quale giorno decorre il termine lungo di sei mesi per l’impugnazione? In calce alla sentenza il cancelliere ha apposto una doppia data: il termine decorre dalla data di deposito o da quella di pubblicazione della sentenza?

 

La risposta definitiva, dopo vari contrasti interpretativi, è contenuta in una recentissima sentenza delle Sezioni Unite [1] che ha affermato il seguente principio di diritto:

Il deposito e la pubblicazione della sentenza coincidono e si realizzano nel momento in cui il deposito ufficiale in cancelleria determina l’inserimento della sentenza nell’elenco cronologico con attribuzione del relativo numero identificativo e conseguente possibilità per gli interessati di venirne a conoscenza e richiederne copia autentica. Da tale momento la sentenza “esiste” a tutti gli effetti e comincia a decorrere il cosiddetto termine lungo per la sua impugnazione.

 

Nel caso in cui risulti realizzata una impropria scissione tra i momenti di deposito e pubblicazione, attraverso l’apposizione in calce alla sentenza di due diverse date, il giudice deve accertare [2], il momento di decorrenza del termine d’impugnazione, cioè il momento in cui la sentenza è divenuta conoscibile attraverso il deposito ufficiale in cancelleria comportante l’inserimento di essa nell’elenco cronologico delle sentenze e l’attribuzione del relativo numero identificativo.

 

 

Contrasto sul dies a quo del termine lungo di impugnazione

Il dubbio interpretativo sorge a causa della frequente apposizione sulle sentenze civili di una doppia data, l’una di pubblicazione, l’altra di deposito in cancelleria.

Tale questione si è posta frequentemente nel tempo, sotto diversi profili, dando origine ad una copiosa e non univoca giurisprudenza di legittimità che ha reso necessario l’intervento delle Sezioni unite (già il secondo nel giro di pochi anni).

 

La maggioranza della giurisprudenza di legittimità ha identificato il “deposito” come il momento di perfezionamento, efficacia, esistenza, irretrattabilità della sentenza, dal quale cominciano a decorrere i termini per la proposizione di eventuali impugnazioni. Il momento del deposito è quello in cui è determinante l’intervento del giudice, con la conseguenza che l’eventuale apposizione da parte del cancelliere di una data ulteriore e successiva non potrebbe giammai incidere su di un fatto (l’avvenuto deposito) già verificatosi.

 

Nel 2012 le Sezioni unite [3] hanno ritenuto che:

 

– le norme che disciplinano il deposito della sentenza attribuiscono al giudice la responsabilità di stabilire il momento di compimento dell’attività giurisdizionale e non lasciano al cancelliere alcuna discrezionalità in ordine al momento in cui darne atto;

 

–  il procedimento di pubblicazione della sentenza si compie con la certificazione del deposito mediante l’apposizione in calce alla sentenza della data di esso e della firma del cancelliere;

 

– deposito e pubblicazione devono essere contemporanei alla data di consegna ufficiale della sentenza al cancelliere da parte del giudice, dovendo perciò escludersi che il cancelliere possa attestare che una sentenza, già pubblicata per effetto del suo deposito debitamente certificato, venga pubblicata in una data successiva;

 

– conseguentemente, se sulla sentenza sono apposte due date, delle quali la prima venga indicata come data di deposito, tutti gli effetti giuridici derivanti dalla pubblicazione della sentenza decorrono da questa data.

 

Tale orientamento però non è risultato, per alcuni, idoneo a garantire l’effettività del diritto di impugnazione. Dalla lettura coordinata dei passaggi sopra riportati si deduce infatti che, ai fini della decorrenza del termine di impugnazione, sarebbe sufficiente il mero deposito della sentenza attestato dal cancelliere, ben potendo ogni ulteriore adempimento intervenire successivamente, senza necessità che il termine cominci a decorrere da quando la parte abbia effettiva possibilità di conoscenza dell’avvenuto deposito.

 

Del contrasto interpretativo e dei dubbi di effettività del diritto di difesa è stata investita anche la Corte Costituzionale [4]. Quest’ultima ha ritenuto che:

 

–  la separazione temporale dei due passaggi in cui si articola la procedura di pubblicazione della sentenza (deposito da parte del giudice e presa d’atto del cancelliere), comprovata dall’apposizione di date differenti, costituisce una patologia gravemente incidente sulle situazioni giuridiche degli interessati, riflettendo il tardivo adempimento delle operazioni di cancelleria (tra le quali, l’inserimento nell’elenco cronologico delle sentenze, con l’attribuzione del relativo numero identificativo) previste dal codice e dalle disposizioni sul processo telematico;

 

– solo con il compimento delle operazioni prescritte dalla legge può dirsi realizzata la pubblicità della sentenza che attribuisce alle parti il potere di prendere visione degli atti pubblicati e di estrarne copia;

 

–  alla luce di un’interpretazione costituzionalmente orientata, la data apposta dal cancelliere, per poter costituire dies a quo del termine per l’impugnazione, deve essere conoscibile. Dunque, in presenza di una seconda data, la conoscibilità deve ritenersi realizzata esclusivamente in corrispondenza della seconda data.

 

 

Sezioni Unite 2016: deposito e pubblicazione devono coincidere

Le Sezioni Unite tentano oggi di risolvere definitivamente il contrasto interpretativo, avendo riguardo ai principi espressi dalla Corte Costituzionale e alla corretta lettura del dato normativo.

 

Il codice di procedura civile [5] prevede che «La sentenza è resa pubblica mediante deposito nella cancelleria del giudice che l’ha pronunciata. Il cancelliere dà atto del deposito in calce alla sentenza e vi appone la data e la firma, ed entro cinque giorni, mediante biglietto contenente il dispositivo, ne dà notizia alle parti che si sono costituite».

 

Nella norma in esame, la pubblicazione non è un’attività diversa dal deposito, ma si identifica con esso, essendo il deposito l’atto per mezzo del quale la sentenza è resa pubblica.

 

L’identificazione del deposito come atto attraverso il quale si realizza la pubblicazione della sentenza e a partire dal quale si determinano una serie di importanti conseguenze (tra le quali la decorrenza dei termini di impugnazione e di quelli, speculari, di formazione del giudicato), risulta funzionale alla necessità che tali conseguenze siano collegabili ad un atto di volizione del giudice, il quale, ritenuta la sentenza completa, la rende definitiva ed irretrattabile depositandola in cancelleria.

 

Non resta pertanto che accertare in cosa deve consistere in concreto l’attività di deposito. I giudici sottolineano che è l’inserimento nell’elenco cronologico delle sentenze il “mezzo” attraverso il quale si realizza ufficialmente il “deposito in cancelleria” della sentenza e, al contempo, la pubblicità necessaria alla conoscibilità della stessa.

 

La coincidenza strumentale tra deposito e pubblicazione comporta la necessità che le attività di deposito (consegna della sentenza in cancelleria da parte del giudice e recepimento di essa da parte del cancelliere mediante inserimento nell’elenco cronologico e relativa attestazione) intervengano senza soluzione di continuità. Se anche situazioni contingenti non lo rendessero possibile, le suddette operazioni dovrebbero tuttavia sempre essere completate in breve tempo.

 

Dunque, a partire dal deposito, deve essere assicurata (se non la conoscenza, di certo) la conoscibilità della sentenza, nel senso che il difensore, con la diligenza dovuta, recandosi periodicamente in cancelleria per informarsi sull’esito di una causa della quale conosce la data di deliberazione, potrebbe, a partire dal momento del deposito, stante l’annotazione nell’elenco cronologico, venirne a conoscenza ed estrarne copia.

 

Fatta chiarezza su che cosa deve intendersi per deposito della sentenza e a quali precise attività del giudice e del cancelliere esso deve corrispondere, è da ritenersi risolto anche il problema delle conseguenze rivenienti dall’apposizione di una doppia data (di deposito e di pubblicazione) in calce alla sentenza.

 

Se infatti l’apposizione da parte del cancelliere di un’unica data impone di ritenere fino a querela di falso che la sentenza è “venuta ad esistenza” in quella data, l’apposizione di due date comporta la necessità di individuare il momento di effettivo deposito/pubblicazione della sentenza.

 

L’apposizione della doppia data è sintomatica di una situazione gravemente disfunzionale che, secondo la Cassazione «nel migliore dei casi, testimonia disorganizzazione, ignavia ed ignoranza». In questa ipotesi, per individuare il dies a quo di decorrenza del termine di impugnazione, occorre guardare al momento in cui la sentenza è divenuta conoscibile attraverso il deposito ufficiale in cancelleria e quindi l’inserimento di essa nell’elenco cronologico delle sentenze e l’attribuzione del relativo numero identificativo.

 


La sentenza

Corte di Cassazione, Sezione Unite civile
Sentenza 22 settembre 2016, n. 18569

RITENUTO IN DIRITTO

1. E’ prioritaria la verifica della tempestività del ricorso, pertanto va innanzitutto affrontata la questione in ordine alla quale si e’ evidenziato il contrasto che ha determinato l’assegnazione del ricorso a queste sezioni unite.

In proposito occorre precisare: che la sentenza impugnata non risulta notificata; che essa, come sopra evidenziato, reca in calce due annotazioni riportanti ciascuna una data, la prima delle quali (28.10.2007) indicata come data di deposito e l’altra (28 maggio 2008) come data di pubblicazione; che le suddette annotazioni sono entrambe sottoscritte dal cancelliere; che, infine, il ricorso risulta notificato al Ministero dell’Economia e delle Finanze con consegna a mani dell’impiegata incaricata presso l’Avvocatura Generale dello Stato il 13 luglio 2009, e consegnato in pari data all’Ufficio notifiche della Corte d’Appello di Roma per la notifica al Comune di Reggio Calabria, effettuata a mezzo posta.

I dati sopra esposti rendono evidente che nella specie la notifica del ricorso puo’ ritenersi tempestiva, siccome effettuata

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[1] Cass. S.U. sent. n. 18569 del 22.09.2016.

[2] L’accertamento deve avvenire “attraverso un’istruttoria documentale o, in mancanza, il ricorso, se del caso, alla presunzione semplice ovvero, in ultima analisi, alla regola di giudizio di cui all’articolo 2697 c.c., alla stregua della quale spetta all’impugnante provare la tempestività della propria impugnazione”.

[3] Cass. S.U. sent. n. 13794/2012.

[4] Corte Cost. sent. n. 3/2015.

[5] Art. 133 cod. proc. civ.

 


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