Causa vinta: come farsi rimborsare le spese dell’avvocato
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5 Ott 2016
 
L'autore
Carlos Arija Garcia
 


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Causa vinta: come farsi rimborsare le spese dell’avvocato

Chi perde un giudizio deve pagare le spese legali alla controparte. Se non lo fa, possono partire precetto e pignoramento per recuperarle.

 

Chi vince una causa, di norma, non deve pagare le spese legali del processo: il giudice, nella sua sentenza, condanna la parte soccombente, cioè quella che ha perso la causa, a rimborsare le spese, comprese quelle che la controparte ha già anticipato (se non lo facesse, la sentenza potrebbe essere impugnata perché viziata). Se ne deduce che chi ha vinto la causa ha diritto al rimborso. Ma come farsi rimborsare le spese dell’avvocato? Vediamo, intanto, cosa è tenuta a pagare la parte soccombente.

 

 

Causa vinta: rimborso delle spese dell’avvocato

Chi perde una causa deve pagare la sua parte, cioè tutte le spese che ha anticipato: dal contributo unificato (se la causa è stata avviata da lui) ad eventuali consulenze ai costi di registrazione della sentenza.

Deve, inoltre, rimborsare le spese di chi ha vinto la causa: il contributo unificato (se il vincitore è quello che ha avviato il giudizio), le spese dei notifica dell’atto introduttivo, eventuali anticipi versati alla consulenza tecnica (CTU) o ai consulenti del giudice, copie o certificati, ecc.

La parte soccombente deve, altresì, rimborsare le spese dell’avvocato alla parte vittoriosa. L’importo viene stabilito dal giudice nella sentenza (o decreto oppure ordinanza). Il cliente che ha vinto la causa deve solo sperare che la cifra decisa dal giudice sia uguale o inferiore a quella pattuita in privato con il suo avvocato: in caso contrario, la parte eccedente non potrà essere chiesta a chi ha perso la causa. Questo perché il criterio con cui un giudice determina l’importo per rimborsare le spese dell’avvocato si basa su delle apposite tabelle ministeriali.

Chi ha vinto la causa si vedrà rimborsare le spese direttamente dalla parte soccombente. E potrà, dunque, trattenere la cifra già pagata all’avvocato secondo i loro accordi. Il resto (se avanzano soldi) dovrà girarlo al suo legale.

Attenzione, però: l’avvocato può chiedere al giudice di farsi girare direttamente le spese dalla parte soccombente in caso di vittoria. E’ la cosiddetta “distrazione delle spese”. Chi perde, dovrà rimborsare le spese legali all’avvocato di controparte anziché al suo cliente. Il quale, comunque, dovrà pagare al suo legale l’onorario pattuito in privato all’avvio della causa se il difensore lo ritiene opportuno.

 

 

Come farsi rimborsare se la controparte non paga

C’è, però, un altro aspetto da considerare: se la parte soccombente non tira fuori i soldi per rimborsare le spese dell’avvocato della parte vincente, quest’ultima è tenuta comunque a pagare il suo legale. Dovrà attivarsi per costringere chi ha perso la causa ad aprire il portafoglio. Ma come farsi rimborsare?

Di norma, l’avvocato suggerisce al suo cliente di procedere in due tappe: prima con un precetto (altre spese, altri soldi a carico della parte soccombente) e poi, se nulla cambia, con il pignoramento.

Il precetto non è altro che una sorta di “ultimatum” a chi deve rimborsare le spese legali. Entro una certa scadenza (di norma 10 giorni, ma a volte anche una sola settimana) chi ha perso la causa deve corrispondere la somma dovuta secondo la sentenza del giudice, più, a questo punto, le spese del precetto.

Se la controparte insiste nel non rimborsare le spese dell’avvocato, può partire il pignoramento. Come a dire, se non me li dài con le buone, me li prendo con le cattive. Anche se non è così semplice come potrebbe sembrare.

 

 

Farsi rimborsare le spese legali con un pignoramento

Uno può pensare: “A causa vinta, farmi rimborsare le spese dell’avvocato per una cifra bassa non sarà un problema: di fronte ad un pignoramento, pagheranno per chiuderla lì”. Magari. Per crediti fino a circa 5.000 euro, la parte che ha vinto la causa deve sperare che chi ha perso abbia qualche oggetto di valore a casa e che qualcuno lo voglia acquistare all’asta, in modo da portare a casa qualche soldo. I beni pignorabili vengono identificati da un ufficiale giudiziario che, però, non potrà toccare cose come l’anello nuziale, il frigorifero o la stufa. Meglio un candelabro in oro o un cassettone dell’800. Il creditore può anche intraprendere la via del pignoramento di crediti presso terzi, ma in questo caso deve augurarsi che il debitore sia titolare di pensione o reddito da lavoratore autonomo o abbia un conto corrente a lui intestato. Bisogna sapere dove, però. Non è, comunque, impossibile.

Se il rimborso delle spese legali è, invece, elevato (ad esempio perché la causa vinta si è protratta troppo nel tempo) si passa al pignoramento di beni immobili che verranno, poi, messi all’asta dal Tribunale. Costa un po’, ma quasi sempre conviene.

Altre vie di uscita per farsi rimborsare le spese dell’avvocato non pagate: il pignoramento nei confronti del coniuge del debitore, nel caso quest’ultimo fosse sposato e vivesse in regime di comunione dei beni. Oppure, se la parte soccombente è una società, c’è la possibilità di presentare istanza di fallimento. Lunga e costosa anche questa. Ma, a volte, la sola presentazione dell’istanza convince la controparte a saldare il debito e a non pensarci più.


 


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