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Lo sai che? Pubblicato il 7 ottobre 2016

Lo sai che? Accertamenti: dopo l’Agenzia delle Entrate arriva l’Inps

> Lo sai che? Pubblicato il 7 ottobre 2016

Sui redditi omessi scattano controlli di Fisco e Inps per il pagamento dei contributi. Ma ci sono delle agevolazioni per i contribuenti che “collaborano”.

Non si scappa: se il reddito dichiarato è sbagliato per difetto, dopo l’accertamento dell’Agenzia delle Entrate bisognerà porre l’altra guancia all’Inps. Perché sui redditi omessi e/o evasi potrebbero essere dovuti anche dei contributi all’Istituto di previdenza sociale.

L’Inps lo spiega in una circolare in cui mette in chiaro gli effetti e le modalità in cui intende recuperare tali contributi [1]. Prima dell’Istituto, però, si muove l’Agenzia delle Entrate attraverso dei controlli in cui può rilevare una maggiore base imponibile rispetto a quella dichiarata dal contribuente. Il Fisco, poi, accertato il fatto che quella maggiore base imponibile è rilevante ai fini contributivi, chiede il conto all’interessato e trasmette i contributi omessi all’Inps. Se il contribuente non paga, viene iscritto a ruolo dall’Istituto in base a quanto notificato dall’Agenzia. Resta, comunque, la possibilità di chiarire l’esatto ammontare della cifra non dichiarata e, quindi, di ridimensionare quanto contestato dal Fisco: entro 60 giorni, infatti, è possibile presentare ricorso contro l’accertamento in commissione tributaria provinciale. Per quanto riguarda i contributi previdenziali, invece, vanno impugnati davanti al Tribunale del Lavoro.

Nella sua circolare, l’Inps definisce gli istituti tramite i quali arrivare alla definizione agevolata della pretesa. Tranne nel caso della mediazione, il contribuente può pagare in un’unica soluzione o a rate. Ma se salta una sola rata successiva alla prima, salta l’agevolazione e l’Inps emette l’avviso di addebito dell’intero importo residuo, più le sanzioni e gli interessi.

Vediamo, comunque, quali sono gli istituti previsti nella circolare dell’Inps.

Acquiescenza

Il contribuente non fa una piega: presta acquiescenza all’accertamento versando, entro il termine stabilito per il ricorso, quanto dovuto, sia per la maggiore imposta accertata, sia per i contributi previdenziali calcolati sul reddito. In che cosa consiste, allora, l’agevolazione? Nel fatto che non sono dovuti sanzioni e interessi, ma solo per la parte previdenziale.

Accertamento con adesione

L’accertamento disposto dal Fisco sul reddito del contribuente può essere fatto anche con adesione. Su quel reddito andranno calcolati i contributi previdenziali senza sanzioni né interessi. Ma c’è la possibilità che i contributi non siano dovuti: ciò succede nel caso la maggiore base imponibile riscontrata venga annullata integralmente per un’eventuale compensazione con perdite precedenti richieste dal contribuente.

Mediazione

Si evitano sanzioni e interessi sui contributi previdenziali anche nel caso in cui si raggiunga un accordo tra Agenzia delle Entrate e contribuente in sede di reclamo attraverso la mediazione. Il Fisco provvede a liquidare i contributi dandone comunicazione all’Inps.

Conciliazione

L’accordo tra Fisco e contribuente può avvenire anche in sede di contenzioso, in cui vengono indicate le somme dovute a titolo di imposta, sanzioni e interessi. Qui c’è poco da sperare: i contributi previdenziali vengono ricalcolati sulla nuova base imponibili e sono previste sanzioni e interessi.

Accertamenti Inps: la prescrizione

La prescrizione per i contributi previdenziali e di assistenza sociale dovuti scatta dopo i 5 anni [2]. Per i contributi del fondo pensioni lavoratori dipendenti e delle altre gestioni obbligatorie, inclusi i contributi di solidarietà, scatta, invece, dopo 10 anni. La prescrizione, però, può essere interrotta in quel lasso di tempo dall’Inps, se l’Istituto presenta la notifica di una comunicazione con cui sollecita il pagamento dei contributi dovuti.

La stessa interruzione può essere operata dall’Agenzia delle Entrate. Se i contributi si determinano durante il controllo o la riscossione del modello Unico presentato dal contribuente, si può parlare di un accertamento comune ad Agenzia delle Entrate e all’Inps. Ciò significa che l’atto impositivo emesso dal Fisco che contiene anche la pretesa dei contributi non versati può interrompere la prescrizione se presentato al contribuente entro i 5 anni previsti dalla legge [3]. Per dirla in parole povere: se non ci arriva l’Inps e ci arriva prima l’Agenzia delle Entrate, gli effetti sull’interruzione della prescrizione sono gli stessi. E sul contribuente pure.

L’Agenzia può, però, prendersela con più comodo per svolgere i suoi accertamenti. Avrà un anno in più per farlo, grazie a quanto disposto dalla Legge di Stabilità 2016: non più entro il 31 dicembre del quarto anno ma entro il 31 dicembre del quinto anno da quello in cui è stata presentata la dichiarazione. E non più entro il quinto anno ma entro il settimo anno per quanto riguarda l’ommessa dichiarazione di accertamento.

note

[1] Circ. Inps n. 140/2016.

[2] Art. 3, co. 9, legge 335/1995.

[3] Cass. Sent. 17769/2015.

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