L’Amministratore versa le quote sul conto condominiale
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6 Ott 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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L’Amministratore versa le quote sul conto condominiale

Amministratore e quote condominiali: obbligo di riscossione. L’incasso delle quote deve avvenire solo sul conto corrente condominiale. Responsabilità.

 

In tutti gli edifici italiani, la figura professionale dell’amministratore di condominio assume un ruolo determinante e centrale. Egli, infatti, ha il compito dovere di gestire la cosa comune, in nome e per conto dei proprietari delle singole unità immobiliari, che lo hanno nominato.

 

In un’altra pubblicazione – si può fare a meno dell’amministratore – abbiamo già affrontato la tematica sull’importanza dell’amministratore, sui compiti assunti dallo stesso, sulla necessità e l’opportunità di nominarlo, anche quando la legge non impone tale obbligo.

 

Ebbene, tra i compiti più scontati e che ognuno di noi conosce molto bene, c’è sicuramente quello della gestione del danaro comune. Essa è fondamentale per l’amministrazione dei beni condominiali, poiché un condominio “senza cassa” non potrebbe certamente pagare le forniture (acqua, luce, gasolio per il riscaldamento, ecc) nonché acquistare tutto quanto è necessario al fabbricato interessato.

 

In virtù della predetta mansione, l’amministratore deve incassare regolarmente ed obbligatoriamente le quote condominiali e versarle o farle confluire su un conto corrente condominiale, appositamente aperto e gestito nell’interesse comune.

 

 

L’amministratore è obbligato ad incassare le quote condominiali?

Assolutamente si. Se sono trascorsi sei mesi dalla chiusura dell’esercizio cioè dell’anno “finanziario” condominiale e c’è, ad esempio, un proprietario che non ha ancora pagato le quote condominiali previste nell’annualità predetta, l’amministratore è obbligato ad agire per il recupero forzato delle somme non riscosse [1].

 

Per eseguire questo compito, l’amministratore non ha necessità di avere l’autorizzazione dell’assemblea, ma deve soltanto fondare la propria iniziativa di recupero, sul deliberato assembleare in cui era prevista e decisa la spesa condominiale e le quote di riferimento (tra cui quella o quelle non pagate dal condomino moroso).

 

In presenza dei predetti presupposti, l’amministratore potrà ottenere un’ingiunzione di pagamento ai sensi di legge [2], provvisoriamente esecutiva. Ciò significa che il condomino moroso, pur potendo fare opposizione al decreto subito, dovrà, comunque pagare la somma ingiunta.

 

 

L’amministratore deve incassare le quote sul conto corrente condominiale?

Anche riguardo a questo argomento, ci troviamo di fronte ad un obbligo di legge. L’amministratore, infatti è tenuto ad aprire e poi gestire un conto corrente condominiale dove far confluire, in via esclusiva, le quote condominiali versate [3]. Non può pertanto incassare le stesse sul proprio conto corrente. Diversamente, si realizzerebbe un’indebita confusione del proprio patrimonio con quello condominiale, con conseguenze sia da un punto di vista civilistico che penale.

 

Infatti, il mancato rispetto del descritto dovere rappresenta una grave irregolarità, in presenza della quale, afferma la norma [4], l’amministratore può essere rimosso dall’incarico (revoca).

 

Inoltre, l’amministratore che fa versare le quote condominiali sul proprio conto corrente è altresì responsabile penalmente per il reato di appropriazione indebita [5]. Lo ha confermato una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione, la quale ha ribadito la configurabilità del predetto reato, nel momento in cui l’amministratore incassa sul proprio conto del danaro condominiale [6].

 

La Cassazione ha inoltre precisato:

– che l’eventuale restituzione delle somme, in un momento successivo all’incasso, non rileva per escludere la responsabilità dell’amministratore;

– che l’aver incassato le somme sul proprio conto corrente, allo scopo di ottenere delle condizioni economiche più favorevoli, non giustifica in alcun modo la condotta illecita dell’amministratore.


[1] Art. 1129, co. 9 cod. civ.

[2] Art. 633 cod. proc. civ.

[3] Art. 1129, co. 7 cod. civ.

[4] Art. 1129, co. 12, n. 3 cod. civ.

 


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